“Lo spregio”: il racconto di Alessandro Zaccuri

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In libreria il noir biblico di Alessandro Zaccuri.

Il libro di Alessandro Zaccuri
Il noir biblico di Alessandro Zaccuri

L’Angelo contro San Michele.
Sfida e punizione in Lucifero che si ribella a Dio e viene sconfitto da San Michele, sfida e punizione, la ubris viene  condannata dagli antichi greci alla Bibbia.

Come nei miti Aracne viene punita per aver sfidato la dea Atena, così sullo sfondo nero di una valle ai confini dell’Italia la tragedia si consuma senza scampo.
Una scrittura essenziale con il verbo messo a chiusura della frase, a volte, con una narrazione che, non so perché, mi ha ricordato lo stile ed i luoghi di Giorgio Scerbanenco, la locanda de “I garganelli al ragù della Linina” di Carlo Lucarelli,  e poi un’ansia terribile, una lettura che non lascia spazi, chiusa com’è sull’errore inconsapevole, sulle conseguenze di gesti che sembrano insignificanti.
Zaccuri ha costruito con perfetta sincronia un orologio che scandisce il tempo ai personaggi, e alla fine del racconto resta una tristezza e un rammarico. Quel senso di inevitabile quando sbagliamo anche noi qualcosa, vorremmo rimediare e non riusciamo. Se qualcosa si rompe si rompe per sempre, sembra il monito che Zaccuri ci dà, consegnandoci un racconto dove il vivere è sempre una complicazione, malgrado le regole.

Ho abitato in quella trattoria ai confini con la Svizzera, ho visto l’arrivo di uomini mandati fin laggiù con provvedimenti giudiziari oppure per mutazione sociologica, sono stata spettatrice di una istantanea, di sequenze veloci. Ogni fatto avveniva corto, si tagliava ed era impossibile ricomporlo. Impossibile ricomporre il primo frantumarsi dell’immagine paterna, e siamo a scuola, in una terza media, in quel momento di passaggio in cui sveliamo i genitori e qui Vito, il compagno di scuola, scompone il mito di Angelo in risposta ad una offerta quasi spavalda di un caffè. I due padri, quello di Angelo e quello di Vito, si fronteggiano nelle parole dei figli e Angelo non sarà più uguale.

Ci vuole veramente pochissimo a cambiare un individuo e dirottarlo verso la discesa, verso il vuoto. Basta che si perda il riferimento, basta che si cessi di stimare il nostro idolo, in questo caso il padre. Una trattoria, il cibo, i tavoli e un caffè. Una donna, che non è la vera mamma, vista nell’unica cosa che non doveva fare, cioè riferire al padre una confidenza del figlio. Eh no, mi sono trovata io a gridare quando lei, accarezzando i capelli al ragazzino, si fa confessare quel che era successo a scuola. Ho ancora un respiro pesante, il respiro della tragicità,  come se la cupezza avesse raggiunto casa e mi impedisse di alleggerire gli altri avvenimenti che non vi racconterò per non togliervi la suspense e il piacere di scoprire da soli il meccanismo dell’orologio. Il ticchettio che sentirete quando capirete che il tempo è scaduto.

Alessandro Zaccuri in libreria, forse il colore noir è improprio, più proprio il colore del ferro, come nella statua di Lucifero, in copertina.   

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