La spesa durante la pandemia: cosa abbiamo comprato finora?

E' più facile chiedere udienza al papa che trovare uno slot libero per la spesa online

spesa durante la pandemia
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Vi ricordate la colazione al bar? O quando facevamo la spesa più volte a settimana? E poi magari passavamo dal super sotto casa velocemente perché ci eravamo concessi il lusso di dimenticarci qualcosa? Vi ricordate quando ci imponevamo di mangiare cibi biologici e salutari? Ecco, è stato tanto tempo fa. 

Secondo il rapporto della Federazione Italiana Pubblici Esercizi, nel 2019 le famiglie hanno mangiato fuori nel 36% delle occasioni, con un trend in crescita anno dopo anno, dal 2008, iniettando nella ristorazione 4,9 miliardi di euro in più e sottraendo circa 8,6 miliardi ai consumi alimentari domestici in dieci anni.



Vi ricordate l’All you can eat?

La colazione e il pranzo i pasti consumati fuori nella maggior parte dei casi. Nel 2018, solo un terzo degli intervistati aveva dichiarato di cucinare tutti i giorni a pranzo, mentre poco più della metà si metteva ai fornelli almeno a cena, con un’operazione che durava in media 37 minuti. Il resto, probabilmente, si affidava alla consegna di cibo a domicilio, che nel 2018 aveva visto un balzo del 69% di fatturato in più, rispetto al 2017.



Già dal 2016, un rapporto Nielsen aveva evidenziato un calo del 5,3% nell’acquisto dei prodotti base rispetto all’anno precedente. Sempre meno persone compravano i cosiddetti “prodotti base”, come uova, farina, latte e burro. Particolarmente esemplificativo il trend dei pomodori pelati. Negli anni Ottanta occupavano la metà degli acquisti di prodotti lavorati, ma nel 2016 erano stati relegati a un misero 10%, a favore dei sughi pronti. Grande crescita per tramezzini e zuppe pronte, interessati rispettivamente da un aumento del 30 e del 40 per cento.

Avete cercato le istruzioni del forno?

Da metà febbraio, però, queste statistiche sono state spazzate via e hanno fatto spazio a nuovi trend, imposti dalle chiusure. Bar e ristoranti consegnano solo a domicilio, le mense scolastiche e aziendali sono chiuse, ma il 60% degli occupati italiani ha continuato a lavorare, anche da casa. Coloro che non avevano mai acceso il fornello hanno scoperto le gioie della panificazione. Secondo l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, dal 16 febbraio al 15 marzo, nella grande distribuzione,  cioè nei supermercati con un’area maggiore di 200 metri quadrati, gli italiani hanno speso 750 milioni di euro in più per la spesa durante la pandemia, rispetto allo stesso periodo del 2019. Ancora timidi i segnali dalla ristorazione: solo il 15% si è organizzato per fare consegne a domicilio.  Tra le persone che non avevano mai sperimentato il brivido della consegna a domicilio, una su 10 ha deciso di provarlo durante la pandemia. Non troppa adrenalina, però: il cibo più ordinato è sempre la pizza, nel 68% dei casi.

Dateci la farina e nessuno si farà del male

La spesa durante la pandemia è stata un’esperienza segnante. Nelle prime tre settimane di lockdown, i carrelli si sono riempiti prevalentemente di beni di prima necessità e non deperibili. Burro, zucchero, riso, pasta, farina e pelati sono andati per la maggiore. Nel periodo successivo,ci è probabilmente preso il pallino delle torte, con un aumento nell’acquisto di farina, lievito e uova.

Dal 28 febbraio al 28 marzo, ad esempio, gli utenti che hanno cercato su Google “Giallo Zafferano”, il celebre portale dedicato alle ricette, sono più che triplicati. 





Abbiamo fatto grandi scorte di latte UHT a lunga conservazione (+62 per cento), di pasta (+65 per cento), di farina (+185 per cento), di uova (+59,6 per cento), di burro, (+71,9 per cento), di riso (+71,2 per cento) e conserve rosse (+82,2 per cento).

Addio bio, è stato bello

Anche alcuni tipi di comfort food, quelli che appunto ci tirano su il morale con il loro contenuto calorico, sono andati particolarmente forte nella spesa durante la pandemia. Le creme spalmabili e la pizza surgelata sono volate ben oltre il 50% rispetto agli acquisti del 2019.

Poi, forse, ci siamo dati una leggera regolata. Nella settimana successiva le vendite dei grandi supermercati hanno continuato a evidenziare una crescita, ma non così intensa. Particolarmente richiesta, è risultata essere la camomilla, che ha registrato un’impennata del 76,3% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Ti va un po’ di spesa online solo io e te?

In molti hanno tentato la strada dell’acquisto online. Tentato, perché è stato impossibile trovare uno slot per la consegna della spesa su parecchie piattaforme. Nell’ultima settimana di febbraio, gli acquisti online hanno visto un aumento dell’81%, mentre sono arrivati al 97% nella seconda settimana di marzo.  Nel nostro Paese, il mercato alimentare online vale il 2% del totale. Sul fatturato di Esselunga copre il 4%, ma nella prima settimana di marzo, il 20% degli acquisti è avvenuto tramite il web. Impossibilitati a trovare qualcuno che portasse la spesa a casa durante la pandemia, i consumatori hanno cercato il supporto delle società di food delivery. Uber Eats, proprio per questo, ha implementato il servizio di spesa online. Supermercati e negozi di generi alimentari che hanno deciso di appoggiarsi alla piattaforma sono triplicati.

“Moriremo? Ma non di fame”

Non solo voglia di cucinare, ma forse anche di risparmiare e di proteggersi. Magari di tenere impegnati i figli, preparando una torta insieme, o di ingannare la solitudine, dandosi alla pizza, e sperimentare in libertà, visto che tanto, per gli invitati a cena, bisognerà attendere ancora un po’.  O anche di tirarsi su di morale, con cibo non proprio salutare, ché la vita è già abbastanza dura. E poi cercare di dormire tranquilli, con il 76 di camomilla in più distribuita democraticamente nelle credenze di tutto lo Stivale.

Da sabato 14 marzo e per ogni sabato seguente, da Aosta a Siracusa, l’Italia ha cercato su Google “ricetta pizza”.

Elisa Ghidini 

 

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