Srebrenica: il governo montenegrino vieta la negazione del genocidio

Il Montenegro si scaglia contro il negazionismo del genocidio di Srebrenica: è tempesta politica

Nel luglio del 1995 “Meravigliosa creatura” suonava in ogni radio italiana facendo vibrare l’aria di gioia e spensieratezza. Negli stessi giorni, il Festival Bar riempiva le piazze italiane donando un senso di festa ed euforia.
Diversamente, a poco più di 1000 chilometri da Rimini, le lancette degli orologi scorrevano pesanti, inesorabili.
Era l’11 luglio 1995: al di là dell’Adriatico, il mattatoio di Srebrenica.

Il massacro di Srebrenica

La piccola Srebrenica è stata teatro per circa due anni di una delle fasi più acute della guerra di Bosnia-Erzegovina (1992-1995). Nel 1995 essa formava un’enclave bosniaca in territorio serbo, successivamente dichiarata dall’ONU “zona protetta”.
L’11 luglio 1995, le forze serbo-bosniache guidate dal generale Ratko Mladic penetravano Srebrenica perpetrando quello che è stato definito da Paolo Rumiz

“Il peggior genocidio sul suolo europeo dalla fine della Seconda Guerra mondiale”

il tutto sotto gli occhi impotenti dei caschi blu olandesi.
Si è trattato di un vero e proprio massacro, per un totale di 8372 vittime, tra civili e uomini musulmani.
20 mila sono stati gli anziani, le donne e i bambini deportati.
62 è il numero dei cittadini serbi di Bosnia successivamente condannati per crimini di guerra, tra i quali genocidio, sterminio, persecuzione e trattamento disumano.

La risoluzione

Ma si sa, il tempo è galantuomo.
Il 17 giugno 2021, dopo 26 anni e svariati tentativi di dialogo sulla questione tra i governi di Serbia e Montenegro, quest’ultimo ha adottato una risoluzione per riconoscere il genocidio di Srebrenica e vietare la sua negazione. Sarà l’11 luglio la Giornata della Memoria che nel Paese ogni anno segnerà il ricordo di tutte le vittime.
Ma non finisce qui.
La presa di posizione di Podgorica ha investito anche il ministro della giustizia Vladimir Leposavić, destituito contestualmente all’adozione della risoluzione. Egli aveva infatti manifestato nei mesi scorsi seri dubbi su quanto accaduto a Srebrenica.

La crisi politica ed istituzionale

Gli interventi del governo montenegrino intorno al genocidio, tuttavia, non hanno realizzato gli obiettivi di giustizia e di rafforzamento della pace auspicati.
Hanno scaraventato al contrario il Paese in una seria crisi politica sia dal punto di vista interno sia dei rapporti con la Serbia, dalla quale il Montenegro ha ottenuto l’indipendenza nel 2006.
Sul piano interno, il Fronte Democratico, principale forza filo-serba nel Paese, ha fortemente osteggiato la risoluzione. FD ha sostenuto i dubbi dell’ex ministro della giustizia Leposavić  e ha chiesto a gran voce la formazione di un nuovo esecutivo o il ritorno alle urne.
Dalla Serbia, dura la reazione del Presidente della Repubblica Aleksandar Vučić che ha riconosciuto nella risoluzione un atto ostile agli interessi vitali del popolo serbo.
Immediata è stata la smentita del ministro degli esteri montenegrino Djordje Radulovic che ha dichiarato quanto non esistano “popoli genocidi” ma, al contrario, solo individui responsabili.

Ed è proprio responsabilità la parola chiave.
Di chi ha commesso atrocità, di chi è rimasto per ricordare.

Giada Mulè

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