Tangenziale di Napoli: condannato a 9 mesi di carcere il “furbetto del casello”

Fonte quattroruote.it
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Automobilista condannato per aver usato la tangenziale di Napoli astenendosi dal pagamento del pedaggio autostradale per ben mille volte. Esemplare la pena inflitta: nove mesi di reclusione e il risarcimento dei danni.

Il “furbetto del casello” forse pensava di farla sempre franca e che le regole valessero solo per gli altri e non per lui. In virtù di questa sua innata convinzione, ha usato la tangenziale di Napoli non pagando i pedaggi autostradali per mille volte e pensando di restare impunito ha mostrato totale indifferenza di fronte ai vari solleciti di pagamento ricevuti. Il Giudice monocratico del Tribunale di Napoli ha messo da parte la sua clemenza contestandogli il reato di insolvenza fraudolenta e continuata, condannandolo così a nove mesi di carcere e non solo. L’uomo dovrà risarcire i danni, rimborsare i pedaggi e le spese legali, oltre che subire la confisca della vettura.




La Mercedes che vedeva alla guida il “furbetto del casello“, transitava sulla rete autostradale con una frequenza decisamente elevata utilizzando i passaggi riservati al servizio Telepass: peccato però, che l’ignara vettura non fosse appositamente corredata del relativo dispositivo di pagamento e in questo modo lo scaltro automobilista tentasse di raggirare il sistema di pagamento.I ripetuti passaggi dell’auto sono stati accertati grazie alla presenza di telecamere poste lungo le vie di accesso dei caselli autostradali. L’occhio del “grande fratello” ormai posizionato -per fortuna- quasi ovunque non ha perdonato nemmeno questa volta.

È prontamente arrivata la reazione della Società Tangenziale di Napoli S.p.A da cui è partita la querela nei confronti dell’automobilista: “La magistratura, sempre più spesso e con rapidità sanziona, come dovuto, il comportamento illecito di chi tenta di non pagare il pedaggio autostradale. Condotta scellerata che comporta gravi conseguenze a chi si rende responsabile di tale illecito, che come ribadito dalla Magistratura rappresenta un vero e proprio reato penale”.

Anna Lattanzi

 

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