Storia dell’ETA e dei sessant’anni di terrorismo basco

A dieci anni di distanza dal comunicato relativo al suo scioglimento, ripercorriamo la storia dell’ETA, l’organizzazione terroristica che faceva dell’independentismo basco il suo credo e delle autobombe il suo mezzo. 





Il 5 settembre del 2010, alla redazione della BBC arrivò un video in cui il portavoce dell’ETA annunciava un cessate il fuoco. Da lì in avanti, secondo la persona che appariva in video, l’associazione avrebbe utilizzato mezzi pacifici e democratici per raggiungere i suoi obiettivi. Parole forti e sorprendentemente ambiziose per una delle formazioni terroristiche più temute d’Europa, che nei circa 60 anni di attività si è lasciata dietro una scia di sangue impressionante, con 853 morti e 2500 feriti. L’annuncio non era comunque il primo di questo tipo: era già accaduto qualche anno prima che l’ETA promettesse tregue a tempo più o meno indeterminato. La politica basca e spagnola accolse quindi l’annuncio con uno scettiscimo comprensibile, visti i precedenti risalenti al 1989, 1996, 1998 e 2006. Il cessate il fuoco del 2010, però, non fu sconfessato e il 20 ottobre del 2011 l’ETA annunciò una “cessazione definitiva della sua attività armata”.




Le origini dell’ETA

Fondata sotto la dittatura franchista, nel 1958, l’ETA è un’organizzazione separatista basca che ha portato avanti la propria azione violenta anche dopo il ritorno della Spagna alla democrazia. Il suo nome deriva dall’acronimo Euskadi ta Askatasuna, che in lingua basca significa appunto “Paese Basco e Libertà”. Nasce infatti da un gruppo di giovani studenti nazionalisti si separa dal partito nazionalista. L’ideologia di fondo, oltre all’ambizione independista, è di ispirazione marxista e leninista. Alle idee, a metà degli anni Sessanta, inizia però ad affiancarsi la lotta armata. Il simbolo dell’ETA era infatti un serpente, rappresentante la politica, avvolto attorno ad un’ascia, simbolo appunto della lotta; accanto troneggiava il motto Bietan jarrai (“perseguire entrambi”), riferito al perseguimento dei due obiettivi raffigurati dai simboli.

Cosa voleva l’ETA?

L’organizzazione essenzialmente voleva l’indipendenza politica della comunità basca. Questa sarebbe stata raggiunta con la creazione di uno stato socialista, chiamato Euskal Herria. Le tre province dell’attuale comunità autonoma spagnola di Euskadi, la comunità autonoma di Nafarroa e le tre province basche del sud ovest della Francia (Lapurdi, Zuberoa e Baxenabarre) avrebbero formato le sette province dello Stato. Qui, ovviamente, la lingua ufficiale sarebbe rimasta il basco, l’idioma che rende così forte l’identità della popolazione, per la sua estraneità alla matrice indoeuropea e le sue origini misteriose. Per realizzare questo nuovo Stato, però, non era possibile percorrere alcuna strada pacifica: la lotta armata era, secondo l’organizzazione, l’unica via.




I primi attentati nella storia dell’ETA

Il primo attentato risale al 7 giugno del 1968, con l’uccisione della guardia civile José Paradines. Segue poi un altro omicidio, a distanza di due mesi: a essere ucciso questa volta è Melitón Manzanas, dirigente della Brigada Social (polizia politica) di Guipúzcoa. Se dapprima l’ETA  si muove con circospezione e omicidi di singoli dipendenti dell’amministrazione statale spagnola, è negli anni Settanta che inizia a puntare a soggetti in vista e agli attentati di massa. Il 20 dicembre del 1973 è il giorno della Operación Ogro. L’ETA uccide l’ammiraglio Luis Carrero Blanco, capo del governo e delfino del dittatore Francisco Franco. L’ETA è infatti acerrima nemica del franchismo, che nel 1942, con lo Stato centralista, aveva distrutto il sogno dell’autonomia basca.  Nell’attentato, comunque, muoiono l’autista e un membro della scorta dell’ammiraglio. L’ETA utilizza una potentissima carica esplosiva posizionata in una galleria sotto il livello della strada. I media dedicano molta attenzione all’attentato, non solo per il ruolo dell’obiettivo, ma anche per la potenza dei 100 chili di esplosivo, che  scaraventano l’automobile dell’ammiraglio spagnolo a un’altezza di oltre 30 metri.

La morte di Franco

L’anno dopo, il 13 settembre 1974, vengono invece uccise 12 persone nell’esplosione di una bomba al Rolando, una caffetteria della capitale. L’ETA vuole l’attenzione e l’indipendenza e il governo non sa come gestire né l’una né l’altra richiesta. Dopo la morte di Franco nel 1975, viene adottata una linea morbida: ai membri dell’ETA viene concessa un’amnistia, per cercare di arginare la violenza, che però non si ferma.

La stampa spagnola intanto inizia a riferirsi normalmente ai membri dell’ETA con il neologismo “etarras”. Oltre a questi, spesso si parla di “liberados”, per definire i compagni rifugiatisi in Francia e di “legales”, per riferirsi ai membri non ancora schedati dalla polizia.  “Quemado” è invece chi ha scontato la pena e si trova libero.

La fondazione di Herri Batasuna

La violenza, dicevamo, continua. Il 4 ottobre 1976 l’ETA uccide, a San Sebastian, il consigliere del Regno Juan Maria de Araluce y Villar. Intanto, l’ETA si muove anche dal punto di vista politico: nel 1978 fa il suo esordio Herri Batasuna, il partito nazionalista, che rappresenta l’organizzazione separatista.

Nel frattempo, l’ETA abbandona per un po’ i bersagli politici in vista, per intraprendere la strada degli attacchi di massa. Il 29 luglio 1979 alcune esplosioni colpiscono l’aeroporto di Madrid-Barajas, la stazione di Chamartin e quella di Atocha, rispettivamente nella periferia e nel centro di Madrid. I morti, a fine giornata, sono 7 e i feriti circa 100.

Gli anni Ottanta

17 sono invece i morti nell’attentato del 12 aprile 1985, in un ristorante di Torrejón de Ardoz. Il locale era molto frequentato anche dai soldati americani della vicina base aerea. L’attentato, comunque, viene rivendicato anche dal terrorismo islamico. La violenza non si ferma: a Madrid, il 14 luglio 1986 esplode un’autobomba che uccide 12 agenti della Guardia Civil. A Barcellona, l’anno dopo, un’altra autobomba nel sotterraneo de El Corte Inglés uccide 21 persone, ma l’ETA in questo caso dirama un comunicato in cui dichiara l’attentato “un errore”. Nessuna incertezza invece per gli 11 morti di Saragozza e le altre 11 vittime dell’attentato del 1991 a Vic, vicino a Barcellona.

Le strategie del Governo

Il governo deve fare qualcosa, dice la gente: l’ombra dell’ETA si allunga ogni giorno sulla vita sociale e lavorativa degli spagnoli. Ad Algeri si svolge un negoziato tra il governo e l’ETA, che si rivela però un buco nell’acqua. Nel 1992, arriva una piccola svolta: la polizia arresta Francisco Mujika Garmendia, detto Pakito, il capo militare dell’organizzazione.

Ma questo non ferma la violenza dell’ETA: un’altra autobomba esplode a Madrid nell’estate del 1992 e uccide 7 persone. Il timore delle autorità è concentrato sulle Olimpiadi di Barcellona di quell’anno.  Nel 1995, poi, l’ETA  torna agli omicidi eccellenti: uccide Gregorio Ordóñez, presidente del Partito Popolare nei Paesi Baschi. Nel 1997 rapisce  e uccide a Bilbao Miguel Ángel Blanco Garrido, consigliere comunale del Partito popolare. Segue poi l’assassinio del magistrato del Tribunale supremo Rafael Martínez Emperador. La giustizia, però, ha iniziato a indagare sui legami tra l’ETA e il partito Herri Batasuna: 23 membri in vista vengono condannati a sette anni di carcere, accusati di intrattenere legami con l’ETA.

I primi risultati della giustizia

Il governo Aznar è il primo a mettere davvero in crisi la storia dell’ETA: nel settembre del 1998, l’organizzazione annuncia la prima tregua a tempo indeterminato. Gli attentati, però, riprendono con la consueta ferocia nel 2000. Giornalisti, ex ministri, giudici, agenti e molti altri trovano la morte sotto i colpi dell’ETA. Nel frattempo, dall’altra parte del mondo, cadono le Torri Gemelle e l’UE decide di inserire l’ETA in una black list relativa alle associazioni da reprimere. Un colpo della polizia francese permette di arrestare altri due capi dell’ETA, mentre la giustizia sequestra i beni del partito Batasuna.

