• Contatti
  • Cookie Privacy Policy
sabato, 5 Settembre 2026
Ultima Voce
  • Home
  • Archivio
  • Segnalazioni
  • Contatti
  • Home
  • Archivio
  • Segnalazioni
  • Contatti
Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
Ultima Voce
Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
Home Letture consigliate

Taina Tervonen: riparare il legame tra vivi e morti nella ex-Jugoslavia

di admin
07 Nov 2022
in Letture consigliate
Tempo di letturaMin Lettura
A A
0
Taina Tervonen, "Le scavatrici", Fandango 2022.
Share on FacebookShare on Twitter

Dalla parte di chi lotta per essere riconosciuto,
dell’essere umano e dei suoi diritti.
Contribuisci a preservare la libera informazione.

logo paypal

Le scavatrici (Fandango, 2022) di Taina Tervonen racconta una storia che non vorremmo leggere, ma che abbiamo bisogno di leggere. Quella di chi in Bosnia-Erzegovina ancora aspetta risposte sui propri cari scomparsi tra il 1992 e il 1995, portati via e massacrati per essere musulmani. Quella di chi, in Serbia, nega il genocidio e di chi, invece, convive a fatica col senso di colpa per ciò che ha fatto il proprio popolo. E quella di chi lotta quotidianamente, basandosi sulle più recenti tecniche forensi, per restituire un’identità ai corpi che ogni anno riemergono dalle fosse comuni.

Il libro di Taina Tervonen mi ha messo a dura prova. Da scrittrice, ho provato invidia: ha una prosa così nitida che riesce a trasportare immediatamente chi legge sugli scenari del massacro dove la vita continua. E così poetica da riuscire a costruire la bellezza della vita dentro l’orrore della morte, rendendo giustizia ai tecnici forensi, alle vittime e ai familiari. Da lettrice, sono rimasta catturata in un mondo narrativo vividissimo. Fatto di vite che si intrecciano in storie che la Storia ha spazzato via e che, tenaci, sono germogliate di nuovo. Da cittadina europea, l’ho sentito come un pugno nello stomaco. Volevo sapere e non volevo continuare a leggere, perché avrei scoperto orrore che si sommava all’orrore.




Sapevo di Srebrenica a causa di una lettura recente, ma un nome come quello di Trnopolje mi era sconosciuto. Ho scoperto che si tratta di un campo di concentramento che ospitò tra maggio e novembre 1992 tra 4000 e 7000 bosniaci e croati. Inoltre, più di 30000 prigionieri vi transitarono durante deportazioni di massa che non risparmiarono anziani e bambini. Né avevo mai sentito i nomi di Omarska e Keratem, campi di concentramento noti per essere stati ancora peggiori. Men che meno sapevo che in Bosnia-Erzegovina si scava ancora, perché ancora migliaia sono i dispersi. E che sono a decine le fosse comuni che potrebbero non essere state ancora scoperte.

RELATED STORIES

luoghi di confine

“Luoghi di confine” a cura di Noemi Bergesio e Lorenzo Mauloni: le violenze che si materializzano oltre la frontiera

26 Aprile 2026
Un genocidio annunciato di Chris Hedges

“Un genocidio annunciato”: la tragedia palestinese sotto l’obiettivo di Chris Hedges

27 Giugno 2025

Chi sono le “scavatrici”

Il racconto di Taina Tervonen prende le mosse proprio da questa consapevolezza. E dal desiderio di scoprire il lavoro e le vite di chi cerca di riunire le famiglie spezzate dalla brutalità delle pulizia etnica. Questo è ciò che fanno le “scavatrici” Senem Škulj e Darija Vujinović.

La prima, antropologa forense, calandosi nelle fosse comuni appena scoperte, repertando, catalogando, estraendo le salme. E poi lavorando instancabilmente per restituire dignità a corpi imbalsamati nella terra, offesi, sparsi come immondizia tra fosse comuni a decine di chilometri di distanza. Un lavoro che è fatica fisica e morale, ma anche studio incessante per far fronte a mille difficoltà. Come evitare, con le scarse risorse a disposizione, la decomposizione dei corpi estratti dalle fosse in attesa dell’identificazione. Come risparmiare alle famiglie riunite alle celebrazioni pubbliche per le sepolture che all’orrore si aggiunga l’odore, il tanfo orrido e oltraggioso della putrefazione.

