Stop Glifosato: della Monsanto e di altri demoni

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Il glifosato è stato dichiarato cancerogeno, parte la mobilitazione europea

Stop Glifosato: della Monsanto e di altri demoniGlifosato cancerogeno: è appena partita la mobilitazione per la raccolta di un milione di firme per porre fine all’utilizzo del diserbante, uno degli erbicidi più diffusi al mondo e considerato pericolosissimo per la salute umana.

Il glifosato è il principio attivo dei più diffusi prodotti usati in agricoltura, primo tra tutti il Roundup, marchio registrato dal colosso americano Monsanto. L’utilizzo del glifosato è legato soprattutto al trattamento degli OGM, organismi geneticamente modificati per resistere all’effetto diserbante dell’erbicida.

Tra le altre cose, il caso ha voluto che la stessa Monsanto detenga dapprima il brevetto del Roundup e poi si dedichi alla manipolazione genetica delle sementi – soprattutto coltivazioni intensive come soia, mais e colza – in modo che queste piante siano resistenti al suo effetto tossico, mortale per qualsiasi altro tipo di organismo vivente presente sulla pianta.

Nel 2014 sono state prodotte oltre 800.000 tonnellate di glisofato e il trend è in netto aumento, sebbene il diserbante sia nell’occhio del ciclone da alcuni anni  anche a causa del business senza scrupoli della Monsanto nei confronti della distruzione di tantissime varietà di sementi, nonché la creazione in laboratorio di semi OGM la cui capacità germinativa termina dopo un solo raccolto.

Nel 2015 è stata emessa la valutazione di cancerogenicità da parte della IARC, International Agency for Research on Cancer, membro dell’Organizzazione Internazionale della Sanità e in assoluto la massima autorità in campo oncologico.

Come agisce il glifosato

Il glifosato, oltre ad annientare in maniera non selettiva ogni organismo vegetale presente sulla pianta trattata, può contaminare il suolo, le acque e l’aria, sebbene le dichiarazioni ufficiali della Monsanto garantiscano la veloce degradazione della sostanza nell’aria senza conseguenze. E a confermare la presenza del glifosato anche nelle nostre acque è il rapporto ISPRA, che evidenzia alte concentrazioni di glifosato e del suo metabolita AMPA nelle acqua analizzate.

Quella partita in tutta l’Europa in questi giorni è una mobilitazione per chiedere alla Commissione Europea il divieto totale dell’uso del glisofato. Le proteste scoppiate dopo la valutazione IARC hanno permesso il non utilizzo dell’erbicida sui terreni italiani ed europei nei prossimi 15 anni. Oggi con l’iniziativa #StopGlifosato si prova a raggiungere lo step successivo – quello del divieto assoluto – mediante una vasta rete internazionale intenzionata a presentare la annosa questione nelle maggiori sedi istituzionali, in vista del voto della Commissione alla fine dell’anno.

Come si legge anche nella pagina Facebook dedicata alla campagna #StopGlifosato, al centro dell’iniziativa vi è anche la denuncia sulla mancanza di trasparenza nelle procedure per l’approvazione dei pesticidi.

Tale approvazione, infatti, oggi in Europa si basa anche su studi privati finanziati dalle aziende produttrici e che restano riservati. Non può non evidenziarsi e denunciarsi, pertanto, la gestione spesso ‘affaristica’ di questioni così importanti per la salute umana.

Leggi anche: Glifosato, quando le multinazionali sono più forti del dolore

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