Teatro Piccolo di Milano: 70 anni di storia e cultura

Il primo Teatro a servizio dei cittadini che ha segnato l’epoca della fine del fascismo e ha reso la cultura alla portata di tutti

Un bel compleanno quello del Piccolo di Milano, che soffierà il prossimo 14 maggio 2017 ben 70 candeline.
Tutto ebbe inizio dal celebre calcio che Giorgio Strehler e Paolo Grassi diedero alla porta dell’ex sede della brigata Muti in via Rovello, nel cuore di Milano, sede di torture dei partigiani e degli antifascisti.

Proprio da lì, iniziò un’altra concezione del teatro, della cultura a servizio dei cittadini, quali servizi tutelati e garantiti dallo Stato.
Viene, infatti, definito, un teatro pubblico così come lo avevano pensato i suoi fondatori: Strehler, Grassi e Vinchi, i quali volevano diffondere la Grande Arte anche ai più disagiati.

La politica adottata dal Piccolo, fin dal principio, è sempre stata quella degli spettacoli nelle periferie per studenti o lavoratori.
Si sono susseguiti, nel corso del tempo, numerosi e memorabili spettacoli, per citarne alcuni: Brecht su cui a lungo il Piccolo ha avuto il controllo dei diritti (L’opera da tre soldi, Vita di Galileo, L’anima buona di Sezuan di Strehler), Shakespeare (Re Lear e La tempesta),Goldoni (Le baruffe chiozzotte, Il campiello e soprattutto Arlecchino servitore di due padroni); e di Luca Ronconi, direttore artistico e poi regista stabile fino al 2015, con la rilettura di classici e dei contemporanei.

Dal 1998, con il passaggio del testimone a Sergio Escobar e Luca Ronconi, il teatro Piccolo ha accentuato la sua dimensione interdisciplinare e internazionale, candidandosi quale polo culturale europeo.
Ad oggi, il Piccolo ha continuato a vantare la sua identità di teatro d’arte, ancora molti gli spettacoli(dalla prosa alla danza) e oltre 20mila abbonamenti.

A ricordare la sua importanza, il 19 maggio verrà stampato un Francobollo.
Il compleanno di questo prestigioso teatro verrà festeggiato con diversi spettacoli e appuntamenti per tutto il mese di maggio.
Ma oltre l’anniversario che è doveroso ricordare, occorre ribadire l’impronta, o meglio il calcio, che ha segnato nella storia del nostro Paese.

Anna Rahinò

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