India, sedicenne stuprata e bruciata viva dal branco davanti ai genitori

I colpevoli non hanno accettato la condanna della giustizia

Orrore in un villaggio indiano, altro caso di stupro su minori.

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L’ultimo caso di stupro su minore in India è accaduto nel villaggio di Rajakendua (situato nel distretto di Chatra, nello Stato di Jharkhand). I genitori si erano recati ad un matrimonio, lei (una sedicenne) era rimasta da sola in casa. Un gruppo di 4 ragazzi ubriachi l’ha rapita e l’ha condotta in un posto isolato, dove ha subìto uno stupro di gruppo.




Stuprata e bruciata viva per vendetta

Il mattino seguente al rapimento e allo stupro, il branco ha condotto la vittima a casa sua. I suoi familiari, stravolti da quanto avvenuto, hanno denunciato il fatto. Il branco è stato poi condannato dalla giustizia locale, ossia dal consiglio del villaggio, chiamato Panchayat, che nelle zone rurali fa le veci di polizia e magistratura, ma le pene da esso decise non corrispondono alle leggi sancite dallo Stato. Difatti la condanna per i 4 membri del branco consiste nel praticare 100 esercizi di flessioni, di fronte al resto degli abitanti del villaggio e in una multa (secondo alcune fonti di 187 euro, secondo altre 625 euro, in entrambi i casi una cifra irrisoria rispetto al danno subìto dalla vittima). I giovani non hanno accettato tale condanna e, non solo hanno rapito e violentato una sedicenne, ma si sono permessi anche il lusso di andare su tutte le furie per quanto deciso dalla giustizia. Perciò hanno deciso di vendicarsi e sono tornati a casa della ragazza, dove prima hanno picchiato i suoi genitori e poi hanno dato fuoco a lei, dopo averla cosparsa di kerosene. E così questa sedicenne è stata stuprata e bruciata viva dal branco.




Pena capitale e pene inadeguate

La notizia di un simile scempio è giunta presso la stazione di polizia di Itkhori, che è riuscita a capire chi siano i colpevoli, ma non li ha ancora trovati. A riportare quest’ennesima tragica storia di abusi su minore è stata l’agenzia locale Ians. E dire che, neanche due settimane fa, si era diffusa la notizia che il governo indiano sta valutando la proposta di applicare la pena di morte a chi commette stupri su bambini di età inferiore ai 12 anni e ha anche inasprito le pene per quanti commettono simili reati su vittime fino ai 16 anni.




Può la pena capitale fungere da deterrente per quanti si macchiano di simili orrendi crimini? Gli stupri in India sono decine di migliaia ogni anno, come fermare un simile fenomeno? Ci sarebbe bisogno di una rivoluzione sociale e culturale, già numerose sono state le proteste e le manifestazioni nelle strade che gridano giustizia per le vittime. Ma, fino a quando non cambierà il modo in cui la donna viene vista e come il suo ruolo viene percepito dalla società, non resta che continuare a denunciare le violenze e raccontarle, affinché nessuna vittima debba più vergognarsi di ciò che le è stato imposto con la forza e ogni colpevole venga giudicato e condannato in maniera adeguata. Come possono 100 flessioni essere sufficienti a far comprendere la gravità di quanto commesso? Come può una multa di qualche centinaio di euro risarcire una vita spezzata per sempre?

Carmen Morello

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