29 aprile 1945: la strage nazista a Grugliasco e i “prigionieri della memoria”

Le guerre non si concludono con gli abbracci come quelli del 25 aprile. Le guerre si concludono continuando a spargere sangue, come è avvenuto nelle stragi di Grugliasco e Collegno, alle porte di Torino

La strage nazista di Grugliasco è avvenuta tra il 29 e il 30 aprile 1945, quando gli ufficiali tedeschi in ritirata e, in risposta, i patrioti italiani, si macchiano dell’uccisione di decine e decine di uomini.
Ripercorriamo con ordine gli eventi: il 25 aprile 1945 i partigiani entrano a Milano, c’erano già state insurrezioni a Bologna e a Genova e la liberazione di Roma.
Il 28 aprile i tedeschi firmano la resa, che sarebbe però divenuta ufficiale il 2 maggio: pochi giorni sono bastati a produrre nuove vittime. Torino viene liberata e ai nazifascisti è vietato di attraversare la città durante la ritirata per non spargere altro sangue, quindi aggirano la città da sud-ovest per arrivare al Brennero. Il territorio era formato da piccoli paesini presidiati da formazioni poco coordinate tra loro e composte da giovani inesperti.

La sera di domenica 29 aprile, quando sembrava tutto finito, arriva una colonna armata di tedeschi, la 34 Infanterie Panzer Division, 10 mila tedeschi che si ritiravano dalla Liguria. Sentendosi minacciati dal presidio, iniziano a sparare nel mucchio, a uccidere civili per strada, a catturare ostaggi e a saccheggiare abitazioni.
Il 30 aprile i tedeschi assaliscono l’ex sede della Gioventù italiana del Littorio, dopo averci trovato i cadaveri di due ufficiali nazisti uccisi precedentemente. Quindi in 35 furono trasferiti a Grugliasco e fucilati alle porte del paese, insieme a degli ostaggi.

L’1 maggio la strage nazista a Grugliasco conosce la sua vendetta: un gruppo delle Squadre d’Azione Patriottica fucila 29 militi della Repubblica di Salò, dopo averli esibiti alla folla inferocita e portati a Collegno. Erano quasi tutti originari del mantovano e metà aveva poco più di vent’anni, altri sui trenta. Vennero seppelliti in fretta e con loro anche il loro ricordo, fino allo studio dello storico Bruno Maida nel libro “Prigionieri della memoria“.

Le sorti diverse di queste due stragi ci ricordano che la storia la scrivono i vincitori

La prima strage nazista, quella a Grugliasco, passa alla storia come il fulcro della memoria della resistenza nella cittadina. La seconda, a danno dei repubblichini, rimane coperta per 50 anni fino allo studio del professor Maida. Da un lato abbiamo l’orgoglio della Resistenza, dall’altro gesti tutt’altro che nobili. Questa è la doppia faccia della storia, tra memoria e oblio, scritta dai suoi vincitori. Qui uno stralcio di un documentario girato del 2011,  con le testimonianze degli allora sindaci di Grugliasco e Collegno:



 

Francesca Santoro

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