Storia dei surgelati: dall’America 90 anni… freschi freschi!

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Clarence Birdseye, biologo newyorkese, studia la pesca delle popolazioni Innu in Labrador, nel Canada Atlantico. Osservando le modalità di conservazione del pesce estratto dalle lastre di ghiaccio, a Birdseye viene un’idea brillante. Lo scorso 6 marzo questa idea ha compiuto 90 anni. Stiamo parlando della nascita di qualcosa che è ormai presente in tutte le case: ecco la storia dei surgelati.

Nato a Brooklyn nel 1886, Birdseye diede l’avvio alla storia dei surgelati. Egli si rese conto di una cosa: ad una temperatura di circa -50 gradi, il pesce si congelava immediatamente e, al momento di scongelarlo, risultava fresco. Lo studioso pensò quindi a come sfruttare commercialmente il fenomeno e, negli anni ’20 del ‘900, mise a punto un primo sistema di congelamento. Si tratta del metodo a doppia cinghia: due nastri refrigerati di acciaio inossidabile trasportavano il pesce che si congelava velocemente. È così che nacque la General Seafood Corporation.

Il problema più grande risultava però essere quello delle confezioni, poiché esse dovevano innanzitutto essere impermeabili. Nel frattempo, dall’altro lato dell’oceano, i francesi avevano inventato un nuovo materiale: il cellophane. C’era poi ancora un altro problema, ovvero quello della conservazione di questi prodotti. Fu così che Birdseye nel 1927 inventò un freezer, oggetto che fece la sua prima comparsa in un punto vendita già l’anno dopo. Libero di confezionare e conservare i propri prodotti, nel 1929 lo studioso fonda la Birds Eye  e si dedica al congelamento di ben ventisette generi di cibo.

La strada per il successo è però ancora da percorrere, poiché Birdseye capisce che, per vendere i propri prodotti, deve instillare negli americani il bisogno di acquistarli. Questo, naturalmente, è il ruolo della pubblicità, che fu imperniata sulla possibilità di gustare prodotti fuori stagione o di altre aree geografiche. Fu così che, una volta conquistato l’acquirente, nei supermercati fecero la loro comparsa gli scaffali refrigerati, ed iniziarono a circolare camion frigoriferi.

Sarà quindi in una cittadina, che ne ricorda un’altra nota per i suoi famosissimi abitanti gialli, che debutterà la prima linea di surgelati, composta innanzitutto da filetti di merluzzo, ai quali si unirono poi svariati tagli di carne e pesce oltre a frutta e verdure. È  il 6 marzo 1930 e la cittadina in questione è, naturalmente, Springfield, in Massachusetts. È proprio qui che inizia ufficialmente la storia dei surgelati.

Grande successo quindi per la Birds Eye, soprattutto dopo la II Guerra Mondiale, che vide la crescita delle famiglie e della partecipazione femminile alla forza lavoro. Ma, complice proprio la scarsa conoscenza del marketing, il nostro inventore perse una bella fetta di mercato. In una pubblicità dell’azienda apparsa sulla rivista Life  nel 1949, una donna in abiti eleganti dichiarava che gli spinaci surgelati della compagnia erano i “più grandiosi dei più grandiosi ”. Questo sta a dimostrazione del fatto che i cibi surgelati fossero un prodotto pensato per le classi più ricche.

Solo a metà degli anni ’50, infatti, le compagnie iniziarono a fare ricerche di marketing e capirono quanto il mercato dei surgelati potesse essere ampio. Grandi compagnie, come ad esempio la Quality Frozen  di San Francisco, iniziarono a pubblicizzare i loro surgelati come salutari, economici e facili da preparare. Tanto che anche lo slogan della Birds Eye  divenne:

Così facile per la mamma – ed il suo portafogli

Fu proprio in quegli anni che la ricerca demografica sul target iniziò a delinearsi.

Fino ad allora infatti i surgelati erano pensati come un prodotto per le casalinghe bianche della classe media. Intanto, però, incominciò a diffondersi l’uso di questi alimenti tra le famiglie nere lavoratrici di Harlem. Queste ultime, pur non possedendo un congelatore, acquistavano i surgelati per consumarli in giornata.

In quel periodo migliorò anche il trasporto dei surgelati, grazie alla collaborazione tra le aziende e la legislazione specifica, mirata ad innalzare gli standard di qualità. Negli anni ’60 la targetizzazione divenne più specifica ed ampia, includendo Ebrei, Afroamericani, adolescenti e donne lavoratrici. Nacque anche una nuova fetta di surgelati “di lusso”, composta da verdure accompagnate da salsine, o da interi pasti precotti.

In Italia, come spesso accade, la novità dei surgelati sbarcò dal Nuovo Continente con circa dieci anni di ritardo, arrivando nei negozi solo nel 1964. I surgelati hanno quindi la veneranda età di 90 anni, pur non dimostrandola… in caso contrario vi suggeriamo di non mangiarli!

Mariarosaria Clemente

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