I dubbi sull’attentato di Madrid

L’11 marzo 2004, muoiono 192 persone nella strage di Madrid. La giustizia ha attribuito la responsabilità al terrorismo di matrice islamica, mentre molti sono ancora convinti che anche l’ETA abbia avuto un ruolo. Le prove a sostegno di un coinvolgimento dell’organizzazione basca sarebbero varie, ma piuttosto fumose. La più suggestiva riguarda sicuramente la distribuzione a San Sebastián, nei paesi baschi, di volantini nei quali si istigava al boicottaggio delle ferrovie spagnole della RENFE. Altri, poi, sottolineano l’assenza di terroristi suicidi nei treni, modus operandi tipico di al-Qāʿida. Esplosivi, detonatori e complessità dell’operazione, però, fanno propendere per un non coinvolgimento dell’ETA, ritenuta incapace di organizzare un’azione di questa portata, secondo i rapporti di polizia.

Come si finanzia l’ETA?

Per tutti gli anni 2000, l’ETA continua a provocare rivendicare decine di attentati. Bisogna dire che, spesso, non hanno provocato vittime. La storia dell’ETA infatti è costellata di telefonate di avvertimento, solitamente due ore prima delle esplosioni. La scia di sangue sembra dissolversi lentamente, dietro ad azioni divenute essenzialmente dimostrative o estorsive, soprattutto nei confronti degli imprenditori baschi. L’ETA, infatti, negli anni, ha continuato a finanziare le proprie operazioni con taglieggiamenti e sequestri nei confronti di migliaia di esponenti della borghesia basca e della Navarra.

Gli altri arresti

Nel 2006 segue un’altra tregua, bruscamente interrotta prima che l’anno finisca all’aeroporto di Madrid. Il premier spagnolo Zapatero annuncia quindi la sospensione di ogni tentativo di dialogo con l’ETA. Nel 2008 la polizia arresta il capo dei commandi Txeroxi, il suo braccio destro e altri collaboratori del terrorismo basco. Seguono altri arresti nel 2009 e nel 2010, così come continuano gli attentati,

Nel settembre del 2010, quindi l’ETA annuncia la fine delle operazioni offensive. I capi dell’organizzazione auspicano la fine dello scontro armato, nonostante continuino a sostenere il diritto all’autodeterminazione e all’unificazione dei territori baschi. Seguono annunci in questo senso nel 2011 e nel 2018 si parla di “scioglimento definitivo del gruppo”. Il quotidiano basco Gara pubblica un comunicato, in cui l’ETA fa ammenda ufficiale per le sofferenze inflitte alla popolazione in mezzo secolo di lotta armata, che si è lasciata dietro quasi mille morti.

L’opinione popolare e il declino del consenso

Sono state forse le operazioni di polizia a convincere l’ETA? Forse. Unita a questa, però, c’è anche l’interessante analisi proposta da Euskobarometro, il sondaggio condotto dall’Universidad del País Vasco (Università dei Paesi Baschi). Nel maggio del 2009, poco prima che l’associazione dichiarasse lo scioglimento, la popolazione basca aveva risposto ad alcune domande sull’ETA.  Il 64% aveva espresso un rifiuto totale dell’organizzazione l’ETA. Il 13% degli intervistati si erano identificati come ex simpatizzanti dell’ETA che però non supportavano più il gruppo. Un altro 10% era d’accordo con gli obiettivi dell’organizzazione, ma non con i loro mezzi. Il 3% aveva parlato di paura, un altro 3% di indifferenza e il 3% di dubbio. Ancora un 3% aveva espresso un’opinione di sostegno ma “con critiche” e solo l’1% aveva parlato di supporto totale. Anche tra gli elettori di Batasuna, il 48% si è opposto alla violenza dell’ETA. La fine del terrorismo basco, quindi, è forse espressione di un territorio che, pur con un forte senso di appartenenza, rifiuta nettamente il modus operandi degli ultimi sessant’anni.

Elisa Ghidini

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