La superficie di Marte è più ostile alla vita di quanto credessimo

Uno studio pubblicato su Scientific Reports dimostra che la superficie di Marte è un ambiente più ostile alla vita di quanto pensassimo tanto da suggerire che nelle prossime missioni alla ricerca di vita extraterrestre sul pianeta rosso sarebbe meglio attrezzarsi per cercare alcuni metri sotto la superficie, come la missione Exomars (collaborazione tra ESA e Russia) prevista per il 2020 che scaverà per circa due metri (sperando che l’atterraggio del rover finisca meglio di quello del lander dimostrativo Schiapparelli).
Premessa sui perclorati
Sappiamo da tempo che il terreno marziano è ricco di perclorati, in precedenza gli scienziati avevano persino ipotizzato che questi composti potessero essere amici di eventuali forme di vita batteriche sulla superficie di Marte, perché abbassano il punto di congelamento dell’acqua e perché potrebbero essere sfruttati come fonte di energia.
Quella che invece era già conosciuta come una minaccia per la vita è il forte afflusso di raggi UV dovuto all’estrema rarefazione dell’atmosfera marziana (un centesimo di quella terrestre) che fa poco scudo.
La nuova scoperta sull’inabitabilità della superficie di Marte
Gli scienziati Jennifer Wadsworth e Charles S. Cockell dell’università di Edimburgo hanno pensato di provare a vedere che succedeva esponendo un suolo simile a quello marziano a dosi di raggi ultravioletti paragonabili a quelle che incidono sulla superficie del pianeta.



Il risultato è stato che sotto questo trattamento i perclorati diventano un potente battericida, la cui letalità è aumentata dall’azione sinergica con altri elementi comuni nel suolo marziano, come l’ossido di ferro.
La cavia su cui effettuare i test è stato il Bacillus subtilis scelto perchè è un comune contaminante delle navicelle spaziali; sì sulle navicelle spaziali esistono batteri, malgrado tutti i nostri sforzi per renderle sterili.
Ma quanto è micidiale questo composto? Il tasso di mortalità del Bacillus subtilis è aumentato di ben 10,8 volte rispetto a quello dovuto alla sola esposizione agli UV.
C’è però un particolare di cui tener conto, il Bacillus subtilis non è certo l’incredibile Hulk dei batteri, anzi è abbastanza una mozzarella in termini di adattabilità a condizioni estreme, ma noi sappiamo che esistono batteri molto ma molto più resilienti. Infatti chi si occupa di esplorazione del sistema solare invita a non allentare l’attenzione sulla necessità di rendere il più possibile sterili le nostre navicelle per evitare contaminazioni.

Roberto Todini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *