Le recenti proposte di riforma del sistema assistenziale britannico rischiano di inasprire ulteriormente la condizione delle persone disabili e delle loro famiglie, a seguito della seconda ondata dei tagli alle indennità di invalidità. Secondo una nuova analisi interna, ottenuta dal Guardian grazie all’Atto sulla libertà di informazione, saranno ben 700.000 le famiglie già in povertà a essere colpite direttamente dalle misure. Un numero che va ad aggiungersi alle 250.000 che, secondo precedenti valutazioni ufficiali, cadranno al di sotto della soglia di povertà a causa delle modifiche previste.
Sotto la lente: la “regola dei quattro punti”
Al centro del cambiamento dell’inasprimento, ci sono i tagli alle indennità di invalidità dei criteri per accedere al Pagamento per l’Indipendenza Personale (Pip). La nuova soglia prevede che, per ottenere l’indennità relativa alla “vita quotidiana”, sia necessario ottenere almeno quattro punti in una delle voci del relativo punteggio.
Un criterio che escluderebbe, ad esempio, le persone che non sono in grado di lavarsi sotto la vita. Sebbene i cambiamenti non colpiscano immediatamente chi già riceve l’indennità, avranno effetto su chi verrà rivalutato o presenterà una nuova richiesta dopo l’entrata in vigore delle nuove regole.
Le voci del dissenso: proteste tra gli attivisti e nella politica
La reazione della società civile e del mondo politico ai tagli alle indennità di invalidità non si è fatta attendere. Attivisti per i diritti delle persone con disabilità, come Mark Harrison del gruppo “Disabled People Against Cuts”, hanno definito la manovra “inaccettabile”, sottolineando come l’effetto principale sarà quello di allontanare ancor più le persone disabili dal mondo del lavoro e peggiorare una situazione già critica.
Harrison ha puntato il dito anche contro figure politiche come Rachel Reeves e Liz Kendall, accusandole di perpetuare lo stesso approccio stigmatizzante adottato dai governi conservatori degli anni passati.
All’interno del partito laburista cresce il dissenso. Nove deputati hanno già dichiarato che voteranno contro le modifiche previste per Pip e UC (Universal Credit). Molti dei parlamentari, indipendentemente dal loro orientamento politico, hanno firmato una lettera inviata al Primo Ministro Keir Starmer in cui criticano i piani dei tagli come “il più grande attacco allo stato sociale da quando George Osborne ha inaugurato gli anni di austerità”. I firmatari chiedono un rinvio del voto parlamentare fino alla pubblicazione completa degli impatti previsti su salute e occupazione.
I numeri di una crisi annunciata
Secondo le proiezioni del Dipartimento per il Lavoro e le Pensioni (DWP), circa 3,2 milioni di famiglie saranno colpite dalle nuove regole entro il 2029-2030. Di queste, una consistente parte si trova già in condizioni economiche precarie.
Oltre ai tagli alle indennità di invalidità in maniera diretta, anche il congelamento sotto l’inflazione dei pagamenti relativi alla salute nel credito universale penalizzerà chi non può lavorare per motivi di disabilità. Le nuove richieste subiranno inoltre una drastica riduzione dell’importo aggiuntivo, che sarà quasi dimezzato.
Un welfare “pro-lavoro” che dimentica chi non può lavorare
Le autorità governative hanno giustificato i tagli alle indennità di invalidità presentandole come una riforma “proattiva” e “pro-lavoro”, finalizzata a sostenere chi può inserirsi nel mercato. Tuttavia, le critiche riguardano soprattutto l’assenza di stime concrete su quante persone disabili beneficeranno realmente dei programmi occupazionali promessi, sostenuti da un investimento di un miliardo di sterline.
L’Ufficio per la responsabilità di bilancio ha rinviato la pubblicazione della propria valutazione a dopo l’approvazione parlamentare dei tagli, aumentando così l’incertezza e il malcontento.
La pressione sul governo e i rischi per Starmer
Il malcontento rischia di tradursi in una frattura interna al partito di maggioranza. La ribellione, seppur contenuta numericamente, ha un forte valore simbolico e potrebbe influenzare l’opinione pubblica. Secondo gli attivisti, se il leader Sir Keir Starmer dovesse insistere su questa linea, le riforme del welfare potrebbero rappresentare una “tassa elettorale” capace di compromettere il futuro del suo partito.
Gli esperti sottolineano come la povertà non solo peggiori la qualità della vita, ma comporti anche costi sociali ed economici indiretti. Katie Schmuecker della Joseph Rowntree Foundation ha evidenziato che “essere disabili comporta già un rischio maggiore di povertà” e che questi tagli porteranno molte più persone a dipendere dalle banche alimentari.
Verso un voto decisivo sui tagli alle indennità di invalidità
Il Parlamento sarà presto chiamato a esprimersi sulla nuova legislazione necessaria per far entrare in vigore le modifiche. La maggioranza di governo di Starmer rende improbabile una sconfitta dell’esecutivo, ma un’ampia astensione o una ribellione interna potrebbero rappresentare un chiaro segnale politico.
Alcuni parlamentari, infatti, hanno già ricevuto rassicurazioni sul fatto che non perderanno la frusta del partito in caso di astensione.
Il ministro della disabilità, Sir Stephen Timms, ha difeso le proposte sostenendo che “la spesa per il welfare non può crescere all’infinito” e che il sistema attuale produce “scarsi risultati occupazionali”. Il governo insiste sulla necessità di trasformare l’assistenza in uno strumento per l’inclusione economica, ma per molti osservatori, senza un vero investimento nei servizi e nelle opportunità, il rischio è quello di un ritorno all’austerità, con tutte le sue dolorose conseguenze sociali.
















