Suffragio culturale o “ristretto”: sciogliamo i nodi al pettine!

Tutti almeno una volta nella vita si sono domandati, in vista delle elezioni, perché il loro voto, sudato e ponderato con cognizione, valesse quanto quello di una qualunque persona disinformata. Il rischio di azzardare teorie simili è quello di cadere nella trappola dell’elitismo, cozzando con i fondamentali principi democratici di uguaglianza e partecipazione. Esistono tuttavia interessanti letture critiche sul concetto di suffragio, mosse da filosofi e politologi di ogni tempo.

Favorevole a un suffragio più ristretto, fondato su un’acuta selezione degli aventi diritto al voto, è l’americano Jason F. Brennan, filosofo e autore del libro Against democracy. A detta di Brennan, il suffragio universale è sopravvalutato. E la democrazia pure. Infatti, lo scrittore parla di epistocrazia, termine usato per indicare un governo ristretto di dotti votato da altri dotti e consolidato su culture scientifiche.

Il perno focale su cui Brennan costruisce la sua argomentazione è il seguente: perché coloro che non hanno raggiunto la maggiore età sono esclusi dalla partecipazione politica del Paese in cui vivono? La risposta è che non avrebbero strumenti e competenze per poter prendere una propria decisione. L’autore risponde con un’ulteriore domanda, forse più provocatoria che costruttiva: “Cosa avrebbe in più di loro, un adulto ignorante e incapace di valutare con occhio critico la realtà politica del momento?”. La pars costruens del suo ragionamento consiste nel proporre un esame selettivo di cultura generale per poter accedere alle urne.

Al di là della disuguaglianza che si verrebbe a incentivare, l’autore non tiene conto di un elemento principale: la rappresentanza. Spesso coloro che non possono coltivare il proprio sapere sono limitati nel farlo, o per questioni economiche, o per dinamiche sociali. Hanno quindi esigenze diverse da chi, invece, non ha di questi problemi. E anche la loro voce dovrebbe essere presa in considerazione.

Dal suffragio culturale passiamo ad analizzare velocemente il suffragio ponderato di John Stuart Mill. Secondo l’intellettuale ed economista inglese tutti devono poter accedere al voto, ma seguendo la filosofia del “due pesi, due misure”: il voto dei colti ha il diritto di contare di più di quello dei disinformati, di essere più pesante e decisivo sui risultati elettorali.

Ma il grosso nodo al pettine che esce fuori da questo discorso è che si perde totalmente di vista il punto centrale del problema: troppi ragionamenti sui sintomi, poche indagini risalenti alle cause.



La disinformazione, secondo Norberto Bobbio, è da ricercare in una causa ancora più profonda: l’apatia politica. L’indifferenza coinvolge sempre più elettori, che vengono così trascinati verso la direzione del gregge o verso l’astensione. L’indifferenza politica è da leggere come un abbandono da parte dei governati nel compito di agire per influire sul governo. Ma la partecipazione, sempre secondo Bobbio, può anche infiammarsi e tornare ad ardere di fuoco vivo: questo perché l’apatia è un carattere normale della democrazia nei periodi ordinari, quando le cose sembrano andare da sé.

Ciò che serve non è un restringimento del suffragio, che forse stimolerebbe qualche elettore in più, ma non smobiliterebbe gli apatici. Indifferenti erano, indifferenti rimarranno. Piuttosto è una rivoluzione di valori.

Gustavo Zagrebelsky direbbe: “La democrazia in pericolo la si difende con più, non con meno democrazia”. E aggiungerebbe pure che quest’ultima, insieme alla sua adesione ad essa, andrebbe addirittura insegnata. Ma i valori democratici si possono apprendere? Certo, perché la politica non è per pochi, e questo ce lo insegnava già Zeus nel mito di Prometeo. Tutti gli uomini devono ricevere dal dio messaggero Ermes le virtù politiche di dignità e di giustizia, per il semplice fatto che la politica è per tutti e riguarda democraticamente tutti. 

In conclusione, la disinformazione e l’indifferenza politica non sono altro che i frutti di un albero che ha smesso di produrre i giusti valori. Quale sia il corretto approccio per tornare a coltivare interesse è una domanda da porsi quotidianamente. I valori democratici su cui è stata scritta la nostra Costituzione, a ogni modo, devono essere garantiti e tutelati. Forse è meglio una realtà in cui ognuno ha voce in capitolo, piuttosto che un mondo dove parlano pochi a nome di tutti.

Ilaria Genovese

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