Paura di morire: l’ironia sulla morte dalla Victorian Age al Covid

I vittoriani erano ossessionati dalla morte: ecco come ci hanno insegnato a convivere con la paura grazie all'ironia

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Paura di morire ed ironia: due facce della stessa medaglia

Superare la paura di morire – l’ironia sulla morte è eredità dei vittoriani. L’Inghilterra del 1800 ha avuto un tasso di mortalità altissimo. I vittoriani ne erano spaventati talmente tanto da sviluppare consuetudini bizzarre e grottesche. Ma sono anche stati i primi a servirsi dell’ironia per esorcizzare la paura. Anche al tempo del Coronavirus l’altissima mortalità ha seminato terrore. È un caso che anche in quest’epoca l’umanità ha avuto bisogno di ironizzare sulla pandemia per distrarsi dalla paura? Se gli inglesi del 19° secolo hanno sviluppato racconti, spettacoli e varie forme di intrattenimento con il macabro come protagonista, il mondo del 2020 ha fatto spopolare i meme sul Covid-19. Ecco come nasce il desiderio di superare la paura di morire.

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Paura di morire: le vignette ironiche dell’epoca vittoriana

La mortalità in epoca vittoriana e la mortalità da Coronavirus

L’Inghilterra della seconda metà dell’800 registrò un tasso di mortalità fuori dalla norma. La povertà era già causa di morte. A questo si aggiunge lo smog. Questo termine fu coniato proprio nel XIX per descrivere la fitta nebbia che spesso calava su Londra. Le cause erano emissioni delle fabbriche mescolate al fumo dei riscaldamenti a carbone delle abitazioni. A causa dello smog, le morti per infezioni alle vie respiratorie erano aumentate in maniera esponenziale. La malattia che si diffuse in quel periodo era la tubercolosi. Oggi, com’è già noto, il Coronavirus attacca le vie respiratorie e, secondo gli studi, la mortalità è stata maggiore nelle zone più industrializzate. Non per una correlazione diretta tra virus e smog, ma perchè chi si trova quotidianamente a respirare l’aria malsana probabilmente soffre già di deficit respiratori, i quali si aggravano se si contrae il Covid-19, causando la morte.

La paura della morte tra ‘800 e ‘900: le usanze grottesche dell’Inghilterra vittoriana

A quei tempi morire era un’evenienza assai frequente con cui dover fare i conti ogni giorno, e ciò ha generato nel popolo anglosassone la grande paura della morte. I cadaveri erano di gran lunga maggiori dei posti disponibili per seppellirli (cosa che si è verificata anche nel caso del Coronavirus).  Ciò che spaventava gli inglesi era la credenza che i morti potessero ripresentarsi come “zombi“. Pertanto svilupparono l’usanza di seppellirli a faccia in giù. Così, se avessero scavato, sarebbero finiti più in profondità. Altri, invece, ponevano delle gabbie sulla tomba, così il “morto vivente” sarebbe rimasto intrappolato.  Inoltre, per chi aveva il terrore di essere sepolto vivo, nacquero le bare di sicurezza: munite di una corda che arrivava fino in superficie collegandosi ad una campanella. È noto inoltre che, a causa dell’alto tasso di mortalità infantile, spesso non si aveva il tempo di includere i fanciulli di casa nel ritratto di famiglia. Nacquero così le foto post mortem.

Da un lato la paura di morire e dall’altro il fascino: le forme di intrattenimento dell’epoca vittoriana

Nobili Vittoriani durante una seduta di spiritismo

In epoca vittoriana, la forte paura di morire si è evoluta a tal punto da tramutarsi in qualcosa di affascinante. Gli inglesi ne svilupparono un’attrazione. Non a caso in quell’epoca nacquero lo spiritismo e le ghost stories. Queste ultime diventarono una vera e propria forma di intrattenimento domestico. Vengono prodotte, inoltre, vere e proprie opere teatrali, musicali o letterarie che avevano come tema l’aldilà. Ma la cosa più strana è che buona parte di queste opere parlavano della morte in stile grottesco, facendo trapelare cioè una forma di ironia fondata su una sproporzione degli elementi di un momento drammatico. Un esempio tra i tanti è il famosissimo dramma teatrale del 1842 Sweeney Todd. Ispirato ad una leggenda che circolava a quei tempi, il dramma parla di un barbiere che, assetato di vendetta, arriva a mietere migliaia di vittime con i suoi rasoi. I corpi sparivano con l’aiuto della sua complice: una pasticcera che li trasformava in manicaretti. In questa famosa opera teatrale si mescola l’aspetto horror e macabro all’aspetto quasi comico dato dalla complice di Todd, la quale, imbranata e pasticciona, diventa ricca e famosa grazie alle sue nuove ricette. Il protagonista stesso, nel suo essere diabolico, assume varie volte atteggiamenti che paradossalmente portano lo spettatore a sorridere.

Esorcizzare la paura oggi: il Coronavirus

Oggi, sicuramente, nessuno si raduna per fare sedute di spiritismo e mettersi in contatto con le vittime di Covid, sapendo che ciò sarebbe solo di cattivo gusto e irrispettoso. Ma, come in epoca vittoriana l’arte e lo spettacolo erano l’unica forma di intrattenimento, oggi, in tempo di quarantena, la quasi unica forma di intrattenimento è stata data dai social. Come nel XIX secolo, la paura è stata immensa ed è nato lo stesso bisogno di sdrammatizzare. Oggi, per cercare di esorcizzare la paura di morire, probabilmente nessuno si appronterà a scrivere drammi grotteschi, ma è risaputo che è nato un vero e proprio giro di meme che ironizzano sul Coronavirus ed in particolare sulla quarantena. Non sono mancate sicuramente le critiche, ma, in un periodo buio come questo, non si può vietare di sorridere cercando di trasmettere un barlume di speranza. Al successo dei meme sul Coronavirus ha contribuito sicuramente la voglia evadere per un attimo dalla drammaticità di questi giorni e la speranza che, presto, l’unica cosa contagiosa rimanga la risata.

Silvia ZIngale

 

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