Stevie Ray Vaughan: oggi sarebbero stati 63

A 27 anni dalla scomparsa il leggendario chitarrista rimane uno dei più talentuosi e rappresentativi esponenti del blues mai esistiti

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Il 3 ottobre 1954, a Dallas, nasceva Stephen Ray Vaughan detto “Stevie” e scrivere di lui, oggi, non è affatto facile. Il motivo è semplice, per tantissima gente basterebbe solo il nome per rievocare nella mente un’immagine o un sound. Purtroppo però a tantissimi altri, i più credo, questo nome non dirà assolutamente nulla. Vivendo in un periodo in cui la musica è stata mercificata all’estremo e dove un pezzo diventa vecchio dopo qualche mese è impensabile conoscere o ricordare un chitarrista di trent’anni fa. Proprio per questo però, è doveroso per me rendergli omaggio oggi che avrebbe compiuto 63 anni, ma che purtroppo ha finito la sua corsa a 36 anni non ancora compiuti.




 

Stevie Ray Vaughan: gli esordi

Da molti considerato l’unico vero erede di Jimi Hendrix muove i primi passi nel mondo della musica a 7 anni ispirato dal fratello maggiore Jimmie

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, con cui continuerà a suonare anche in futuro. Lo fa da completo autodidatta, ma quando dentro brucia il fuoco del talento questo è del tutto irrilevante. Circa 10 anni più tardi abbandona gli studi per dedicarsi completamente alla musica, pur non imparando mai nulla di teorico riguardo ad essa, come ad esempio leggerla, ma continuando per tutta la vita a suonare “a orecchio” . Il blues in particolare è il suo vero amore, un mondo in cui comincia a farsi strada grazie a uno stile molto personale e travolgente.

L’ascesa

Nel 1980 cominciano le prime messe in onda in radio, ma è 1981 l’anno della svolta. Viene notato da Mick Jagger che lo segnala al produttore Jerry Wexler. Proprio quest’ultimo decide di portarlo al Montreux Jazz Festival del 1982 insieme al suo gruppo, i Double Trouble. Al festival, tra il pubblico, è presente David Bowie che ne rimane piacevolmente impressionato, tanto da ingaggiarlo per la registrazione dell’album Let’s Dance. Nel 1983 viene pubblicato l’album di debutto dei Double Trouble Texas Flood. Un album dove diversi pezzi furono incisi quasi completamente di getto senza modifiche successive o aggiunte. Il disco ottiene subito un immediato successo mondiale, anche grazie alla traccia Pride and Joy.

L’anno seguente viene pubblicato Couldn’t Stand the Weather in cui è presente la cover di Jimi Hendrix Voodoo Child (Slight Return) e nel 1985 torna al Jazz Festival di Montreux da star indiscussa. L’esibizione di Montreux viene incisa sull’album Blues Explosion gli varrà la vittoria di un Grammy Award. Negli anni successivi continuerà a esibirsi in lunghissimi tour mondiali con personaggi di spicco come Jeff Beck e approderà anche all’Umbria Jazz Festival di Perugia.

Fender SRV
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La morte

Nel 1990 partecipa a un intenso tour negli Stati Uniti con Joe Cocker. La notte del 27 agosto 1990, dopo aver partecipato a un grande concerto all’Alpine Valley Music Theater nel Wisconsin, con Eric Clapton, Robert Cray, Buddy Guy e suo fratello Jimmie, Stevie sale su un elicottero per tornare al suo albergo di Chicago. Lo stesso Clapton in seguito dirà che fu proprio lui a chiedere di andare per primo su quel volo poiché molto stanco. L’elicottero a causa di una fitta nebbia e della poca esperienza del pilota si schianterà contro una montagna.

Dopo la sua morte nel ‘92 la Fender inizia la produzione della Stevie Ray Vaughan Signature Stratocaster, comunemente conosciuta come SRV, replica commerciale della chitarra preferita da Stevie, che lui chiamava Number One o First Wife, e che fu progettata assieme a Stevie poco tempo prima della sua morte.

 

Ci sarebbe tanto altro da dire su Stevie Ray Vaughan e spero che questo piccolo tributo possa in qualche modo spronare alla riscoperta di una leggenda della musica scomparsa troppo presto, quando era praticamente ancora agli inizi, ma che comunque aveva già prodotto tanto. Qualcuno afferma addirittura che era l’unico a suonare Hendrix meglio di Hendrix.

Dunque per chiudere degnamente questo tributo non posso che inserire il video di uno dei suoi capolavori, per far si che sia la sua musica a parlare.

 

 

 

Emanuele Algieri

 

 

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