Nuovo studio sul Dna dei gemelli: dallo spazio all’Everest

Due gemelli scalatori saranno protagonisti del nuovo studio condotto dalla Nasa per scoprire come cambia il patrimonio genetico quando uno dei due si trova sul massiccio più alto del mondo e l’altro a livello del mare.

Fonte: Pixabay
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Sta per essere effettuato uno studio sul Dna condotto dalla Nasa e guidato dal genetista Christopher Mason della Cornell University di New York, con lo scopo di analizzare la mappa genetica di due esperti alpinisti che per un mese scaleranno le vette più alte del mondo, e confrontarle con quelle dei loro gemelli rimasti a livello del mare.

Foto: Willie Benegas

Prima nello spazio

Si tratta di una variante di uno studio che era già stato effettuato tra il 2015 e il 2016 nello Spazio. Dopo 340 giorni trascorsi sulla Stazione spaziale internazionale, uno dei due gemelli astronauti, Scott Kelly, riportava nel suo Dna delle differenze genetiche rispetto al fratello Mark rimasto sulla Terra. Nelle cellule del gemello in missione erano presenti dei cambiamenti molto simili a quelli che si innescano in una situazione di forte stress. Lo scopo dello studio era sapere come cambia l’espressione genica, il flusso di sangue al cervello, il sistema immunitario in un’ambiente di microgravità. In sostanza, le mutazioni erano molto affini a quelle di un individuo sottoposto a un forte stress sulla Terra. Inoltre i cromosomi di Scott hanno presentato un allungamento nelle loro parti finali, dette “telomeri” che incidono sulla longevità della vita degli individui. I cambiamenti però erano solo temporanei. Ritornato sulla Terra e alla solita routine, il patrimonio genetico di Scott è ritornato ai parametri normali, precedenti al lancio.

…ora sul tetto del mondo

I protagonisti di questa nuova missione sono due gemelli, Matt Moniz, 20 anni e Willie Benegas, 49. Il primo ha un gemello eterozigote, il secondo omozigote. Entrambi trascorreranno un mese sulle vette dell’Everest e dovranno prelevare dei campioni di sangue, feci e saliva in condizioni estreme, ad un’altezza di settemila metri. L’obiettivo di questo esperimento è quello di avere il sequenziamento dei loro dna ed rna e confrontarlo con quelli dei loro gemelli rimasti sul mare, per verificare la presenza di mutazioni genetiche dovute alla permanenza in alta quota.

Uno studio estremamente importante perchè complementare a quello precedente e risolutivo. Capire le cause di queste mutazioni non è semplice e alla fine si scioglierà il dubbio se queste sarebbero causate solo dalla permanenza in un ambiente estremamente stressante e non avere invece, delle implicazioni relative al passaggio nello Spazio. Anche se le condizioni ambientali dell’alta quota sono abbastanza diverse rispetto a quelle della stazione spaziale internazionale, le temperature gelide, i bassi livelli di ossigeno e la pesante fase di isolamento, riproducono le condizioni di stress molto vicine a quelle provate da Scott Kelly.

Maria Ferro

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