Super Bowl, ci siamo. 10 cose da sapere per arrivare preparati all’evento sportivo USA dell’anno

Andrà in scena domenica 2 febbraio (lunedì notte alle 00:30 in Italia). Al Super Bowl, la finale del campionato di football americano U.S.A., si sfideranno i Kansas City Chiefs, del nuovo fenomeno Mahomes, e i San Francisco 49ers, guidati dal QB di origini italiane Jimmy Garoppolo.

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Ci siamo. Finta la Regular Season e lo spettacolo dei playoff, domenica andrà in scena il più grande show sportivo del mondo: il Super Bowl di NFL, la National Football League statunitense. Si affronteranno i San Francisco 49ers – campioni della NFC, la National Football Conference – e i Kansas City Chiefs – vincitori della AFC, la American Football Conference. NFL e NFC sono le due conference che compongono la NFL, a loro volta divise in 4 division. Ogni anno un team gioca per due volte – in casa e fuori casa – contro le squadre della propria division e altre 10 partite contro team appartenenti ad altre division, sia della propria conference che dell’altra, scelte secondo un meccanismo di rotazione rimesso a punto all’inizio degli anni 2000 dalla federazione.

Il Super Bowl si giocherà alle 00:30 della notte tra domenica e lunedì, ora italiana e verrà trasmesso da Dazn e da Mediaset sul Canale 20.
Ecco 10 cose da sapere, per appassionati e non, per arrivare preparati alla visione.

1. Le due più forti

Si affronteranno le due squadre più forti. I 49ers sono arrivati primi nella loro Conference, con un record di 13 vittorie e 3 sconfitte nella Regular Season. I Chief invece avevano il secondo record di AFC, con 12 vittorie e 4 sconfitte, soprattutto a causa di un inizio stagione in cui dovevano ancora ingranare. Davanti a loro c’erano i Baltimore Ravens, che però si sono sciolti come neve al sole – esattamente come lo scorso anno – ai playoff. Può sembrare una cosa scontata che in finale arrivino le due squadre più forti, ma spesso il football americano riserva sorprese. Come nel Super Bowl LII, quando i Philadelphia Eagles si laurearono campioni da perfetti underdog, sconfiggendo, con piccoli miracoli sportivi, team che avevano decisamente i favori del pronostico. Spesso, durante i playoff, non basta essere i più forti. Contano la capacità di essere squadra e di adattarsi alle difficoltà. L’esperienza. Il sangue freddo, perché spesso in un unico lancio ci si gioca la stagione. Lamar Jackson, il QB dei Ravens, dopo una stagione impeccabile, ha combinato disastri durante i playoff e Baltimora si è arresa presto, ai Tenesse Titans. E al Super Bowl è arrivata Kansas City, meritatamente.

2. Un Super Bowl per millenials

Per la prima volta ad un Super Bowl si affronteranno due quarterback nati negli anni ’90. Entrambi, perciò, sotto i 30 anni, cosa che non accadeva dal Super Bowl XLVII. Dopo varie finali in cui si sono affrontati giovani emergenti o campioni in cerca di consacrazione contro “grandi vecchi” che non volevano abdicare, è una piccola novità. Jimmy Garoppolo per i 49ers e Patrick Mahomes per i Chief. Due QB che si sono meritati al 100% il palcoscenico più importante del football. E per lo sconfitto, ci sarà tempo di rifarsi.

Jimmy Garoppolo

La famiglia di Garoppolo ha origini abbruzzesi. La mamma, Denise, avrebbe preferito che il figlio giocasse a calcio. Il padre, Tony, lavorava come elettricista per mantenere i quattro figli. La carriera nel football universitario senza passare per grandi college, poi ai draft del 2014 la chiamata dalla NFL: lo prendono i New England Patriots. Garoppolo cresce rubando i segreti al mito Tom Brady. Ma visto che lui continua a giocare e a vincere, Jimmy viene dirottato a San Francisco. Un QB di origini italiani con la maglia dei 49ers, trent’anni dopo il mito Joe Montana. Nella città della baia sarebbero felici se Garoppolo ripetesse anche solo la metà dei suoi trionfi. Intanto i tifosi si godono Jimmy G, il pratico soprannome che gli hanno assegnato, visto che per gli americani il suo italico cognome è uno scioglilingua complicatissimo.

