Stanlio e Ollio: il biopic affettuoso

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1953: dopo quasi vent’anni dal loro momento d’oro, Stanlio (Steve Coogan) ed Ollio (John C. Reilly) ripiegano su una tournée teatrale in Inghilterra e Irlanda. Entrambi soffrono il peso dell’età, aggravato dall’alcolismo, dal diabete per il primo e problemi di pressione per il secondo.

Stan è quello che spera di più, tra i due, di poter tornare ai good old times e sogna da anni di poter realizzare un progetto su un film comico che non verrà mai realizzato. Col suo vecchio collega il rapporto è ancora denso di affetto ma incrinato: nel ’37, quando avevano potuto liberarsi dal contratto col produttore Hal Roach, Oliver non lo aveva seguito.

Il viaggio nel Regno Unito servirà ai due per riscoprire la loro amicizia, accompagnati da un duo altrettanto carismatico: quello delle loro mogli.

Il film di John S. Baird è stato presentato lo scorso ottobre a Roma, durante la Festa del Cinema raccogliendo applausi assai sentiti, non a torto. Il regista si è affidato a due personaggi che già avevano lavorato al film Philomena di Stephen Frears: Coogan cui è riservato il ruolo di Stanlio e Jeff Pope in veste di sceneggiatore.




Nella sua struttura di biopic, il film riesce per l’equilibrio all’interno di una struttura tradizionale. Brilla per la capacità di mettere in scena due personaggi conosciutissimi senza scadere nel derivativo, per la delicatezza con cui espone la vita privata dei due.

Il controllo mimico dei due protagonisti è funzionale in massimo grado nel rendere il duo di amici e comici nelle sue sfaccettature emotive, nell’affetto che spesso è piegato da ferite passate o esigenze pratiche. Come contraltari, consiglieri e protagoniste by the backdoor al contempo, le due mogli brillano non meno dei due attori principali.

Parliamo, in questo caso, di attrici d’esperienza: Nina Arianda, che interpreta con accento russo e grande simpatia Ida Laurel, è una broadwayana vincitrice nel 2012 del Tony Award; Shirley Henderson, duttile attrice scozzese, dà corpo a Lucille Hardy con un brio eccellente in chiave bassa.

Questo quartetto è aiutato da una sceneggiatura intelligente e da una regia semplice, al loro servizio. Ancor più che un film su una coppia di amici, è quasi un film sull’amicizia, senza grandi pretese se non quella di raccontare un rapporto.

Antonio Canzoniere

 

 

 

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