Strage dei delfini in Toscana, 40 gli animali morti a causa del morbillo

Un virus sta decimando i cetacei della zona. E l'epidemia sembra destinata a non fermarsi

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Una strage silenziosa si sta consumando, dall’inizio dell’anno, lungo le coste della Toscana. A farne le spese, le colonie di delfini che popolano le acque del mar Tirreno. Sono già quaranta gli animali morti. Le ultime due carcasse sono state rinvenute nel fine settimana al largo di Viareggio da funzionari della capitaneria di porto. A renderlo noto è stata l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente.

 

UCCISI DAL MORBILLIVIRUS

A causare la morìa dei cetacei, soprattutto quelli della specie tursiope, sarebbe un’epidemia di morbillivirus. Questo è ciò che emerge dai primi risultati delle analisi istologiche e batteriologiche svolte dall’Istituto Zooprofilattico di Toscana e Lazio sui corpi di quattro delfini, due esemplari maschi e due femmine, morti tra giugno e luglio. Nei prossimi giorni saranno comunque svolte ulteriori indagini molecolari, su richiesta della regione Toscana, per confermare gli esiti avuti fin qui.




Il timore adesso è che l’epidemia non abbia ancora raggiunto il suo picco e che possa fare molte altre vittime nelle prossime settimane. Il morbillivirus si trasmette attraverso il contatto fisico tra i delfini, e dunque è estremamente pericoloso per questi animali. Epidemie simili avevano già colpito le colonie di cetacei che vivono nei mari toscani nel 2013 e nel 2016. In quell’occasione però, a farne le spese erano stati principalmente gli esemplari della specie Stenella striata. 

IL RUOLO DELL’INQUINAMENTO

Per i delfini, la vita nei nostri mari è sempre più difficile. Le sostanze inquinanti che finiscono nelle acque, a causa delle attività umane, indeboliscono i sistemi immunitari di questi animali, esponendoli maggiormente al rischio di ammalarsi. Non è un caso che molti dei corpi recuperati presentassero lo stomaco vuoto, a dimostrazione del fatto che fossero debilitati da un’infezione in corso che gli toglieva le forze tanto da spingerli a non mangiare. La prima morìa nel Mediterraneo risale già agli anni ’90, quando il morbillo dei cetacei uccise centinaia di Stenelle striate. Negli ultimi anni però i casi cominciano a ripetersi con una frequenza preoccupante nei nostri mari.

 

DINO CARDARELLI

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