Suicidi, crisi, indifferenza. Scusaci, Jelena

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Jelena Radojev ha riempito le sue tasche con delle pietre e si è lasciata annegare. L’ennesimo dei tantissimi suicidi dovuti alla crisi economica

Esistono temi, anche tragici, a cui forse ci siamo assuefatti: suicidi, povertà, crisi economica, solitudine. Esistono persone che perdono il lavoro, altre che decidono di porre fine alla loro esistenza, altre ancora sole e disperate. Il più delle volte, forse, persone lontane da noi, per le quali proviamo un piccolo dispiacere ma che poi dimentichiamo subito.

Non è normale. Questo non è affatto normale. Che in Italia nel 2015 i suicidi per la crisi economica si siano triplicati rispetto ai 3 anni precedenti non è normale. Che sempre nel 2015 le famiglie in povertà assoluta siano 1 milione e 582mila, e gli individui in povertà assoluta 4 milioni e 598mila (dati ISTAT)  non è normale.

Che un aspirante lavoratore venga escluso da un percorso di selezione perché ‘troppo qualificato’ non è normale. Che una donna con 4 lauree non trovi lavoro per quasi due anni non è normale. Che la stessa donna chieda aiuto alle Istituzioni, al suo Comune, al suo Sindaco, all’Università di Parma per cui ha lavorato per 6 anni e che in pochi si muovano per aiutarla, per salvarla dalla disperazione più totale, non è affatto normale.

Suicidi, crisi, indifferenza. Scusaci, Jelena
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Quella donna si chiamava Jelena Radojev. Quella donna due giorni fa ha riempito le tasche della sua giacca e la borsa con delle pietre e si è lasciata annegare nelle acque genovesi assieme al suo cagnolino. La stessa donna che lo scorso giugno aveva iniziato lo sciopero della fame e della sete davanti al Comune di Cremona, ove risiedeva.

Nel 2008 Jelena aveva iniziato a lavorare presso l’Università di Parma come amministrativa ma alle dipendenze di una cooperativa. Chi ha frequentato il Dipartimento di Italianistica l’avrà vista un milione di volte. Nel 2014, però, per ristrettezze del budget universitario, Jelena aveva perso la sua occupazione e da allora non era più riuscita a rientrare nel mondo del lavoro, sebbene avesse inviato in quasi due anni oltre 200 candidature con ogni canale possibile e per lavori di ogni genere, come lei stessa aveva dichiarato e come riportato da cremonaoggi.it.

Laureata in filosofia, grafica, musica e giornalismo, Jelena se n’è andata via così, con il suo adorato yorkshire, nel cui collare la donna aveva nascosto un biglietto in cui spiegava di non aver trovato nessuno a cui affidarlo, chiedendo che non venisse abbandonato in un canile se fosse sopravvissuto.

È andata via così Jelena, insieme alle oltre 200 persone che solo lo scorso hanno si sono tolte la vita sopraffatte dall’aver perso tutto e dal non avere più una casa, un lavoro, cibo con cui sfamarsi, amici e parenti che potessero aiutarle.

Ci dispiace, Jelena, per non aver saputo, per non aver voluto o potuto fare nulla.

 

Annachiara Cagnazzo

3 Comments
  1. ppatrizia says

    Grazie per questo articolo, Jelena era una persona incredibile, forte e sapiente, sensibile e fragile.

  2. jasmina radanovic says

    Non conoscevo Jelena Radojev. L’ho incrociata per pochi minuti nel parco della stazione di Cremona, martedì, (due giorni prima della tragedia) poco dopo le 10. Mi ero chinata a dare una carezza alla deliziosa cagnolina yorchshire, quando mi si è avvicinata la sua padrona, chiedendomi se sarei disposta a prendere con me la cagnetta . Mi ha detto che lei, essendo malata e non avendo davanti molto tempo da vivere, stava cercando qualcuno che volesse adottare la cagnolina. Non potrò mai perdonarmi per come sono andate le cose, e perché, pur essendo sul orlo di farlo non ho lasciato andare il mio treno per Brescia. In pochi minuti che ho passato con Jelena non sono riuscita a intuire la natura del suo disaggio,anche perché mi sembrava indelicato porre una domanda sulla malattia alla persona che vedo prima volta nella mia vita, ed è stato un terribile errore da parte mia. Allora mi sono concentrata sul cane. Io ho i gatti, e stressa Jelena mi ha detto che non sarebbe una soluzione per la sua cagnolina, ma io ho voluto prendere il suo numero di telefono, ho fatto le foto alla cagnetta e le ho promesso che mi sarei data da fare per trovare una sistemazione al cane. In effetti ho iniziato lo stesso giorno a spargere la voce tra le mie conoscenze e sono sicura che una soluzione si sarebbe trovata se solo ci fosse stato tempo. Quello che non posso chiamare diversamente che terribile e crudele fatalità, è che non ho capito, che siamo le connazionali, parlando entrambi l’italiano perfetto. Dovevo perdere quel treno e ascoltare la sua storia!!!!! Sono profondamente addolorata e non riesco a perdonarmi la mancanza di intuito e di volontà nel impegno di ascoltare e percepire il bisogno. S mi fossi fermata e se avessi sentito la sua storia le cose non sarebbero andate come sono andate. Le istituzioni hanno le colpe gravissime, ma anche gli esseri umani hanno perso molta umanità nel mondo in cui viviamo, corriamo ognuno di noi per raggiungere i propri obiettivi e spesso non abbiamo il tempo per fermarci ad ascoltare chi ne ha bisogno. Perdonami Jelena

    1. Paolo Briganti says

      Gentile Jasmina Radanovic, non so se qualcuno gliel’ha già detto: durante la camera ardente di Jelena a Cremona l’altro giorno (giovedì 13 ottobre) abbiamo letto e apprezzato la sua lettera, insieme alla signora Vesna, madre di Jelena, commossa. Lei, gentile Jasmina, si colpevolizza troppo: siamo stati concordi nel dire che le cose non sarebbero cambiate a quel punto; diciamo che magari si sarebbe salvata la cagnolina… Ma, badi, era proprio quella cagnolina (Hobbes) a costringere Jelena a restare ancora in vita: se avesse trovato un nuovo padrone avrebbe comunque accelerato la fine della nostra amica. Non se ne faccia una colpa: glielo dico io (amico d’università di J.), la signora Vesna e tutti quelli che hanno letto le sue accorate parole. Paolo Briganti (in FB).

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