StoryBorderline di Picciotto: cantare il dolore, il coraggio, l’amore

Uno storytelling musicale che invita al cambiamento promuovendo l’attenzione agli altri

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Il progetto StoryBorderline di Picciotto mostra, sfruttando un efficace storytelling rap, come attraverso le storie ci si possa comprendere reciprocamente e arrivare a rispettarsi. Il recupero della percezione della dignità di ognuno, di conseguenza, rende ancora più forte il rifiuto di qualsiasi violenza.

La copertina del progetto Storyborderline di Picciotto: il rapper scrive seduto in un quartiere difficile di Palermo
Il progetto StoryBorderline di Picciotto nasce nei quartieri difficili di Palermo, dove Paterniti lavora come operatore sociale: sulla copertina del concept Picciotto scrive seduto proprio in uno dei quartieri della città.

Da Lividi a StoryBorderline

Mi sono imbattuta nel progetto StoryBorderline di Picciotto, nome d’arte del rapper palermitano Christian Paterniti, per caso, ascoltando Lividi. La canzone, realizzata con O’Zulù e Davide Shorty, compare nell’ultimo album di Picciotto, teRAPia, ed è dedicata a Stefano Cucchi. Del videoclip di Matteo Montagna mi ha colpita una sequenza. Alcuni ragazzi coperti di lividi fronteggiano un uomo con una maschera truce. Lui li provoca, li minaccia con un manganello. Quando attacca, però, i giovani prima parano i colpi con un libro, poi debellano l’assalitore lanciandogli i volumi. “Cosa contengono questi libri per sconfiggere la violenza?”, mi sono chiesta. Curiosando sul suo canale, ho scoperto che a partire da un progetto del 2016 dell’artista si può azzardare una risposta.




Di stelle e di oblio: la storia e le storie di Storyborderline

Nel dicembre 2015 Picciotto lanciava su MusicRaiser una campagna di crowdfunding per il progetto multimediale StoryBorderline. In esso intendeva raccontare storie  “di stelle e di oblio, di degrado e di riscatto umano”. Il progetto si è concretizzato grazie all’adesione entusiastica di una fanbase trasversale. Così, nel 2016, una serie di video e un concept album hanno raccontato dodici storie intrecciate, difficili ma preziose. Per raccontarvi questo progetto ne abbiamo scelte sei, percorrendo lo spaccato socio-culturale che descrivono secondo le direttrici di dolore, coraggio e amore.

Il dolore di Mara e Rocco

Nel 2008 quindici ricercatori, docenti e tecnici della Facoltà di Farmacia dell’Università di Catania morirono mentre molti altri si ammalarono. Avevano maneggiato e respirato sostanze tossiche ben oltre i limiti tollerabili: il laboratorio non era a norma. Mara, brillante ricercatrice, resta vittima dell’avvelenamento e, mentre la malattia la consuma, si scontra col silenzio dell’istituzione e del Paese cui ha dedicato la vita. Anche Rocco vive per un’istituzione: la Polizia di Stato. Ma la sua divisa è un alibi per i suoi problemi personali e, appena può, sfoga con lo sfollagente la rabbia cieca che lo divora. Fascista convinto, omofobo, razzista, Rocco è un uomo incapace di fare i conti con se stesso. Fino a quando, durante una protesta, pesta un’attivista LGBT tanto da ridurla in fin di vita e poi si accorge che è sua figlia. Allora comprende che portare la divisa con il suo atteggiamento lo ha reso “bestia”.

Il coraggio di dire “NO”: Jorge e Davide

Mara e Rocco, in modo diverso, sono stati traditi da ciò in cui credevano. Le loro figlie, Silvia e Giulia, li riscattano cercando di costruire un mondo migliore con le proprie scelte di vita. Con il loro coraggio, fanno altrettanto Jorge e Davide. Jorge è il leggendario terzino destro e capitano dell’albiceleste Jorge Carrascosa. Per protesta contro la dittatura militare che governava l’Argentina e con l’evento si faceva propaganda, Carrascosa lasciò la nazionale alla vigilia dei mondiali del 1978. Ciò gli costò la carriera da professionista. Davide, invece, si occupa di sicurezza sul lavoro: perde il proprio rifiutando di falsificare un documento relativo a una morte bianca. A Davide e Jorge la coscienza costa cara, ma preserva la loro integrità.

Amore di sé e degli altri

Il ritornello della canzone che mi ha fatto conoscere StoryBorderline dice, in riferimento agli abusi di potere:

Se la ragione è di chi non ragiona, potrebbe succedere ancora.

[…]

E se alla fine vince sempre chi ignora, potrebbe succedere ancora

Ma se l’amore lo insegnassero a scuola… Potrebbe succedere ancora?!?

Contro la violenza e l’indifferenza, dunque, l’educazione al pensiero critico dovrebbe correlarsi all’amore. Ma quale amore? Anzitutto, come insegnano Jorge e Davide, quell’amor proprio che permette anche sotto minaccia di dire “NO” quando acconsentire sarebbe vile. Per capire che acconsentire sarebbe tradire le proprie responsabilità, però, serve un altro amore: l’amore per gli altri. Ovvero, il riconoscimento del valore incondizionato di ogni essere umano in quanto tale.

L’amore e le storie

StoryBorderline propone le storie come strumento per comprendersi e rispettarsi. Perciò, più ci penso, più mi sembra chiaro che anche quei libri nel videoclip successivo contenessero storie. Ora, i protagonisti di StoryBorderline lottano ogni giorno per sopravvivere e vedere riconosciuta la propria dignità. Per alcuni è più dura. Come Luca, Giulia e Vale: giovani che, in un Paese omofobo, cercano di costruirsi un’identità e una famiglia. Come Santo, pescatore gay che, stigmatizzato dalla comunità, non perde la propria generosità e salva dall’annegamento un gruppo di migranti. A lui è affidato un verso che racchiude il senso del progetto:

Mai e poi mai remarsi contro: renditi conto che siamo tutti sulla stessa barca.

È facile buonismo? In un Paese avvelenato da un clima politico e sociale tossico, no. Piuttosto, è l’invito a non lasciare che questo clima prevalga: le atrocità già accadute non devono ripetersi ancora.

Valeria Meazza

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