Il sondaggio SWG per il TG La7 del 9 giugno 2025: all’indomani del referendum Fratelli d’Italia rafforza la leadership con il 30,7%, in crescita anche il Pd con il 23,4%. M5S resta stabile, come Azione e Italia Viva, mentre sono in calo Lega e Forza Italia. AVS in lieve aumento e astensionismo in crescita al 32%.
Si è da poco spostata l’attenzione, anche a causa di eventi di un certo impatto su scala globale, dal referendum dell’otto e nove giugno scorso, dove è stato possibile rilevare un ulteriore fallimento del criterio referendario: ricordiamo che l’ultima volta che si è raggiunto il quorum in Italia (50% più uno degli aventi diritto al voto) era il lontano 2011, con il referendum riguardo la gestione pubblica dell’acqua, che raggiunse il quorum con un’affluenza del 54,8% degli aventi diritto.
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Questo lunedì il TG La7, come ogni settimana, ha diffuso i risultati dei sondaggi di SWG sulla situazione elettorale italiana. Vediamo ora come si configura l’orientamento politico del paese all’indomani di una fase particolarmente significativa, segnata da un momento elettorale che ha messo in luce non solo i problemi degli italiani alle urne, ma che ha anche riportato al centro del dibattito pubblico temi e quesiti che da tempo venivano lasciati ai margini dalla discussione politica tradizionale.
In questo contesto, il sondaggio offre uno spaccato utile per comprendere le reazioni dell’opinione pubblica, e quanto ancora incida l’area dell’astensione, la più in crescita.
Il sondaggio di lunedì 9 giugno 2025
L’ultimo sondaggio SWG per il TG La7, diffuso lunedì 9 giugno 2025 mostra una sostanziale conferma degli equilibri politici attuali: Fratelli d’Italia consolida la propria leadership nazionale, rilevabile con un lieve aumento dello 0,2% per il partito guidato da Giorgia Meloni, portandolo al 30,7%. Anche per il Partito Democratico è registrabile un trend positivo: il partito guidato da Elly Schlein rafforza la propria posizione portandosi al 23,4%, crescita non indifferente rispetto al 19% raccolto da Enrico Letta nelle elezioni politiche del 2022. Il consenso del PD aumenta soprattutto tra l’elettorato progressista e urbano: specchio della trasformazione politica che ha caratterizzato il paese negli ultimi due decenni.
Oltre le due forze principali, anche il Movimento 5 Stelle, dal 2021 guidato da Giuseppe Conte, mostra una lieve crescita, registrabile attorno ad uno 0,1%, salendo al 12,5%. Un leggero cambio di tendenza è stato, invece, rilevato tra le altre forze del centrodestra, dove la Lega scende nei consensi sotto Forza Italia, rispettivamente al 7,9% e all’8%. Si conferma, infatti, una fase di ridimensionamento per il partito di Matteo Salvini, che è calato vertiginosamente dalle Politiche del 2018, dove aveva registrato uno storico 17,37%.
Un leggero aumento è registrabile anche per l’alleanza Verdi e Sinistra, che guadagna uno 0,1% e raggiunge il 6,5%. Per quanto riguarda il centro moderato, anche Azione guadagna uno 0,1% salendo al 3,4%, mentre Italia Viva si mantiene stabile al 2,5%. I partiti guidati rispettivamente da Carlo Calenda e Matteo Renzi non riescono ancora a superare la soglia del 4%, risultando ancora lontani dalla possibilità di avere un peso determinante.
Le altre forze minori faticano a ritagliarsi uno spazio significativo, sono in calo, infatti, +Europa al 1,4% e Noi Moderati al 1%.
Come ultimo dato, forse il più rappresentativo considerando l’affluenza ai seggi negli ultimi anni, è la quota degli astenuti che cresce del 2%, arrivando ad un 32%.
Astensionismo e referendum
Le speranze che il referendum raggiungesse il quorum erano già basse alla vigilia del voto, ma i risultati sono stati davvero inconcludenti. Dai dati pubblicati da Rai News sull’affluenza ai referendum degli italiani è rilevabile un crescente disinteresse degli italiani verso questo strumento di democrazia diretta: dal 1997 ad oggi, su nove referendum abrogativi convocati, solo in uno — quello del 2011 — è stato raggiunto il quorum.
Sull’onda dello sconforto generale, di recente è stata anche avanzata una proposta per eliminare la necessità di raggiungimento del quorum al referendum, depositata alla Corte di Cassazione lo scorso 5 giugno dal comitato “Basta quorum!”, l’iniziativa ha raggiunto le 50mila firme in 24 ore. Secondo il comitato il quorum si sarebbe dimostrato dannoso per la democrazia, disincentivando la partecipazione dei cittadini, trasformando l’astensione in un’arma strategica per le minoranze e distorcendo la verità popolare.
Il quorum è stato previsto 80 anni fa, quando l’affluenza era al 90% e chi non votava veniva sanzionato.
Considerato che alle ultime elezioni europee, regionali e comunali hanno votato meno del 50% degli elettori, mantenere il quorum vuol dire abolire i referendum.
In una democrazia autentica decide chi vota, non chi boicotta il voto.
In Svizzera, negli Stati uniti e nelle altre democrazie moderne, il quorum non esiste.
Eliminiamolo anche in Italia.
Questi sono dati che sollevano interrogativi importanti: si tratta di sfiducia nella politica, mancanza di informazione, o di un progressivo e pericoloso allontanamento dai meccanismi di partecipazione democratica?
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