La storia della plastica dai gusci di tartaruga all’eccesso contemporaneo

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Oggi siamo abituati ad usare la plastica. Così tanto abituati da usarne in eccesso. Nonostante la nostra vita ne sia sommersa si tratta di un materiale che ha avuto il suo apogeo negli ultimi ’50 anni. Conosciamo la storia della plastica? Innanzitutto il termine “plastica” indica genericamente un materiale che può essere modulato con la pressione e il calore. Noi oggi per plastica intendiamo quei materiali chimici composti principalmente da polimeri ma prima che i chimici trovassero la formula perfetta della plastica si usavano altri materiali di origine animale.

Corna, zanne e gusci di animali plastici

Pensare che la formula della plastica odierna sia stata ricercata per salvare gli animali può sembrare un paradosso in una realtà in cui il mondo è totalmente inquinato da questo materiale. La storia della plastica inizia già dalla fine del 1200 quando erano usate le zanne degli elefanti e il storia della plasticaguscio delle tartarughe per la creazioni di molti oggetti (pipe, posate, medaglioni, cofanetti e sopratutto pettini). Infatti questi materiali avevano la peculiarità di cambiare forma con il calore e la pressione. Possiamo definirli quindi dei materiali plastici la cui reperibilità metteva a rischio la vita di alcune specie animali. In particolare gli elefanti rischiavano l’estinzione in seguito alla crescente richiesta dell’avorio per fare tasti del pianoforte o palle da biliardo. Iniziava così una vera e propria corsa alla nuova invenzione capace di sostituire i materiali derivanti dagli animali.




La prima plastica artificiale: la parkesine

La storia della plastica ha come protagonista l’inglese Alexander Parkers, considerato l’inventore della prima plastica. La composizione vincente era formata da nitrato di cellulosa, con fibre di cotone sciolte in acido nitrico e solforico mescolate con l’olio vegetale. Questo materiale chiamato Parkesine (conosciuto come la cellulosa) riuscì a sostituire l’avorio e i gusci di tartaruga ed era anche chiamato “avorio sintetico”. Le innovative creazioni in cellulosa di Parkers furono esposte nel 1869 all’International Exhibition in London. Nonostante ciò l’inventore finì in bancarotta e non poté  godere dei frutti della sua invenzione.

L’inizio dell’industria della plastica

L’idea fu così recuperata da vari imprenditori e chimici che ne potenziarono la formula applicandola alle prima produzioni commerciali plastiche. In seguito la Parkesine fu particolarmente richiesta nel settore cinematografico per le pellicole dei film. Le star delle produzioni cinematografiche lanciarono la moda dei capelli corti e l’industria dei pettinini ebbe sempre meno richiesta finché nacque un nuovo prodotto alla moda: gli occhiali da sole.

Il secolo della plastica, il Novecento

La storia della plastica odierna caratterizza il Novecento come il secolo della plastica. Sin dal primo decennio del ‘900 furono numerosi gli esperimenti, molti falliti, per trovare la formula perfetta. La vittoria fu del chimico storia della plasticabelga-americano Leo Baekeland che brevettò la Bakelite. Il composto ottenuto dalla condensazione del fenolo e della formaldeide diventò presto la materia plastica più utilizzata.




L’età adulta della plastica

Durante le due guerre la plastica era utilizzata per la creazione di articolazioni artificiali per il ginocchio e per l’anca, oltre che per utilizzi tecnici come l’isolamento del cablaggio radar. Dopo la Seconda Guerra iniziò la produzione di plastica per il consumo di massa composta da materie non rinnovabili come il petrolio. La plastica si introdusse nella vita quotidiana e diventò presto sacchetto di plasticaindispensabile. Nacquero i contenitori per alimenti e le borse di plastica, brevettate dall’azienda svedese Celloplast. Ci vorranno altri vent’anni per ideare un tipo di plastica biodegradabile ma nel frattempo si arriverà ad una produzione annua di almeno un trilione di sacchettini di plastica.

 

 

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One thought

  1. Ottimamente esposto e approfondito fino alle tristi conclusioni che non posso che condividere. I materiali naturali, infatti, sono molto costosi e quasi sempre mescolati a materiali sintetici (legno per i mobili, cotone, lana…).
    Forse il progresso, a volte, consiste anche nel saper “tornare indietro”, nel rispetto della vita e della sua qualità.
    Cerchiamo di farlo capire a chi ha il potere che siamo sulla strada sbagliata.
    Grazie, Cristina, sempre interessante, istruttivo e piacevole leggerti.
    Un saluto,
    Marina

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