Stato-Mafia, l’ex ministro Calogero Mannino rischia condanna a 9 anni

Secondo la Procura generale, il politico sarebbe stato il motore della Trattativa

La locuzione “Trattativa Stato-Mafia” fa riferimento a una serie di accordi tra funzionari statali e cosche mafiose che avrebbe messo fine alla “stagione stragista” nei primi anni ’90

Massimiliano Scarabeo from Venafro, Italia
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L’ex ministro democristiano Calogero Mannino rischia il carcere. La Procura generale di Palermo ha chiesto la condanna a nove anni di reclusione con l’accusa di minaccia a Corpo politico dello Stato nel processo d’Appello sulla trattativa “Stato-mafia”, di cui Mannino potrebbe essere stato il motore.

La locuzione “Trattativa Stato-Mafia” fa riferimento a una serie di accordi, presi dopo gli anni ’91-‘92 tra funzionari dello Stato italiano e membri di Cosa Nostra, che avrebbero portato alla reciproca convivenza e alla fine delle stragi. Nello specifico, secondo la Procura generale, Calogero Mannino, all’epoca dei fatti Ministro per gli interventi straordinari per il Mezzogiorno, sarebbe potuta essere la prossima vittima, dopo le stragi di Capaci e Via D’Amelio. Quindi l’ex potente politico, minacciato di morte, avrebbe sfruttato i suoi contatti con gli ufficiali del Ros per iniziare una trattativa con le cosche mafiose e salvarsi la vita. Questo atteggiamento avrebbe causato l’impunità per Bernardo Provenzano, pene meno severe per i mafiosi e una condotta  non incisiva nella lotta contro i clan di Cosa Nostra.




Indizi di prova

A sostenere l’accusa, rappresentata in Appello dal sostituto procuratore generale Sergio Barbiera e dal collega Giuseppe Fici, ci sarebbe anche la testimonianza del pentito Giovanni Busca, già resa nota in primo grado, secondo cui Mannino era stato inserito dai mafiosi in una lista “nera”, deliberata nel dicembre 1991 in occasione della riunione della commissione provinciale di Cosa Nostra.

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Il collaboratore ha dichiarato di avere ricevuto l’incarico di predisporre, subito dopo l’attentato di Capaci, l’omicidio dell’odierno imputato, Calogero Mannino”, ha precisato Barbiera.

La richiesta che l’ufficio dell’accusa ha avanzato è priva di ogni fondamento e prova. Se prova c’è, è quella di una pretesa pregiudiziale e fantasiosa. Anche alla stregua della stessa sentenza Montalto. – ha detto l’ex ministro, oggi non presente in aula-. Che tutta la Trattativa (Stato-Mafia, ndr) si riduca alla paura del sottoscritto e dalla sua ispirazione ad un generale dei Carabinieri è soltanto una fake news. Sottolineo che la richiesta dell’Ufficio della Procura generale non è giudizio. Attendo fiduciosamente quello”.

Le vicende processuali

Il democristiano Calogero Mannino nel 2015 era stato assolto in primo grado per “non aver commesso il fatto”. Il processo d’Appello sulla Trattativa Stato-Mafia è iniziato il 10 maggio di due anni fa. Avendo l’ex ministro chiesto il rito abbreviato non è giudicato insieme agli altri imputati, tra cui gli ex ufficiali del Ros Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno, i boss Leoluca Bagarella e Antonio Cinà, l’ex imprenditore Massimo Ciancimino e l’ex senatore Marcello Dell’Utri, tutti condannati a pene pesantissime in primo grado.  Il processo d’Appello per loro è iniziato una settimana fa.

Marina Lanzone

 

 

 

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