Stop alla corrida come patrimonio culturale immateriale dell’umanità

Esultano le organizzazioni ambientaliste di tutto il mondo. È stato dato uno stop alla corrida come patrimonio culturale dell’umanità.

L’ufficio del Comitato Intergovernativo del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’Unesco ha dato lo stop alla corrida, togliendola ufficialmente dalle manifestazioni protette. Ha bocciato la richiesta di aiuti economici avanzata dal settore a causa della “situazione di emergenza” provocata dal Covid. Il settore sta subendo un calo vertiginoso del fatturato da inizio decennio. Secondo l’ultimo rapporto dell‘Associazione dei Veterinari Abolizionisti della Corrida (Avatma), risalente al 2019 e sulla base dei dati tra il 2007 e il 2018, la riduzione del fatturato del settore è stato del 58,4%. Nel 2020 invece, si è registrato un ulteriore crollo del 63,4%.

Stop alla corrida come patrimonio dell’umanità

Durante questi mesi di pandemia, centinaia di tori si sono salvati. Nel frattempo però, questa estate, la Asociación Intergubernamental de la Tauromaquia aveva inviato una richiesta all’Unesco facendo appello alla “situazione di emergenza” che stava vivendo la corrida in Spagna.

Anzi, sono state ben due le richieste di salvaguardia mandate all’Unesco. Una a giugno e una ad agosto dall’International Bullfighting Association. Si chiedeva di inserire la corrida nel patrimonio immateriale dell’umanità, ciò le avrebbe permesso di essere tutelata e “sovvenzionata con denaro pubblico”.

A settembre, l’ufficio del Comitato Unesco ha preso la decisione di rimandare il dibattito sulla corrida alla successiva riunione di ottobre. In questa ultima data è stata definitivamente esclusa. Ad oggi, dunque, è stato dato uno stop alla corrida nella sua corsa ad essere fra gli eventi designati a divenire Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.

 

In molti hanno combattuto per bloccare la richiesta

Molte organizzazioni ambientaliste internazionali riunite nella piattaforma La Tortura No Es Cultura(Ltnec) hanno replicato promuovendo una ferrigna campagna contro la candidatura. Anche con l’aiuto dell’hashtag #NoTauromaquiaEnUnesco che è diventato di tendenza su tutti i social in Spagna, Portogallo, Colombia, Ecuador e Perù.

Così ha commentato Marta Esteban, presidente di Ltnec:

“Sarebbe incomprensibile che mentre un organismo delle Nazioni Unite, il Comitato sui diritti dell’infanzia, solleciti a proteggere i più giovani dalla violenza della corrida, un altro organismo delle Nazioni Unite, in questo caso l’UNESCO, la elenchi tra i patrimonio immateriale dell’umanità da trasmettere a questi stessi bambini e giovani e sovvenzionandola con denaro pubblico. In questi tempi difficili che viviamo è fondamentale difendere le espressioni culturali che promuovono la vita, non la morte, e che facilitano la coesione della società, non il confronto tra cittadini che è il protagonista del dibattito sulla corrida”.




I comitati hanno esultato per lo stop alla corrida come patrimonio dell’umanità

La Spagna è da sempre divisa sul tema corrida: da una parte c’è chi la reputa fondamento della tradizione, dunque intoccabile, dall’altra chi la considera un’insensata tortura sugli animali. Immensa è stata la soddisfazione da parte dei vari comitati, ben 985 organizzazioni di vari paesi si sono opposte fermamente alla candidatura della corrida e hanno vinto.

 

La corrida (in spagnolo corrida de toros, letteralmente corsa di tori) è un tipo di tauromachia di antica tradizione popolare, organizzata già dagli antichi Greci, Etruschi e Romani.

Le feste più note durante le quali si tengono corride sono quelle di Medina Celi (in cui il toro ha le corna infuocate), S. Isidoro a Madrid e S. Firmino a Pamplona.

La corrida dura circa un’ora e mezza e durante questo tempo sono uccisi sei tori da ben tre toreri.

Inutile ricordare la ferocia della corrida, uno spettacolo in cui si combatte ad armi impari con il toro. Questo spettacolo esiste da secoli e fa fatica a morire, nonostante le persone siano sempre più sensibili al benessere animale. Da anni si cerca di porre uno stop alla corrida, ma purtroppo con scarsi risultati. Unica nota positiva, è il fatto che con il passare del tempo i suoi seguaci hanno iniziato a scarseggiare, soprattutto in Catalunya. 

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