(I compagni di squadra di Jimmy G alle prese con lo spelling del suo cognome)





Patrick Mahomes

Mahomes è un predestinato. Suo padre è stato un giocatore di baseball e lui da bambino già dimostrava un talento innato per lo sport. Negli anni della scuola ha giocato sia anche a basket: anche lì avrebbe potuto probabilmente eccellere. Si dice sia bravissimo anche a giocare a ping pong. Miglior giocatore della scorsa stagione, quest’anno ha confermato tutte le sue doti: braccio potente e preciso, lettura del gioco eccellente, corsa degna di un runningback. Ma oltre a tutto questo Mahomes ha dimostrato un carattere d’acciaio. All’apparenza non sente nessuna pressione e dimostra una lucidità e una leadership sopra la media anche nei momenti di difficoltà. Il fisico e la sfrontatezza di un ragazzino, unite alla testa e alla conoscenza del gioco di un veterano.

3. La strada verso il Super Bowl

Detto della regular season, superata senza grossi patemi da parte di entrambi i team, vediamo com’è stata la strada nei playoff per San Francisco e Kansas City. Sia 49ers che Chiefs, in virtù del

piazzamento in classifica, entravano in gioco al secondo turno.

I 49ers

I 49ers hanno battuto, con qualche difficoltà, i Minnesota Vikings. Punteggio finale di 27 a 10, ma il risultato è stato in bilico fino a metà del terzo quarto. Poi nella finale di Conference si sono sbarazzati più facilmente del previsto dei Green Bay Packers, soprattutto grazie alle corse di uno degli uomini più in forma: il running back Mostert, autore di tre touchdown. Vani i tentativi di rimonta di Green Bay, nonostante il fuoriclasse Rodgers ci abbia provato. La difesa di San Francisco ha concesso qualcosa solo nelle seconda parte della partita e sul punteggio che era gia di 27 a 0 per i 49ers.

I Chiefs

I Chiefs invece hanno incontrato prima gli Houston Texans, sconfitti con più difficoltà di quelle che lascerebbe immaginare il punteggio finale (51 a 31 per Kansas City). Alla fine del primo quarto, infatti, i Chiefs si trovavano sotto per 24 a 0, con una serie di errori commessi quasi incredibili a questo livello. Poi il gioco offensivo ha iniziato a trovare le giuste misure, il QB Mahomes ha ritrovato le mani affidabili del ricevitore Kelce e ha chiuso qualche down in prima persona, correndo come pochissimi QB sono in grado di fare. Più ordinaria la finale di Conference contro i pur combattivi Tennessee Titans – la vera sorpresa di questi playoff – che al secondo turno hanno eliminato i Patriots, campioni in carica. Dopo un buon inizio che li ha portati in vantaggio per 10 a 0, sognando di ripercorrere le orme segnate due stagioni fa da Philadelphia, i Titans si sono fermate e hanno subito la rimonta dei Chiefs. Ancora sugli scudi Mahomes, a segno anche con un touchdown su corsa di 35 yard.

4. Il trofeo

Il premio per i vincitori è il Vince Lombardi Trophy. Una scultura in argento – valutata circa 25.000 dollari – che pesa poco più di tre chili e rappresenta un pallone da football in posizione di kick-off. Il trofeo resta alla squadra vincitrice ed ogni anno la gioielleria Tiffany ne fabbrica uno nuovo. Il trofeo è intitolato a Vince Lombardi, storico allenatore dei Green Bay Packers negli anni ’60 e scomparso prematuramente nel 1970. Vince Lombardi era nato a Brooklyn nel 1913, ma i suoi nonni erano italiani, emigrati negli USA anni prima. Il nonno era di Salerno, la nonna di Vietri di Potenza. A ogni membro del team e dello staff dei vincitori, inoltre, viene consegnato un anello – solitamente di fatto in oro bianco e diamanti – decorato con il nome o lo stemma della squadra e l’anno del Super Bowl.


(Come viene fatto ogni anno il Vince Lombardi Trophy, firmato Tiffany)

5. Nel nome di Joe Montana

Dodici stagioni a San Francisco e due a Kansas City per quello che è stato uno dei più grandi giocatori di football americano di sempre, se non il migliore in assoluto. 49ers e Chiefs sono state le uniche due squadre professionistiche del quartebarck dalle origini italiane (madre siciliana e padre lombardo). Piena di successi le sue stagioni in California, con qualche soddisfazione il finale di carriera in Missouri.

6. Katie Sowers

Nata nel 1986, è stata una giocatrice di football americano fino al 2016. Dopo il ritiro ha iniziato la sua carriere da allenatrice, prima ad Atlanta e poi a San Francisco. Alla sua prima stagione da allenatrice dei ricevitori, ha centrato il Super Bowl. Se gli occhi di Garoppolo trovano i suoi ricevitori proprio dove dovrebbero essere e i suoi lanci incontrano mani sicure, il merito è anche di Katie. Nel 2017 ha fatto pubblicamente coming out, diventando il primo membro di un coaching staff dichiaratamente omosessuale. Sarà anche la prima a vincere un Super Bowl?

