Addio allo storico teatro Politeama di Viareggio: costi insostenibili

Il gioiello nel cuore della città che ospitò Puccini, Nenni, Pirandello e un giovane Tarantino, chiude ufficialmente i battenti.

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Non lo fermarono le bombe!

Questo disse lo scrittore Enrico Pea, amico del collega premio Nobel Eugenio Montale, per raccontare in maniera breve, ma assai significativa, la storia che è passata all’interno del teatro Politeama di Viareggio. Una storia fatta di luci della ribalta e pesanti ricadute, battaglie politiche, grandi avvenimenti culturali e tante curiosità, che potrebbero essere racchiuse in un grande album dei ricordi, nel quale la città di Viareggio , e gran parte della cultura italiana, conserva gelosamente simboliche foto.

Un album che si chiude per sempre, oggi 26 ottobre, con l’addio ufficiale di questo pezzo di storia. La colpa, anche stavolta, ricade sui costi insostenibili al mantenimento della struttura; si parla 250 mila euro, solo di tasse, a cui si aggiungono i costi di manutenzione e personale.

Realizzato nel 1869 con il nome di Alhambra, lo stabile nacque con una struttura in legno (molto diffuso all’epoca), poco stabile, tant’è che fu subito ribattezzato: Il cavallo di Troia. Solo nel 1902, il Politeama fu restaurato e restituito alla città, diventandone il cuore pulsante tra la Darsena dei pescatori e il lungomare dei café chantant.

Tra le sue quinte, lo scrittore e premio Nobel Luigi Pirandello sciolse la sua compagnia teatrale, alla scoperta di nuovi territori in Germania, insieme alla sua musa Marta Abba. Su quel palcoscenico, Ettore Petrolini, Ermete Zacconi, Vittorio De Sica, i fratelli De Filippo, hanno intonato le loro battute, i loro sospiri e deliri. Il suo sipario si è aperto sui fratelli Guillaume e le acrobazie funamboliche che impressioneranno irrimediabilmente un giovane Federico Fellini.

Fu qui che nel 1922 il maestro Giacomo Puccini riceverà la medaglia d’oro, nonostante un brutto mal di gola che, ben presto, si rivelerà il terribile carcinoma alla laringe che lo porterà alla morte.




Tante le storie e gli aneddoti curiosi che arricchiscono la storia del teatro, come quella del regista allora sconosciuto Quentin Tarantino che, invitato a presentare il suo primo lungometraggio, Cani da rapina, chiede di fare una telefonata, che si rivelò poi molto onerosa, perché indirizzata in Australia. Anni dopo il regista, ormai di fama mondiale, sceglierà proprio il Teatro Politeama per la prima italiana di Bastardi senza gloria.

E fu il Politeama, il luogo dove Pietro Nenni, futuro leader del Partito Socialista Italiano, tenne il primo comizio e dove, qualche anno più tardi il poeta Giuseppe Ungaretti venne arrestato per vilipendio al re. Sempre qui nel 1931 Filippo Tommaso Marinetti, tenne il primo spettacolo futurista, dal titolo “Simultanea“.

Tanti frammenti di storia e di evoluzione sociale, passati da quella sala e affacciatisi da quel sipario, destinati a diventare ormai patrimonio della memoria a causa di quei “canoni demaniali a quattro zeri, impossibili da sostenere”, come afferma Vittorio Scalpellini, gestore da due generazioni e testimone di una vitalità culturale e istrionica, condannata ad arrendersi ed entrare nella lunga lista di enti e fondazioni teatrali costrette a chiudere per mancanza di fondi.

Tutto questo, paradossalmente, avviene in un momento di crescita dell’interesse, e di conseguenza della spesa media, in ambito culturale, come specificato dall’ultimo rapporto Fereculture.

Ciononostante i teatri continuano a chiudere e le compagnie stabili sopravvivono a fatica, ponendo le basi per una riflessione accurata sullo stato dell’arte in un paese che ha visto una crescita esponenziale del turismo culturale, ma non dei costi dei biglietti per cinema, musica e teatro.

Fausto Bisantis

 

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