La seconda, esperta nelle tecniche dell’identificazione attraverso il DNA, viaggiando attraverso la Bosnia-Erzegovina, la Serbia e la Croazia per rintracciare i parenti delle vittime. Quattro gocce di sangue, non serve di più. Ma esse si trovano intessute in un reticolo di storie in cui bisogna immergersi e scavare. Rispondendo così al bisogno di chi aspetta ancora una risposta di parlare, qualche volta anche di gridare, e di essere ascoltato.

Riparare la dignità nell’essere umano

Vita e morte, vivi e morti: parole che tornano ossessivamente nel testo, all’inizio in un modo che quasi fa smarrire chi legge. Si tratta dello stesso smarrimento, Taina Tervonen lo ammette, che ha provato l’autrice quando, nel 2010, cominciava il suo viaggio seguendo le “scavatrici”. Tale smarrimento deriva dalla tendenza a pensare vita e morte come domini separati che solo chi non ha perso qualcuno senza più ritrovarlo può permettersi. Chi ha un disperso in famiglia, invece, convive con un’assenza che non riesce a concretizzarsi in un addio definitivo. Proprio per questo così tante persone in Bosnia-Erzegovina, in Croazia e in Europa ancora oggi vivono con speranza la scoperta di un’altra fossa comune. Nell’orrore che essa rappresenta, è comunque racchiusa la possibilità infinitesima di scoprire ciò che è accaduto ai propri cari e finalmente trovare pace.

Rimediare all’orrore di Trnopolje, Omarska e Keratem non è possibile. Ciò che è possibile fare è provare a ricostruire ciò che massacri del genere distruggono nell’umanità:

i morti e i vivi non sono due mondi separati, appartengono alla stessa cerchia: quella degli esseri umani. Senem e Darija ricuciono pazientemente il legame che è stato rotto spogliando i morti della loro dignità. E rifiutando ai vivi i saluti d’addio che potrebbero permettere loro di continuare a vivere. Fino a che ci saranno persone che faranno questo lavoro, che ripareranno ciò che è stato rotto e calpestato, ci sarà speranza. Qualcosa dell’umanità di noi tutti sarà salvato. E preservato.

Da Taina Tervonen qualcosa su cui riflettere

A rendere tanto potente il libro di Taina Tervonen, del resto, non è solo ciò che esso fa emergere del passato. Certo, gli avvenimenti del passato recente collegati al lavoro delle “scavatrici” sono terrificanti. Ma ancor più spaventoso è il contesto di omertà e negazionismo ancora diffuso soprattutto in Serbia, dove si fatica a riconoscere l’avvenuto crimine. Un’osservazione di Darija, in particolare, raggela l’autrice durante una conversazione:

Qui i giovani sentono una sola versione della storia. Tutti quelli nati dopo la guerra crescono in un paese diviso. Anche a scuola gli insegnano versioni diverse della storia. Per i musulmani gli eroi sono loro. Per i serbi sono i serbi e per i croati sono i croati. Nessuno vuole essere il perdente in questa guerra. E i giovani assorbono tutto questo. Rimango senza parole quando li ascolto. Come una malattia, ecco cos’è. Sono contaminati. […] Se continua di questo passo, tra dieci o vent’anni ci sarà un’altra guerra.

Non si può dare torto a Taina Tervonen per il suo sgomento: l’eventualità è agghiacciante. Come si può scongiurarla? Difficile dirlo. Un suggerimento, forse un po’ utopistico e (spero mi si perdonerà) un po’ troppo femminista, viene da una delle ultime pagine del libro. E cioè: seguendo l’esempio delle donne raccontate da Taina Tervonen in Bosnia-Erzegovina, che lottano, resistono e praticano i valori di ospitalità, tenerezza e cura.

Penso a tutte le sigarette, a tutti i caffè, a tutti i bicchieri di rakija, di birra o di liquore alle ciliegie che ho condiviso con le donne di questo paese da quando vengo qui. Penso a queste sopravvissute che continuano a fare da mangiare, a occuparsi dei bambini che sono sopravvissuti e a quelli che hanno fatto nascere in seguito. A quelle che lavorano calze di lana a maglia, che fumano e bevono, che ingurgitano ansiolitici per scacciare gli incubi e antidepressivi per allontanare i ricordi troppo duri. A quelle che continuano a prendersi cura di un marito rovinato dalla guerra, che sopportano l’assenza degli scomparsi, che aspettano un tempo decoroso per risposarsi. […] Donne potenti che raccontano ai bambini del padre che non c’è più, del cugino scomparso. Che raccontano perché i piccoli devono sapere, che tacciono il peggio per proteggerli. Che si chiedono se occorra dirlo o non dirlo, come sapere quel che è bene.

