Stupro di Sorrento, le chat shock del branco: “Ci siamo fatti una nonnina”

Ecco il racconto della notte in cui avvenne lo stupro di gruppo

La descrizione è contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Emma Aufieri.

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“Ci siamo fatti una nonnina… 40/50 anni… m’agg fatt nu tavolone cu na milf… era nu patanone incredibile… quello che ho visto ieri mai visto in vita mia”.

e poi

“Ieri mi sono fatto un tavolo con i ragazzi della cucina con una Milf canadese… Imm sclerat… Fantasticoooo”.

o ancora

“Avete fatto i vostri comodi sul mio lenzuolo…”

(Tavolone: termine napoletano con cui si indica il sesso con una donna stesa supina).

Queste sono alcune delle frasi shock con cui i membri del branco descrivevano lo stupro di gruppo ai danni della turista inglese. Commenti sulla presenza o assenza dei membri, su chi è stato più bravo e chi meno, apprezzamenti nei confronti della turista inglese ed emoticon varie a corredo di frasi che definire sconce è fin troppo riduttivo. D’altronde, cosa ci si potrebbe aspettare da un gruppo Whatsapp che porta il nome di “Cattive abitudini”, creato proprio per discutere di tematiche ‘spinte’?

Lo stupro di Sorrento

Lo stupro di Sorrento è avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 ottobre del 2016, presso l’hotel Alimuri di Meta di Sorrento, in due momenti: prima lo stordimento della vittima con un cocktail contenente la ‘droga dello stupro’, seguito da una prima violenza nell’adiacente piscina da parte dei due barman che le hanno offerto il drink. Poi è stata condotta in un locale di servizio e lasciata in balìa di un branco di balordi, almeno 10, che a turno si sono ‘divertiti’ con lei. Un’impresa da veri uomini, non c’è che dire. Mai visti così tanti machi in azione. In fondo, “perché sedurla se puoi sedarla”? Giustamente, perché sprecare tempo ed energie in inutili convenevoli, se si può arrivare al dunque stordendo una donna, sola e indifesa (accompagnata dalla figlia che, sentendosi male, si ritira in camera)?

A raccontare il terribile episodio è stata la turista inglese, tornata a Napoli a maggio del 2017 per parlare con i magistrati: l’incontro con il pm Mariangela Magariello della Procura di Torre Annunziata avviene presso il Policlinico, in cui vengono prelevati campioni di capelli ed urine in modo da rilevare tracce della ‘droga dello stupro’ e capire la data in cui è stata somministrata. A seguire l’interrogatorio di conferma in cui la vittima descrive la violenza, come fatto in precedenza davanti alla polizia inglese per la prima denuncia dell’ottobre 2016.

«Ero in vacanza con mia figlia 25enne. Una vacanza organizzata con tour operator, durata una settimana. Era un regalo per il compleanno di mia figlia».

A confermare quanto asserito dalla donna la testimonianza della figlia:

«Io mi ero sentita male e sono risalita in camera, lasciando mia madre da sola».

Tornata in camera, la figlia avrebbe notato che la madre era molto agitata. La donna non ha saputo riferire con precisione quanti fossero i suoi aggressori, sarebbero stati almeno una decina. A testimonianza dell’orrore “due foto di una donna seminuda trattenuta da braccia maschili”, in una il suo volto non è riconoscibile, nell’altra sì.

“Mi sembrava di essermi staccata dal corpo e di assistere dal di fuori a quel che mi stava accadendo. Nella stanza del personale, dove sono stata portata sotto l’effetto della droga c’erano almeno dieci uomini nudi, tutti molto giovani. Uno di loro, mi ricordo, aveva tatuata sul collo una corona”.




