Il Tamigi torna a vivere, ma aspettiamo a festeggiare

Dopo oltre 60 anni, il Tamigi non è più considerato “biologicamente morto”. Tuttavia non mancano le  cattive notizie.

Il Tamigi, con i suoi 346 chilometri, è il secondo fiume più lungo del Regno Unito, nonché il più importante. Intorno ad esso infatti si sviluppa l’intera attività industriale di Londra.

La morte biologica del Tamigi

Nel 1957 gli scienziati del Museo di Storia Naturale di Londra dichiararono il Tamigi “biologicamente morto”. Gli elevati livelli di inquinamento, infatti, non rendevano il fiume adatto a ospitare forma di vita, a causa dei bassi livelli di ossigeno.

Secondo la Zoological Society of London (ZSL), la fonte di tale inquinamento andava ricercata, tra l’altro, nell’aumento  dello scarico di rifiuti domestici e industriali all’interno del Tamigi e nei limiti del sistema fognario londinese. Quest’ultimo, costruito nel 1800,  risultava non adatto a trattenere le acque reflue, che traboccavano nel fiume compromettendo la qualità dell’acqua.

All’inizio degli anni Sessanta si tentò quindi di intervenire attraverso sistemi di ampliamento delle opere di depurazione,  di riduzione del prelievo di acqua e di limiti agli scarichi industriali.

Negli ultimi 18 anni, inoltre, la ZSL si è adoperata per ripristinare l’ecosistema del Tamigi e garantire la rifioritura della biodiversità, con profondi benefici non soltanto per la fauna selvatica ma anche per la salute delle persone e l’economia del posto. Nel 2003 è stato infatti avviato il ZSL Thames Conservation Program, una serie di progetti messi in atto insieme alla comunità e ad alcuni partner, tra cui l’Agenzia per l’ambiente.

La situazione attuale

In base all’ultimo report, rilasciato dalla Zoological Society of London, sullo stato del Tamigi nel 2021, si può ritenere che sessant’anni di interventi hanno sortito gli effetti sperati.

La qualità dell’acqua è migliorata sensibilmente grazie all’aumento dei livelli di ossigeno e la riduzione delle concentrazioni di fosforo. Ciò ha permesso la creazione di un ambiente adeguato ad ospitare forme di vita.

Ad oggi l’ecosistema del Tamigi si compone di 115 specie di pesci , 92 specie di uccelli e 600 ettari di habitat salmastro.

Tra gli animali che abitano le acque del fiume vi sono due specie di foche, la foca comune e la foca grigia, che usano l’estuario per nutrirsi e riprodursi. Sono presenti inoltre tre specie di squali di cui una, la canesca, a rischio estinzione. Questi ultimi trovano riparo nell’estuario per partorire. È stata inoltre accertata la presenza della focena, uno tra i mammiferi più piccoli del mare.

La fauna selvatica è poi ricca di cavallucci marini e anguille, tra cui l’anguilla europea che ha riaperto le sue storiche vie migratorie.

Le minacce alla biodiversità

Nonostante i buoni risultati raggiunti grazie ai sistemi di depurazione delle acque reflue, il pericolo non sembra essere scampato.

Il cambiamento climatico sta provocando danni irreparabili che rischiano di compromettere, ancora una volta, la biodiversità del Tamigi. Il surriscaldamento globale non determina soltanto l’innalzamento del livello delle acque, ma anche l’aumento della temperatura delle stesse. Un’acqua più calda ha minori capacità di trattenere l’ossigeno e, di conseguenza, ostacola la vita della fauna selvatica.

A ciò si aggiunga un feroce inquinamento dovuto alla plastica e agli agenti chimici continuamente riversati nelle acque del Tamigi, che causano la morte della fauna marina.

A completare il quadro concorre infine la presenza di molte specie non autoctone che popolano il fiume, fortemente invasive e pericolose per l’ecosistema.

In conclusione

La dichiarazione del Tamigi non più “biologicamente morto” costituisce il punto di inizio e non di arrivo. Sono necessari sforzi ulteriori da parte delle comunità, delle associazioni e dei governi per arginare il rischio ambientale.

La salvaguardia dell’ambiente è un tema di cui tutti dovremmo preoccuparci perché ci tocca da vicino. L’inquinamento e il cambiamento climatico influiscono, abbiamo detto, non solo sull’ambiente che ci circonda, ma anche in modo diretto sulla salute delle persone.

Quando questo sarà chiaro e le minacce saranno venute meno, solo allora potremo festeggiare.

Federica Fiorello

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