Valeria Meazza

Tags: Bosnia-ErzegovinaEx JugoslaviaFandangoFandango EditoreFandango Librifosse comuniguerra in BosniaSrebrenica
CondividiTweetInviaCondividi

Iscriviti alla nostra newsletter

Può interessarti anche questo

luoghi di confine
Letture consigliate

“Luoghi di confine” a cura di Noemi Bergesio e Lorenzo Mauloni: le violenze che si materializzano oltre la frontiera

26 Aprile 2026

«Molte volte i fatti ci sono, sono stati verificati eppure sono stati ignorati, poiché ciò...

Un genocidio annunciato di Chris Hedges
Letture consigliate

“Un genocidio annunciato”: la tragedia palestinese sotto l’obiettivo di Chris Hedges

27 Giugno 2025

Un genocidio annunciato – una frase che torna, pesante come una condanna, nei primi righi...

Rashid Khalidi
Letture consigliate

Cento anni di colonialismo, guerra e resistenza nella Palestina di Rashid Khalidi

19 Giugno 2025

Rashid Khalidi è uno scrittore, accademico e storico palestinese-americano, professore emerito alla Columbia University e...

Il libro della scomparsa
Letture consigliate

“Il libro della scomparsa” di Ibtisam Azen: un immaginario pericolosamente reale

4 Giugno 2025

Il libro della scomparsa di Ibtisam Azen si basa su una domanda molto semplice, ma...

Prossimo articolo
El bloqueo: una condanna

El bloqueo: una condanna (quasi) unanime

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati

Guest Authors

Giulio Cavalli |Giovanna Mulas | Sabina Guzzanti |Susanna Schimperna | Francesca de Carolis| Luigi Colbax | Alessandro Ghebreigziabiher| Oliviero Beha|Bruno Ballardini Rosanna Marani| Barbara Benedettelli | Carlo Barbieri | Roberto Allegri| Pino Aprile|Otello Marcacci| Carlo Nesti|Carlo Negri| Massimiliano Santarossa| Livio Sgarbi|Alessandro N. Pellizzari |Clara Campi| Marilù S. Manzini| Erika Leonardi|Dario Arkel| Maurizio Martucci| Paolo Brogi| Ettore Ferrini|Adriano Ercolani|Paolo Becchi|Alessia Tarquinio| Selvaggia Lucarelli| Fabrizio Caramagna | Iacopo Melio |

logo paypal

Ultima Voce Best Topics

ambiente arte attualità bambini Calcio Cina Cinema coronavirus Covid-19 cultura diritti umani donald trump Donne economia Europa film Francia guerra Israele Italia Lavoro Libri Matteo Salvini migranti Milano musica nshr Onu Palestina politica razzismo Ricerca roma Russia salute Salvini Scienza Scuola società stati uniti storia Trump unione europea Usa Violenza

FAQ E CONSIGLI UTILI

Guide & Tips 

Contatta La Redazione

Scrivi a :
– info@ultimavoce.it
– collaborazioni@ultimavoce.it
– advertising@ultimavoce.it
– candidature@ultimavoce.it

Read More…
fandangolibri1.png
chiarelettere11.png
WhatsApp-Image-2023-01-17-at-09.39.24-e16739484187331.jpeg
LOGO-FFF1.png
luis1.png
Logo_24ore1.png
moton1.png
UNITO1.png

Le foto presenti su ultimavoce.it sono state in larga parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione – indirizzo e-mail info@ultimavoce.it, che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.

Testata Giornalistica registrata presso il Tribunale di Brescia n° 8/2021 del 15/03/2021. Direttore Responsabile: Gianluca Lucini / Direttore Editoriale: Andrea Umbrello

  • Home
  • Contatti
  • Privacy Cookie Policy
  • Guide Utili

© 2020 - Ultima Voce. All Rights Reserved

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Archivio
  • Segnalazioni
  • Contatti
  • Cookie Privacy Policy

© 2020 – Ultima Voce. All Rights Reserved.