Surriscaldamento climatico: brucia anche il Nord Europa

Il surriscaldamento climatico sta portando all’intensificarsi degli incendi con disastri che si sono diffusi dal sud Italia al nord della Finlandia

Tra le conseguenze del surriscaldamento climatico non ci sono soltanto i roghi che  quest’estate hanno colpito  i Paesi del Mediterraneo.

Il 26 Luglio scorso, nel nord est della Finlandia, per cinque giorni consecutivi, più di 300 ettari di foresta sono stati devastati dalle fiamme e si prevedono ancora settimane per riuscire a spegnerle del tutto.

Il più grande incendio degli ultimi cinquanta anni per un territorio non abituato ad ondate di caldo come quella di quest’estate. I mesi di Giugno e Luglio hanno oltrepassato i 30°C anche qui e le foreste sono diventate più aride e dunque più vulnerabili.

Se le temperature continueranno a salire, a causa del surriscaldamento climatico , potremmo non stupirci più di questi disastri.

Anche la Siberia sta registrando una delle peggiori stagioni della sua vita con ondate di calore e siccità che hanno distrutto chilometri di foreste a lungo preservate.

Centinaia di persone costrette ad evacuare le proprie abitazioni, migliaia di ettari consumati dalle fiamme e preziose foreste che vanno in fumo in paesi dove la neve e il freddo fanno da padroni.

Se consideriamo anche le recenti alluvioni in Germania e in Belgio,  non possiamo non leggere questi come chiari segnali di emergenza che il surriscaldamento climatico sta inoltrandoci.

E’ anche vero che la questione è sul tavolo della politica mondiale.

Al G20 dei ministri dell’Ambiente, tenutosi a Napoli il 22 e 23 Luglio, l’inviato del presidente Joe Biden sulla crisi climatica, John Kerry e il Ministro italiano della Transizione Ecologica, Cingolani, hanno provato a fare impegnare i Grandi Paesi della Terra a mantenere il riscaldamento globale sotto 1,5 gradi entro il 2030, mentre l’accordo di Parigi prevedeva 2 gradi, ma entro data non meglio precisata.

Purtroppo, però, l’accelerata sul clima è stata rimandata al G20 dei Capi di Stato e di Governo che si terrà il 30 e il 31 ottobre a Roma.

Come sempre, su questo tema riscontriamo da un lato i paesi del G7 che hanno già integrato politiche  ambiziose,  riguardo al clima, nei propri piani di ripresa, dall’altro lato, paesi come Cina, India, Brasile e Arabia Saudita che non si vogliono sobbarcare il peso di una transizione costosa e contestano che la responsabilità principale del surriscaldamento climatico è dei paesi di lunga industrializzazione.

Anche se ormai è comunque già tardi, non resta altro che augurarci che al prossimo Vertice di Roma si arrivi ad un accordo.

                                                                             Veronica Sguera

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