Lo stupro come arma di guerra: Il Consiglio di Sicurezza Onu approva

Con 13 a favore e 2 astenuti, è stata approvata la Risoluzione Onu sullo stupro come arma di guerra

Per il segretario Guterres e l’attivista Amal Clooney, è una conquista parziale, bisogna andare oltre. La giustizia sia l’antidoto.

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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato con 13 voti a favore e due astenuti (Russia e Cina) una dibattuta risoluzione contro il ricorso allo stupro come arma di guerra.

Stupro, palazzo OnuUn duro braccio di ferro quello consumatosi tra i membri del Consiglio di Sicurezza che sono dovuti scendere a compromessi onde evitare il veto degli Usa. Il testo iniziale, infatti, conteneva un riferimento sull’assistenza alla «salute riproduttiva», ossia l’implicito sostegno e accompagnamento all’aborto per le vittime di stupro. Eliminato il riferimento, gli Usa hanno approvato la risoluzione, incassando una vittoria. La risoluzione Onu modificata è stata approvata con un 13-0 e l’astensione della Russia e della Cina.

I tavoli del compromesso

L’ambasciatore francese delle Nazioni Unite, Francois Delattre, si era mostrato contrario all’esclusione del riferimento alla salute sessuale. “È intollerabile e incomprensibile che il Consiglio di Sicurezza – ha affermato – non sia in grado di riconoscere che le donne e le ragazze, che hanno subito violenze sessuali nei conflitti e che ovviamente non hanno scelto di rimanere incinta, dovrebbero avere il diritto di interrompere la gravidanza”.

La frase rimossa recita: “Riconoscendo l’importanza di fornire assistenza tempestiva ai sopravvissuti alla violenza sessuale, si esortano le entità delle Nazioni Unite e i donatori a fornire servizi sanitari non discriminatori e completi, in linea con la risoluzione 2106.”
Si è giunti così ad un compromesso rispetto ad una versione precedente nella quale compariva una descrizione dettagliata dei servizi sanitari, “inclusa la salute sessuale e riproduttiva, il sostegno psicosociale, legale e di sostentamento”.

Giungere al compromesso non è stato facile e certamente il dibattuto potere di veto dei membri delle Nazioni Unite ha giocato un ruolo preminente. Si è tenuta ieri una riunione sul tema in cui hanno preso parte il segretario generale Antonio Guterres, i premi Nobel per la pace Nadia Murad e Denis Mutwege, nonché l’avvocato attivista Amal Clooney. La Germania, presidente di turno dei Quindici, ha compiuto un duro lavoro affinché si approdasse a sottoscrivere la risoluzione, dopo che con le riserve dell’America si era paventato un nulla di fatto. Peraltro, dalla risoluzione iniziale era già stata eliminata una clausola importante – su invito di Usa, Russia e Cina – relativa all’istituzione di strumenti per monitorare e segnalare tali atrocità in guerra.




Per il segretario generale Guterres e l’attivista Amal Clooney, bisogna andare oltre

Il segretario generale Guterres si è mostrato propenso ad andare oltre la risoluzione odierna, una conquista parziale che non va alle radici del problema. “Nonostante i numerosi sforzi – ha spiegato Guterres – la violenza sessuale continua ad essere una caratteristica orribile dei conflitti in tutto il mondo”. “Usata deliberatamente come arma di guerra – ha aggiunto Guterres – dobbiamo riconoscere che lo stupro colpisce in larga misura le donne perché collegato a questioni più ampie, come la discriminazione di genere”. Il problema più profondo è la diffusa impunità, in quanto spesso questi crimini non vengono denunciati, investigati e quindi nemmeno perseguiti. Il segretario generale Guterres ha così chiosato, incoraggiando a “lavorare insieme per superare le differenze” e esortando ad una “risposta globale” che deve “garantire la punizione degli autori e il sostegno completo ai sopravvissuti”.

Anche l’attivista Amal Clooney ha espresso la necessità di non fermarsi a questo primo passo, affermando che “sebbene la bozza sia un passo avanti, soprattutto nella misura in cui rafforza il regime di sanzioni per coloro che commettono tali crimini, bisogna andare oltre”. L’Onu non si è mostrata disposta a fornirsi di strumenti di punizione nei riguardi di coloro che commettono questi atti. La giustizia non può avere una possibilità se le persone al potere, tra cui quelle sedute intorno a questo tavolo, non ne fanno una priorità e ha proseguito asserendo che “c’è un’epidemia di violenza sessuale e la giustizia è l’antidoto. È il momento di farla diventare la vostra priorità e onorare davvero  i sopravvissuti come Nadia Murad che hanno già sofferto troppo”.

Giulia Galdelli

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