Stop ai vitalizi parlamentari: ma davvero?

La proposta di legge che modifica i vitalizi

Il metodo contributivo si applicherà anche ai parlamentari: via libera dalla Camera, la proposta di legge che abolisce i vitalizi.

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Il 26 luglio 2017 ha avuto il primo via libera dalla Camera, la proposta di legge che abolisce i vitalizi. Con 348 deputati che hanno votato a favore, 17 contrari, 28 astenuti, la proposta di legge passa al Senato per il via libera definitivo.

Dopo un lungo ed acceso dibattito politico, il 26 luglio 2017 la proposta di legge Richetti passa all’esame definitivo del Senato.

Con tale proposta di legge si applica il metodo contributivo ai vitalizi degli ex parlamentari.

L’attuale situazione prevede da un lato un sistema di tipo previdenziale, dall’altro ha creato una situazione ambigua.

Infatti, i parlamentari che hanno cessato il mandato prima del 2012 hanno continuato a percepire il vitalizio.

Un’altra ipotesi particolare riguarda i casi di parlamentari che hanno esercitato un mandato prima del 2012 e poi sono stati rieletti successivamente;

in questo caso viene applicato un sistema basato in parte sulla quota di assegni vitalizi effettivamente maturati entro il 31 dicembre 2011 e in parte sulla quota calcolata attraverso il nuovo sistema contributivo.



Ulteriore caso è quello dei parlamentari eletti dopo il 2012; in questo caso i parlamentari hanno diritto a una pensione che viene interamente calcolata con il sistema contributivo introdotto nel 2012.

Ovviamente la caratteristica di questo sistema è che non ha le stesse regole vigenti per il calcolo della pensione dei lavoratori dipendenti.

Ne consegue che, ad oggi la situazione è al quanto confusa.

La riforma Richetti prevede, innanzitutto, l’introduzione di un sistema previdenziale identico, ahimè, a quello dei lavoratori dipendenti;

In secondo luogo è prevista la sua estensione a tutti i parlamentari eletti (compresi gli ex parlamentari che al momento beneficiano dell’assegno vitalizio;quest’ultimo dovrebbe essere abolito).

Quindi, in sintesi: il sistema previdenziale sarà equiparato a quello dei lavoratori dipendenti con il limite di età ovvero 65 anni, verrà applicato anche ai trattamenti già in essere.

Le nuove norme verranno estese anche ai consiglieri regionali.

Ci sarà anche una gestione separata Inps in cui saranno destinate le risorse delle pensioni dei parlamentari.
E la reversibilità seguirà le regole dei comuni cittadini.

Un grande passo avanti quello attuato da questa riforma che attende, però, il via definitivo del Senato.

Sicuramente, non sarà simile al sistema contributivo dei poveri lavoratori dipendenti ma, chissà che non si possa iniziare a far assaporare la tanto attesa pensione anche ai nostri parlamentari.

 

Anna Rahinò

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