Stati Uniti e Cina: scontri geopolitici all’Assemblea Generale dell’OMS

La conferenza, che quest’anno si è tenuta online per via del virus, ha avuto una grande protagonista: la Cina.   

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Il Quotidiano del Popolo (人民日报 Rénmín Rìbào), quotidiano della Repubblica Popolare Cinese, nonché organo del Partito Comunista Cinese, ieri riportava in prima pagina il messaggio del Presidente Xi Jinping alla 73° Assemblea dell’OMS. La conferenza, che quest’anno si è tenuta online per via del virus, ha avuto una grande protagonista: la Cina.   





La 73° Assemblea Generale dell’OMS

Come ogni anno si è svolta l’Assemblea Generale dell’OMS. La 73° edizione è iniziata il 18 maggio e si è rivelata più complessa che in passato, soprattutto a causa di due attori principali: gli Stati Uniti e la Cina. I problemi non sono pochi, a partire dalla minaccia del Presidente Donald Trump di un taglio di fondi all’OMS, lo scontro sulla presenza di Taiwan come osservatore, e le tensioni globali.

In mezzo a questi scontri, l’argomento più battuto è la risoluzione, appoggiata da 120 governi (tra cui gli Stati Uniti, 27 nazioni europee e la Russia), che richiede all’OMS di iniziare un’inchiesta indipendente per chiarire alcuni aspetti riguardo le origini e la gestione del Covid-19 nel mondo. Nel testo presentato alla conferenza non si cita la Cina né Wuhan, ma i rifermenti a Pechino sono ben noti.

La risposta cinese

La risposta di Pechino non si è fatta attendere. Il Presidente Xi ha dichiarato di essere favorevole all’inchiesta, seppur con delle limitazioni, ma solo al termine dell’emergenza sanitaria globale. Nell’ottica della Via della Seta Sanitaria, Xi ha aggiunto che la Cina stanzierà 2 miliardi di dollari nel prossimo biennio per contribuire alla lotta contro il Covid-19. Il Presidente Xi ha anche rivolto una menzione speciale ai Paesi africani, elementi fondamentali del progetto della Via della Seta, che si trovano a fronteggiare il Covid-19 in una posizione svantaggiata.

Pechino ha infine contrastato con forza la votazione per l’ammissione di Taiwan all’Assemblea come membro osservatore. Taiwan ha goduto di questo ruolo speciale fino al 2016, e molti stati hanno richiesto la riammissione di Taipei in seguito al modello esemplare di contenimento dell’epidemia.

L’OMS guidata da Tedros

L’OMS è stata istituita dall’ONU nel 1948 con funzione di vigilanza sanitaria a livello mondiale. A oggi, l’Organizzazione conta 194 Paesi membri che contribuiscono a finanziare l’OMS con contributi fissi calcolati sul loro PIL e contributi volontari. Inoltre, negli ultimi anni, molti soggetti privati hanno iniziato a finanziare l’OMS.

Il totale del bilancio biennale dell’OMS è di circa 6 miliardi di dollari. Al momento il maggior contribuente sono gli Stati Uniti, che nel biennio 2018-2019 hanno contribuito con oltre 800 milioni di dollari. Il maggior contribuente privato è la fondazione Bill e Melinda Gates con oltre 600 milioni. La Cina, nello stesso periodo, ha versato “solamente” 86 milioni di dollari, circa un decimo rispetto al budget statunitense. Nell’ultimo periodo, però, il Presidente Trump ha minacciato un taglio di fondi a causa di quello che lui denuncia essere uno squilibrio di potere di influenza.

Il nuovo Direttore Generale Tedros Adhanom Ghebreyesus è stato eletto nel 2017. Dallo scoppio della pandemia, l’amministrazione Trump lo ha accusato di essere un fantoccio in mano alla Cina. Le critiche di Washington potrebbero non essere del tutto infondate se si guarda alla storia di Tedros.

Prima di essere eletto a Direttore Generale, Tedros aveva ricoperto l’incarico di Ministro della sanità e Ministro degli esteri etiope. Il suo operato come Ministro della sanità aveva portato a una forte diminuzione della mortalità infantile. Ma  era stato anche accusato di aver insabbiato diverse epidemie di colera. Mentre Tedros ricopriva il ruolo di Ministro degli esteri, la Cina diventa il maggior partner commerciale dell’Etiopia riuscendo ad aumentare i suoi investimenti nel Paese africano. Per ripagarlo, la Cina ha fortemente sostenuto la sua elezione a Direttore Generale dell’OMS.  

Stati Uniti e Cina: la tattica del “Blame game”

Probabilmente il periodo del Covid-19 verrà ricordato come il periodo che ha sancito l’inizio della guerra fredda tra Stati Uniti e Cina, anche se le tensioni tra i due governi si protraggono da tempo. Risale al 2017 la costruzione di basi militari nel Mar Cinese del Sud da parte di Pechino. A seguito dell’elezione del Presidente Trump, Washington ha iniziato la nota guerra commerciale.

Certo è che il Covid-19 ha contribuito a esacerbare le tensioni tra Stati Uniti e Cina attraverso un “blame game”, un gioco di scaricamento delle colpe, iniziato dagli Stati Uniti. Non sono nuove le accuse del Presidente Trump al governo cinese riguardo alla creazione di un virus in laboratorio o le richieste di risarcimento per i danni dovuti al coronavirus, dimenticandosi del principio dell’immunità sovrana.

A sua volta, la Cina, in particolare Zhao Lijian, portavoce del ministero degli Esteri cinese, ha sollevato l’idea che il virus sia nato negli Stati Uniti. Oltre agli attacchi diretti al nemico statunitense, Pechino ha anche usato toni piuttosto aggressivi per riferirsi a rappresentanti di altri governi quando questi hanno richiesto indagini o hanno criticato le misure di contenimento cinesi. Questo atteggiamento non ha giovato alla Cina, anzi spesso è stato il motivo che ha accresciuto i sentimenti anticinesi nell’opinione pubblica.

Lo spettro della non inchiesta

L’avvio di un’inchiesta sicuramente rappresenterà un’offesa per i movimenti nazionalisti cinesi. Al momento, però, l’OMS ha rimandato l’indagine a un futuro non specificato, elemento che non conferisce alcuna concretezza all’avvio delle indagini. Fino a che l’OMS non darà il via l’inchiesta, è probabile che l’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Cina continui e, verosimilmente, una non inchiesta danneggerà maggiormente l’immagine che Pechino cerca di vendere di sé piuttosto che la scoperta di una cattiva gestione del virus.

Noemi Rebecca Capelli

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