Stupro correttivo: letale piaga sociale

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Dalla spregevole ed infondata convinzione che l’omosessualità sia una malattia, dall’infimo intento di allineare le scelte altrui a ruoli stereotipati, dal radicato disprezzo per le donne, specialmente per quelle che amano altre donne, deriva l’attuazione di un odio criminale, fatale per chi lo subisce: lo stupro correttivo

Nonostante la cornice di questo spaventoso quadro sembri appartenere ad epoche passate, lo stupro correttivo è parte integrante del disegno sociale odierno. E ne esprime un marciume dilagante.

Lo stupro correttivo è una pratica atroce, la cui base ideologica è la presunta capacità della violenza carnale di “curare” l’omosessuale. Stupro come strumento di correzione dell’inaccettato. Stupro come mezzo di adeguamento.

È evidentemente una letale piaga sociale, misera quanto terrificante per propagazione. 

Le vittime sono in maggioranza donne, nere, povere e lesbiche

La posizione sociale tende ad emarginarle, porle letteralmente in basso ed in quell’ultimo gradino di civiltà vedono il peso dell’ignoranza schiacciare le proprie esistenze. L’intersezionalità che diviene condanna. 

La vita si perde o si offusca nella nebbia dell’abuso per mano di una realtà eteronormativa, omofoba e misogena.

Le conseguenze per chi sopravvive allo stupro correttivo sono devastanti, logoranti sia dal punto di vista psicologico che fisico. Tra gravidanze indotte, traumi, mutilazioni, rischio di diffusione dell’HIV, il bacino del loro vivere diviene altamente tossico.

Nel 2008 Eudy Simelane a 31 anni è stata rapita, violentata, stuprata, picchiata e pugnalata. Il 24 aprile 2011 Noxolo Nogwaza, 21 anni, è stata stuprata, lapidata e pugnalata a morte. Nel 2007 Sizakele Sigasa  e la sua compagna Salome Masooa sono state violentate, torturate e uccise. Avevano rispettivamente: 34 e 24 anni.

Donne, sudafricane, lesbiche, fedeli ad un ideale ed attiviste in onore dello stesso. Vite coraggiose infrante da un’uguale tragica e sanguinosa persecuzione che tenta di cancellarne l’identità e di punirne l’audacia. 

Proprio in Sudafrica il problema è un allarme sociale di notevole ingombro: si stima che almeno 500 donne diventino vittime di stupro correttivo ogni anno

La piaga cresce, inarrestabile. Si accentua nella distopica visione comune per la quale quelle vittime rimangono in silenzio: il 66% delle donne africane ha dichiarato di non aver denunciato la sopraffazione. Comprendere quell’insito timore frenante è in realtà, estremamente semplice: il 62 % degli uomini sudafricani sopra agli undici anni è convinto che costringere qualcuno a fare sesso non sia violenza. 

Il tacere deriva però anche dall’assenza di una normativa chiara: i crimini relativi a discriminazioni per l’orientamento sessuale non sono espressamente riconosciuti in Sudafrica e le denunce di stupro correttivo non sono distinte dalle denunce di stupro generali. 

Tanti sono gli omicidi registrati ogni anno causati dalla follia carnale eppure poche o nulle sono le condanne.

Non cadiamo però nell’inganno di considerare gli eventi circoscritti in una singola area geografica: purtroppo le fobie sono globali, ed è a livello globale che agiscono, opprimendo

In India il disagio diffuso in merito all’orientamento sessuale ha reso  lo stupro correttivo una pratica accettata e promossa dalle stesse famiglie. La volontà è di proteggere il proprio cognome ed evitare giudizi delle comunità religiose. Nel timore prevale il silenzio, le stime indicano che il 90% dei crimini sessuali nel paese non è  denunciato.

In Kenya è radicato l’assunto per il quale stuprare può “normalizzare” la vita delle persone appartenenti alla comunità LGBTQ+.

In Europa sembra non essere usuale tale pratica ma quello stesso odio s’incarna in azioni della stessa portata brutale e ciò indica che l’ostacolo mentale è vivo, ovunque ci voltiamo.

Proprio per questo perseguire, sostenere, incarnare un ideale opposto al descritto, è un salto in alto obbligatorio al fine di evitare e successivamente estinguere questa macabra depravazione

Fortunatamente dalle volontà antitetiche è nata e persiste una vera lotta per il rivolgimento pubblico. È una protesta intrepida, anche e soprattutto in Sudafrica:

Emblema di temerarietà Ndumie Funda, un’attivista sudafricana per la giustizia sociale, è impegnata nel lavoro per porre fine allo stupro correttivo. Grazie a lei il Sudafrica ha approvato la sua prima legge contro i crimini ispirati dall’odio. Continuare ad appoggiare il suo lavoro e quello della sua organizzazione è comunque ancora indispensabile. È possibile farlo attraverso il sito: LULEKI-SIZWE

Questa lesione delle identità deve interessarci tutti.

Le grida del cambiamento provengono dalle sponde, coloro che occupano una posizione di privilegio hanno però l’immenso potere di amplificarle. Ecco perché al richiamo per la contestazione ed il dissenso di fronte a tali crudeltà, devono rispondere soprattutto gli uomini etero, non come sinonimo di un ulteriore discriminazione ma per palesare una presa di posizione netta. Contro la violenza, a favore degli ultim*.

Sostenere tali iniziative significa accogliere il dolore altrui, farne una causa di valore e lottare perché si tutelino diritti fondamentali laddove si fa buia la certezza di integrità.

“Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.”

M. L. King

Giorgia Zazzeroni

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