Stress post traumatico anche negli animali

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Arriva notizia dall’università dell’Ontario occidentale di una ricerca pubblicata su Scientific Reports che ha riscontrato nel cervello di animali, viventi allo stato selvatico, che erano stati esposti alla minaccia di un predatore dei cambiamenti simili a quelli osservati nel cervello di chi soffre di stress post traumatico (in inglese PTSD cioè Post Traumatic Stress Disorder).
Il livello di stress e paura nel cervello è misurabile oggettivamente perché si verificano dei cambiamenti nella circuiteria neuronale, la ricerca è stata condotta su alcune cinciallegre che vivono nella Western’s Advanced Facility for Avian Research (AFAR).
La scoperta interessa i ricercatori di vari discipline, infatti se agli studiosi di ecologia interessa sapere che certe esperienze lasciano effetti duraturi sugli animali a chi invece estrapola dagli animali conclusioni per capire le patologie umane conferma che lo stress post traumatico deve essere considerato come una reazione naturale dal punto di vista evoluzionistico.



Ma quale vantaggio può donare il rimanere terrorizzati da un predatore fino al punto di non condurre più una vita normale anche molto tempo dopo che la minaccia è cessata? Un numero sempre crescente di ricercatori sta proponendo la tesi che lo stress post traumatico  sia l’attivazione di un meccanismo molto primitivo dal punto di vista evoluzionistico che rende prioritaria la sicurezza sulla qualità della vita.
D’altro canto però lo stress post traumatico (e il suo equivalente osservato tra gli animali) ha mostrato di influire negativamente sia sulla fertilità che sulla capacità dei genitori di offrire cure parentali, quindi a livello di sopravvivenza della specie questo meccanismo primitivo non sembra molto efficiente.
Due parole su come si è svolto l’esperimento: alcuni degli uccelli oggetto dello studio sono stati esposti alle registrazioni audio di predatori, altri uccelli al verso di non predatori (per due giorni), poi gli uccelli sono stati riuniti e lasciati senza ulteriori stimoli per sette giorni, infine è stato misurato il livello di un trascrittore genetico in amigdala ed ippocampo per misurare gli effetti duraturi sulla circuiteria neuronale della paura.

Roberto Todini

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