La denuncia e le indagini

I messaggi, in cui i colpevoli si vantavano della ‘straordinaria impresa’ compiuta la sera prima, ora si ritorcono contro chi li ha scritti, soddisfatti di quanto fatto e sicuri di passarla liscia. Sì, perché questi “buoni a niente, ma capaci di tutto” (come si sono autodefiniti in un selfie pubblicato su Facebook) avevano premeditato il tutto: hanno aspettato l’ultima sera di permanenza della turista inglese nell’hotel Alimuri di Meta di Sorrento per poterle tendere la trappola. Certi che l’indomani sarebbe partita e che, tra lo stordimento provocato dalla droga e il dover sbrigare le ultime formalità prima di lasciare l’albergo, non avrebbe avuto né il tempo né l’opportunità di denunciare quanto accadutole solo poche ore prima. Difatti gli inquirenti affermano: 

«Pensavano fosse più agevole farla franca, quando poi c’era la partenza. Chi, pur ricordando qualcosa nonostante la droga, ha il tempo di denunciare quando c’è un aereo prenotato?».

Ma la donna, tornata nel Kent, ha denunciato alle autorità inglesi la violenza e, fatti i dovuti accertamenti clinici per appurare la presenza di tracce biologiche nelle sue parti intime, attraverso dei tamponi vaginali e prelievi di campioni sui suoi vestiti, sono stati riscontrati anche diversi lividi. Inoltre, la turista inglese ha mostrato le foto ritraenti i due barman e un altro ragazzo con un tatuaggio sul collo. Da lì è partita una formale comunicazione nei confronti delle autorità italiane che hanno dato il via alle indagini, coordinate da Alessandro Pennasilico. Quei messaggi e quelle foto scambiati e condivisi via chat sono ora delle prove contro i membri del branco: in cinque sono finiti agli arresti e i loro cellulari sono stati sequestrati. Qualcuno aveva provato a far sparire i messaggi e le foto, ma sono state recuperate. Ciro Francesco D’Antonio, Davide Gennaro Gargiulo e Raffaele Regio, sono loro tre dei cinque ex dipendenti dell’Hotel Alimuri che ora sono in carcere con l’accusa di violenza sessuale di gruppo. Si sono divertiti a narcotizzare e stuprare a turno una cinquantenne, si sono rallegrati nel commentare il ‘colpo’ messo a segno, di certo avranno anche di che gioire ora che si trovano in cella, questi ‘baldi giovani’.




Dieci contro una…

All’epoca dello stupro di Sorrento avevano un’età compresa tra i 21 e i 32 anni, alcuni erano davvero giovanissimi (il barman Mino Miniero, allora 32enne di Portici, il suo collega Fabio De Virgilio, allora 24enne di Vico Equense, poi il vice cuoco Raffaele Regio, allora 21enne di Torre del Greco, e ancora Gennaro Davide Gargiulo, allora 21enne di Sorrento, e Ciro Francesco D’Antonio, allora 21enne di Torre del Greco). Ma cosa spinge un gruppo di circa 10 ragazzi a compiere un gesto del genere? In uno dei messaggi l’hanno definita milf, acronimo preso in prestito dal gergo anglo-americano, che sta per “Mother I’d like to fuck” (“Madre che mi piacerebbe scoparmi”). La turista inglese ha 50 anni, potrebbe essere la loro stessa madre (altro che “nonnina” e “milf”), era ospite di un albergo tra i più conosciuti e rinomati della zona e, invece di rispettarla in quanto donna e in quanto cliente e di prendersene cura nel migliore dei modi possibili, l’hanno ‘accudita’ nella peggior maniera. Se una delle loro madri andasse in vacanza all’estero, vorrebbero un trattamento simile per lei? Oppure sono i classici tipi che fanno commenti erotici persino sulle proprie stesse madri, dicendo frasi del tipo: “Sai, mia madre è proprio bona, se non fossi suo figlio me la farei”? A giudicare da quanto scritto in “Cattive abitudini”, è più che probabile. Ma quello che lascia basiti è che sono stati in dieci ad abusare di questa ‘milf inglese’. Possibile che in mezzo a dieci ragazzi, dieci giovani uomini, nessuno di loro abbia detto una sola parola o mosso un solo dito per fermarsi quando erano ancora in tempo? Possibile che su dieci aguzzini nessuno abbia scritto o espresso il minimo segno di rammarico o pentimento per quanto fatto nei confronti della vittima? In dieci contro una, per di più drogata: temevano forse che questa ‘milf inglese’ potesse sfuggire alle loro grinfie, se non l’avessero narcotizzata? Dieci animali contro una preda indifesa, non a caso lo chiamano ‘branco’. Come quello che in Spagna ha abusato di una ragazza ubriaca, anche loro poi hanno commentato sulla loro chat la violenza. Doppiamente codardi e doppiamente colpevoli.




