Tasse sulle merendine: i primi possibili provvedimenti di Fioramonti

Fonte: Pixabay
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“Vorrei delle tasse di scopo, come per esempio sulle bibite gassate”. Le tasse sulle merendine stanno espandendosi a macchia d’olio in ogni stato

Tasse sulle merendine e sui voli d’aerei che inquinano. Da pochi giorni al governo il nuovo ministro dell’istruzione Lorenzo Fioramonti, ha già fatto intendere le sue prime proposte. Riguarderanno i cibi e bevande zuccherate con l’obiettivo di pensare ad una modalità di vita più salutare.

Il ministro, intervistato dal Corriere della Sera, ha spiegato: “Vorrei delle tasse di scopo: per esempio sulle bibite gassate e sulle merendine”, aggiungendo di pensare anche a “tasse sui voli aerei che inquinano”.

Il ministro, ha commentato: “L’idea è: ho un sistema di alimentazione sbagliato? Metto una piccola tassa. E con questa finanzio attività utili, la scuola e stili di vita sani”. La cosiddetta “sugar tax” era già stata presa in considerazione dalla commissione Finanze, per essere inserita nell’ultima Legge di Bilancio.

Era stata elaborata anche al fine di risolvere l’esclusione del regime Irap per le Partite Iva. Con l’ammontare di 100mila euro. Tuttavia, durante la votazione, la Lega si oppose. E alla fine l’idea era stata accantonata. Ad oggi, però, ripropongono la questione anche i sanitari: 340 medici, pediatri e nutrizionisti, hanno chiesto in una postilla all’ex ministro della Sanità Giulia Grillo di introdurre “una tassa del 20% sulle bibite zuccherate da destinare a progetti di educazione alimentare” al fine di combattere obesità e diabete anche nei giovani. Tuttavia, come spiegato da Walter Ricciardi, presidente della Federazione Mondiale delle Associazioni di Salute Pubblica (Wfpha), la lettera “non ha avuto riscontro”.




In Europa e in alcune parti del mondo è già una realtà

Secondo il report del 2015 dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) la tassa sulle bevande zuccherate è stata introdotta in 20 paesi, per un totale di 35 tra stati e città. La prima ad averla adottata è stata la Norvegia, nel 1922. Dopo quasi 100 anni, nel 2018 la legge è stata ampliata anche per i prodotti confezionati. In Ungheria è attiva dal 2011, con inflessione del 20% sulle bevande zuccherate. Anche Gran Bretagna, Catalogna, Francia, Belgio, Portogallo e Finlandia stanno seguendo l’esempio.

Nel resto del mondo, come in Giappone o nello stato del Kerala (India), si è applicata una “fat tax” sui cibi che contengono molti grassi saturi. Mentre negli Stati Uniti, sono state Philadelphia e Berkeley (rispettivamente nel 2017 e nel 2015) le pioniere, con la “soda tax” che colpisce le bevande zuccherate. Poi San Francisco, Oakland, Albany in California, Boulder in Colorado, Cook County in Illinois, Seattle e Portland: tutte cittadine che, negli ultimi anni, hanno optato per il nuovo stile di vita. Perfino il Sudafrica e gli Emirati hanno introdotto tasse sui soft drinks. Si sono unite di recente al coro anche Filippine, Cile, Barbados e Tonga. Ad agosto anche la Malesia ha preferito spronare ad uno stile di vita più sano, un paese dove l’obesità grava sul 19% della spesa sanitaria.

 

Anna Porcari

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