Studente figlio di divorziati. Revocata la bocciatura

Il Padre non era stato informato del rendimento del figlio

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Malgrado l’affido condiviso, non era stato informato per tempo dalla scuola, ritrovandosi impossibilitato a intervenire per aiutare il ragazzo. E’ successo a Gorizia e il Tar annulla la bocciatura di uno studente di seconda media, avvenuta nel giugno scorso, che ora potrà frequentare la terza.
Secondo la posizione del Tar, il comportamento omissivo della scuola avrebbe ostacolato e impedito un esito positivo.

“Lo avevo aiutato già un altro anno, avrei potuto farlo di nuovo”

 




Vivere la bigenitorialità non è una cosa da affrontare con leggerezza e sicuramente gioca un ruolo fondamentale tra i banchi di scuola e della vita. L’accusa del padre per l’estromissione è sacrosanta e, specie con l’affido condiviso, non vi era motivo di privarlo di tutte le informazioni del caso.

Il ragazzo, scrive la scuola, è stato bocciato perché la situazione “è peggiorata nel corso dell’anno poiché ha manifestato atteggiamenti poco collaborativi”. Niente da eccepire fin qui, ma allora perché, negli anni delle continue lotte per la parità di genere, scegliere di non informare un genitore (qualsiasi esso sia) su cosa succede nella vita di suo figlio? In base a cosa nonostante l’affidamento ad entrambi chi poteva intervenire non ha avuto neanche la possibilità di farlo?




Non si tratta ovviamente di una questione istituzionale. Che in mancanza di competenze non si proceda verso la classe successiva, come è sempre stato, è naturalmente giusto. Nasce però una riflessione spontanea su quanto un piccolo accorgimento possa fare una grande differenza, soprattutto nella vita di un giovane studente. Magari, le parole di un padre al momento giusto potevano effettivamente riaccendere nel ragazzo la voglia, la passione e l’interesse per quello che è il suo dovere. Le conseguenze che ha un divorzio a livello psicologico su un ragazzino possono influire sul suo andamento scolastico, sarebbe quindi ideale non separare i genitori almeno nelle loro responsabilità.

Stefano J. Bazzoni

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