La replica dell’albergo

I dirigenti dell’hotel Alimuri di Meta di Sorrento hanno annunciato il licenziamento dei dipendenti denunciati per lo stupro di Sorrento,

“Abbiamo primario interesse affinché si faccia chiarezza sull’episodio”. Esprimono “piena vicinanza e profonda solidarietà” nei confronti della vittima e aggiungono che: “Laddove la Procura esercitasse l’azione penale, ci costituiremo parte civile nei confronti degli ex dipendenti per tutelare il buon nome di una struttura che vanta oltre 500 dipendenti e circa trent’anni di lavoro sempre apprezzato dalla clientela”.

Sì, perché questa vicenda per loro è un grosso danno d’immagine.

Il commento di Selvaggia Lucarelli

Selvaggia Lucarelli ha commentato la vicenda sul suo profilo Facebook scrivendo:

“Come sempre, gli stupratori sono un po’ meno stupratori quando sono italiani e infatti, guarda caso, capita che non veda su facebook così tanti commenti indignati come quando due stranieri stuprano in spiaggia o nel parco di qualche ridente città italiana.

Eppure la storia è schifosa, schifosissima.

C’è una donna inglese di 50 anni in vacanza con la figlia a Meta di Sorrento. E’ in un hotel molto bello, di quelli con la Spa, la piscina, la spiaggia di fronte. Parliamo del mese di ottobre 2016.

Qualche ragazzo del personale le adocchia. Una sera (forse ci pensa un barman) ad entrambe viene messa la famosa droga dello stupro nel bicchiere. La figlia si sente male e torna in camera. La madre viene portata in zona piscina dai due barman e stuprata. Poi, condotta in una camera destinata al personale, sarebbe stata stuprata a turno da altre 10 persone. Tutti giovanissimi dipendenti della struttura.

Tornata in Inghilterra la donna denuncia, dice quello che ricorda, si ricava il dna, si procede alle lunghe indagini.

Vengono arrestati 5 dipendenti dell’hotel, tutti amici: Antonino Miniero, Davide Gennaro Gargiulo, Fabio De Virgilio, Raffaele Regio e Ciro Francesco D’Antonio.

Sui loro telefoni è stata trovata la chat “Cattive abitudini”, una chat in cui commentavano i fatti, c’erano foto scattate quella notte.

Tutti italiani, questi bravi ragazzi. Tutti con le foto con la moglie, con la fidanzatina su fb. Con i tag del bell’hotel in cui lavoravano e facevano pure qualche straordinario con le mutande calate e la droga in tasca, a quanto pare.

Qui una bella foto di due di loro sul profilo fb di uno degli arrestati, profilo cancellato in un nanosecondo.

Buoni a niente ma capaci di tutto, questo è sicuro”.

Dov’è Salvini? Cos’avrebbe da dire nei confronti di una turista straniera venuta “a casa nostra” (espressione a lui molto cara) per trascorrere una vacanza, vittima di almeno 10 italiani? Cosa ne facciamo dei colpevoli? Li mandiamo “a casa loro”? Ma ci sono già, come lo erano i due carabinieri dello stupro di Firenze, accusati da due studentesse americane. Però, in fondo, si sa che le donne straniere sono tutte puttane e i dipendenti dell’albergo di Sorrento si sono comportati anche loro da ‘maschietti’.

 Carmen Morello

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