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Stella rossa al bando il Primo Maggio

di Ultima Voce
26 Apr 2017
in Attualità
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Primo Maggio
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Una mozione votata dalla destra cittadina, con l’astensione di tutti gli altri partiti, vorrebbe bandire dalle celebrazioni del Primo Maggio le bandiere dei partigiani titini, che quel giorno di 72 anni fa diedero un contributo decisivo alla liberazione della città dai nazifascisti.





A Trieste il consiglio comunale di centrodestra approva la messa al bando delle bandiere con la stella rossa nelle manifestazioni del primo maggio. E l’opposizione Pd e 5 Stelle non trova di meglio da fare che astenersi. In un’epoca in cui, in nome della libertà di espressione, si consente l’ostentazione di simboli che si richiamano apertamente al disciolto partito fascista, non è più possibile ricordare con le proprie bandiere chi il regime fascista l’ha combattuto fino alla Liberazione.

Dice la mozione urgente approvata il 14 aprile scorso: «Negli ultimi anni a Trieste, durante le manifestazioni in occasione del Primo maggio, Festa del Lavoro, tra cui il corteo curato dalle organizzazioni sindacali che si conclude in piazza Unità d’Italia, sono comparsi vessilli e bandiere celebranti la figura del maresciallo Tito, bandiere della Repubblica Federativa Socialista di Jugoslavia ed altre ostentazioni di stelle rosse, anche sul tricolore italiano». La richiesta è quindi di «impegnare il sindaco a trasmettere il sentimento del Consiglio comunale di Trieste al Prefetto, al Questore e agli organizzatori della manifestazioni per il Primo Maggio, invitando questi ultimi a non ammettere episodi simili sino a isolare ed espellere dalle proprie manifestazioni le persone che si macchiassero di tali comportamenti inqualificabili e, qualora tali fatti si dovessero ripetere anche quest’anno in alcune manifestazioni, a invitare prefetto e questore a vietarle per l’anno 2018». Dunque, se quest’anno ci saranno bandiere con stelle rosse, o peggio ancora bandiere jugoslave, il Questore e il Prefetto dovrebbero addirittura vietare nel 2018 le manifestazioni del Primo Maggio a Trieste. Questo almeno chiede la mozione.

La notizia è comparsa solo sulla stampa locale. Eppure questa mozione ha una portata simbolica non irrilevante per tutto il movimento antifascista. Perché così, un passo per volta, si conclude il processo in atto da tempo di equiparazione tra fascisti e partigiani, e si va ancora oltre, negando a questi ultimi il diritto alla propria memoria storica.

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Perché a Trieste il Primo maggio non è solo la Festa dei Lavoratori. Il 1 maggio 1945 avvenne la cacciata dei nazifascisti ad opera delle unità militari jugoslave che, nella corsa con il resto delle forze alleate per la presa di una città strategicamente così importante, furono le protagoniste principali – insieme al CLN locale e all’OF sloveno (Osvobodilna Fronta, il comitato di coordinamento delle forze partigiane jugoslave) – della Liberazione di Trieste e della Venezia-Giulia. Inglesi e americani arriveranno 42 giorni dopo, il 12 giugno. Ecco perché a Trieste, da sempre, il Primo Maggio in piazza, accanto alle bandiere rosse e ai tricolori italiani con la stella rossa al centro (che le Brigate Garibaldi utilizzarono in tutta Italia), sono presenti le bandiere iugoslave, anch’esse con la stella rossa. Ed ecco perché è così, adornati ad ogni angolo di stelle e drappi rossi, che appaiono in quel giorno tutti borghi del Carso triestino, dove vivono i figli e i nipoti di coloro che, per il solo fatto di appartenere alla minoranza di lingua slovena, pagarono il prezzo più alto in termini di sofferenze e di vite umane a causa del fascismo prima e dell’occupazione nazista poi.

Questa memoria che si riaccende ogni anno ha sempre dato un enorme fastidio alla destra triestina, che non ha mai mancato di alzare la voce contro l’ostentazione dei simboli titini. Ma il fatto grave è che in questi ultimi anni la narrazione della destra, e la sua riscrittura della storia, di fronte al balbettìo subalterno del centrosinistra, è diventata egemone. Fino alla vergognosa astensione sulla mozione approvata nei giorni scorsi da parte del Pd, Verdi e Movimento 5 Stelle.

In questi anni il mantra del Partito Democratico è stato: guardare avanti, prima di tutto verso l’unità nazionale. Ha scritto Andrea Olivieri, commentando il tentativo di cancellare la memoria storica del Primo Maggio triestino: «Ciò che si vuole mascherare, dietro al paravento dell’unità nazionale, è il fatto storico che la Resistenza, soprattutto nella Venezia-Giulia, prima di tutto la fecero i lavoratori e le lavoratrici, la classe operaia multietnica di queste zone, tutti e tutte coloro che erano stufi di essere intruppati nei continui massacri che, in nome di questa o quella patria, servivano a regolare i conti interni al capitalismo. Se la Iugoslavia di Tito rappresentò un orizzonte di riscatto per questa moltitudine fu grazie al fatto che *quella* resistenza non parlava solo sloveno o serbo-croato, e tantomeno solo italiano, ma sua lingua era quella degli oppressi, dei senza bandiera, degli esclusi».

C’è da scommetterci: in questo Primo Maggio a Trieste le bandiere rosse e quelle tricolori e jugoslave con la stella al centro saranno moltissime.




Marta Pacor

Tags: partigianipartigiani titiniprimo maggioStella RossaTrieste
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