7. Lo stadio

Il Super Bowl si giocherà all’Hard Rock Stadium di Miami. Si trova in Dan Marino boluevard, la via intitolata allo storico QB dei Miami Dolphins, che si è ritirato nel 1999. Lo stadio è stato inaugurato nel 1987 e fu il primo del suo tipo ad essere costruito interamente con fondi privati. Negli anni è stato sottoposto a diversi lavori di riammodernamento, l’ultimo del quale nel 2016. Ha già ospitato il Super Bowl in cinque occasioni, ma il record di presenze è stato battuto in un’altra occasione. Il 1° aprile 2012 ci furono 78363 spettatori per assistere a WrestleMania XXVIII, il più importante evento di wrestling firmato WWE.

8. L’anno delle elezioni

Si sfidano due città guidate dai Democratici. A Kansas City i Democratici governano dagli anni ’90 e il neoeletto (lo scorso anno) è Quinton Lucas, 35 avvocato, il terzo afroamericano a guidare la città. San Francisco, storicamente una città a guida democratica, è governata da London Brees, che è la prima donna nera – e la seconda donna in assoluto a governare la città del Golden Gate Bridge. In ogni caso sarà un primo cittadino del Partito Democratico a ospitare la parata dei vincitori. Nell’anno in cui Donald Trump va alla caccia del secondo mandato, potrebbe essere un buon auspicio per gli sfidanti democratici?

9. Tifosi celebri

Tra i fans di Kansas City ci sono Brad Pitt e Paul Ruud. Mentre tra i tifosi dei 49ers c’è l’attrice Jennifer Gardner e c’era anche il compianto Robin Williams.

10. Due idee, se non sapete per chi tifare al Super Bowl

Kansas city non disputa un Super Bowl da 50 anni. L’anno scorso si fermarono a un passo dall’impresa, perdendo la finale di Conference all’overtime. Contro i New England Patriots di Tom Brady, al termine di una partita entusiasmante. Mahomes e i suoi ci riprovano quest’anno: i tifosi di Kansas City aspettano questo momento da mezzo secolo.

I 49ers ritornano al Super Bowl dopo otto anni invece. L’ultimo è stato quello del 2012, perso contro Baltimore Ravens. Da allora si sono succedute annate difficili, quasi disastrose. Ora il lavoro di ricostruzione portato avanti dall’allenatore capo Kyle Shanahan, attorno al talento di Garoppolo, sta dando i suoi frutti. E la memoria dei tifosi torna indietro non all’ultimo trionfo, datato 1994, ma agli anni ’80: quando a guidare l’attacco c’era un QB di origini italiane che segnò un’era, per San Francisco e per tutto il mondo del football americano.

Bonus track n°1: I pronostici

Chiefs e 49ers sono due squadre complete. Entrambe arrivano al Super Bowl in buona forma. E i due quarterback hanno entrambi disputato una stagione positiva e sembrano convinti dei propri mezzi. Forse entrambe le squadre sono leggermente meglio in attacco che in difesa: potrebbe essere una partita dal punteggio complessivo abbastanza alto. Sempre che la tensioni non induca le due squadre a correre pochi rischi, in attesa del momento favorevole.
Secondo i bookmakers i Kansas City Chiefs sono leggermente favoriti. La quota per la loro vittoria al Super Bowl è 1.75. San Francisco vincente è data invece a 2.00. Un margine comunque ridottissimo, anche per gli scommettitori. Per una partita che promette spettacolo e risultato incerto fino alla fine.

Bonus track n°2: Half Time Show

Ogni anno l’interesse per il Super Bowl non è solo sportivo. È un grande evento di spettacolo, il più seguito dell’anno negli Stati Uniti. Trenta secondi di spot pubblicitario arrivano a costare più di 5 milioni di dollari. E per gli artisti musicali è un grande palcoscenico sul quale esibirsi. Negli ultimi anni hanno cantato Bruce Springsteen, Madonna, Paul McCartney, Prince, gli Who, i Black Eyed Peace (celebre il momento del cammeo di Slash dei Guns’n’Roses), Justin Timberlake e Janet Jackson (con annessa polemica per un capezzolo scoperto in mondovisione), Katy Perry, i Coldplay, Lady Gaga… Lo scorso anno è toccato ai Maroon 5. Quest’anno invece sarà uno show d’impronta latina con Shakira e Jennifer Lopez.

Tra sport e musica sarà una (lunga) notte di spettacolo.

Simone Sciutteri

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