Stranger Things, è tornato il mondo del sottosopra tra Netflix e Mediaset

Stranger Things, l’acclamattisima serie di Netflix torna con la sua terza stagione, tra immaginario anni 80 e lo strano caso con Mediaset

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Siamo nel 1985 in radio impazzano a rotazione i Tears For Fears, George Michael nei Wham! e Madonna. Al cinema invece Rocky Balboa vince la guerra fredda tramortendo al tappeto Ivan Drago e i Goonies trovano il tesoro di Willy L’ Orbo, esatto, chi non l’avesse capito torna Stranger Things con tutto il suo immaginario.

La serie evento, diventata un vero e proprio fenomeno di culto, arriva alla sua terza stagione e non in un giorno qualunque, ma in quel fantomatico “Indipendece Day” americano del 4 Luglio tra fuochi d’artificio e il ritorno dell’inquietante mondo del sottosopra.




Dopo che la passata stagione visse nell’ambientazione dell’altrettanto affascinante notte di Halloween, stavolta è passato una anno e ci spostiamo nella festosa giornata dell’indipendenza per le nuove avventure nella cittadina di Hawkins in Indiana con Eleven e compagni.

Stranger Things, è la creatura fantastica nata da Matt e Ross, i Duffer Brothers, che sarà disponibile sulla piattaforma streaming di servizio on demand Netflix, scatenando già un caso mediatico senza precedenti. Dopo, per l’appunto, alcuni misteriosi teaser relativi agli anni 80, in concomitanza dell’uscita della nuova stagione della serie su Netflix, apparsi su Italia Uno, rete di giovani tendenze ma pur sempre generalista e avversaria di ascolti. Il canale ha poi pubblicizzato proprio l’uscita della terza stagione della serie, seppur da  competitors ma esiste un perchè.

Si lesse infatti, dapprima sui social sia poi sulle reti Mediaset: “Gli anni 80 stanno per tornare“ come slogan e poi il lancio di hashtag #Stranger80s. Arrivando poi proprio allo spot palese che rimandava su Netflix  della terza stagione di Stranger Things , sistema televisivo che poteva appunto figurare come avversaria della televisione di proprietà della Publitalia, ma tutto ciò sottende una profonda strategia commerciale e di marketing.

Ebbene si,perchè la televisione che fa capo a ConfalonieriPier Silvio Berlusconi aveva già abbandonato la sua personale programmazione digitale per dirottare i propri canali su Sky, oggi compie un passo in avanti con una sinergia che riconosce il colosso Netflix e proponendo in questi giorni una apposita programmazione con il meglio del mondo anni 80, da Gremlins a Breakfast Club.

Nella nuova stagione di Stranger Things , oltre alle varie e misteriose creature provenienti dal mondo del sottosopra, protagonisti ancora una volta il gruppo di giovani attori tra cui spiccano Mille Bobby Brown nel ruolo di Undici e Finn Walfhard in quello di Mike, divenute già vere e proprie icone, non solo nel fidelizzato mondo nerd ma globalmente grazie  a partecipazioni a film campioni al box office, videoclip musicali e con profili social seguitissimi.

Non mancheranno però il resto della “ciurma” come Will, Dustin, Lucas, Max ma senza dimenticare anche le eccellenti performance di attori “adulti” come Winona Ryder e David Harbour.

La formula segreta di Stranger Things,  sta proprio nel ricamare sapientemente l’immaginario fatato della Hollywood di quegli anni (straordinario effetto “citazionistico” di pellicole, da “La notte dei morti viventi” ad “ET“) , lo sci fi, lo Spielberg più popolare di sempre, ma anche la minuziosità della ricostruzione del decennio fatto di pop esplosivo, dalle grafiche all’abbagliamento, suscitando l’incantesimo dell’effetto nostalgico e la suggestione visiva e narrativa nei più giovani, la formula perfetta per attrarre una duplice generazione.

L’effetto immaginifico che crea la serie ha sancito una vera e propria vittoria del prodotto anche dal punto di vista del product placment. Stranger Things è campione di vendite nel merchadising, conta l’uscita della graphic nouvelle e libri dedicati, ma anche tanti sottoprodotti e immaginiamo spin off che ne seguiranno.

Il successo generato, oltre che,  ovviamente dall’appeal di elementi di collage cinematografico e alla trama sostenuta ma anche alla spontaneità goffa e romantica che evoca la recitazione di quegli anni. Una recitazione spontanea e viscerale che arriva empaticamente in maniera efficace, e poi si ricuce  con centralità nella serie  l’eterno tema dei rapporti adolescenziali e dalla tenerezza di certi amori e certi affetti.

                                                                                                                                                                                                                                   Claudio Palumbo

 

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