Suburra, recensione della serie targata netflix a metà tra fiction e gomorra

Suburra La Serie è su Netflix. Il prodotto italiano ricalca le vicende dell'omonimo film, tratteggiando i contorni della criminalità romana

Fonte: cinematographe
0

Suburra-La serie è su Netflix da quasi una settimana e risulta già uno degli show più seguiti dagli abbonati alla piattaforma di Los Gatos. Prodotta da Cattleya e Rai Fiction questa serie televisiva ripropone le dinamiche di Suburra, il film del 2015 diretto da Stefano Sollima (ACAB, SuburraGomorra-La Serie) e ispirato dal libro di Giancarlo De Cataldo (Romanzo Criminale, Suburra)

Ambientato a Roma, il primo esperimento made in Italy di Netflix, si ispira moltissimo alle tristemente note vicende di Mafia CapitaleProtagonisti del racconto dunque politici, criminali e uomini di chiesa, uniti dal filo del malaffare. Le loro vicende si intrecciano sin dal primo episodio, che fa da sunto e da preludio al resto delle puntate. Diretto da Michele Placido, il pilot forse risente un po’ della mancanza di Sollima alla regia, non riuscendo a essere né evocativo né potente al cospetto dell’omonimo lungometraggio. I primi momenti di Suburra-La Serie ci presentano subito i protagonisti della vicenda, da Samurai ad Aurealiano, passando per Spadino e Sara. Quest’ultima interpretata da Claudia Gerini e risultante, sin dalle prime battute, forse il tallone d’achille dell’intero Show. A fare da sfondo al plot abbiamo due famiglie criminali romane nemiche tra loro, gli Anacleti e gli Adami, entrambe dedite allo spaccio di sostanze stupefacenti e al controllo di diverse zone della città. Ma il vero Deus Ex Machina della criminalità organizzata romana è, come nel film, Samurai, personaggio interpretato stavolta da Francesco Acquaroli, che riesce a fornire una interpretazione più credibile di Claudio Amendola, che aveva interpretato il personaggio, chiaramente ispirato a Massimo Carminati, nel film. Acquaroli è in parte e si vede sin da subito. Criminale tanto spietato quanto razionale, capace di fare da intermediario fra gli interessi dei vertici vaticani e quelli politico-mafiosi. Un padrino old school, che agisce nell’indipendenza e nell’ombra, capace, se occorre, di essere mandante e, al tempo stesso, autore di omicidi. Se Acquaroli dà sostanza al personaggio, altrettanto non è in grado di fare Claudia Gerini, che interpreta Sara Monaschi. Quest’ultima, revisore dei conti del Vaticano, cerca di fare assegnare dei terreni di Ostia, appartenenti alla Chiesa, all’azienda edile del marito, ma finisce invischiata nelle vicende di Samurai e degli altri esponenti della criminalità organizzata interessati ai terreni, destinati alla costruzione di un porto marittimo molto utile al rilancio dell’economia criminale.




Le parti con la Gerini e l’amante Lele, interpretato da un così e così Eduardo Valdarnini, ma anche tutte quelle ambientate al Vaticano, risultano abbastanza piatte e prevedibili rispetto al resto della trama, e, a tratti, purtroppo sembra di assistere a una fiction della Rai e non a un prodotto chiaramente ispirato a Gomorra-La Serie. E’ proprio nella mancanza di realismo la principale differenza rispetto alla controparte napoletana, diretta da Sollima e giunta alla terza stagione. Realismo che invece predomina in lungo e in largo nelle scene con protagonisti gli Zingari (eccezionali tutti gli attori del cast e la fantastica, già nota, caratterizzatissima Villa Anacleti), da Adamo Dionisi (Manfredo Anacleti) a Giacomo Ferrara (Alberto Anacleti). Quest’ultimo, che dopo il film continua a stupire per la bravura e far ridere il pubblico con battute e gag, interpreta il complicatissimo ruolo del criminale gay (in un contesto, ovviamente, violentemente machista). Anche i membri della famiglia Adami non scherzano, dal granitico Alessandro Borghi nel ruolo di Numero 8 alla grande novità di questa stagione, Barbara Chichiarelli, che interpreta la sorella di Aurealino, Livia Adami, forte e determinata, decisa a prendere le redini della famiglia.

Altro protagonista del racconto è Amedeo Cinaglia (Filippo Nigro), nella parte di un politico, inizialmente moralmente integro, ma poi capace di compiere un percorso evolutivo improntato al male. Una vera e propria discesa negli inferi, la sua, che però ben rappresenta l’ascesa di molti politici del passato, come l’inchiesta su Mafia Capitale è stata capace di appurare negli anni. Da timido e incorruttibile a caparbio e corrotto, Amedeo si approccia alla mafia romana per fini carrieristici. Purtroppo però, nonostante la bravura di Filippo Negri, che risulta assai credibile da sembrare un vero politico italiano, le sue scene mancano un po’ di incisività, anche per via dei personaggi con i quali ha a che fare, finendo per non rendergli il giusto omaggio.

fonte: superguidatv.it

Nel complesso Suburra-La Serie non delude le aspettative ma nemmeno riesce ad innalzarle. Troppi momenti “da fiction” contribuiscono ad una certa mancanza di realismo e, sebbene questo difetto riguardi soltanto una parte delle 10 ore dello show, impedisce alla Serie targata Netflix di prendere il volo. Tuttavia i dieci episodi scorrono via rapidamente grazie ad un intreccio narrativo ben costruito. Tra poco uscirà Gomorra 3, mentre è stato appena annunciato che Stefano Sollima dirigerà la serie televisiva ispirata al romanzo di Roberto Saviano, Zero Zero Zero. Della serie, forse qualcosa sta cambiando davvero, nella serialità italiana.

                   

 

Salvatore Rizzo

Leave A Reply

Your email address will not be published.

Cliccando su Accetta, acconsenti all'utilizzo dei cookie e di eventuali dati sensibili da parte nostra; secondo le normative vigenti GDPR. More Info

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi