Un metodo per predire le tempeste magnetiche

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Le tempeste magnetiche (o più precisamente geomagnetiche) prima dell’avvento della moderna tecnologia non erano una grande preoccupazione per noi, al massimo qualche nostro antenato particolarmente superstizioso avrebbe potuto spaventarsi per un’aurora boreale particolarmente spettacolare.
Nell’ultimo secolo e ancora di più negli ultimi decenni è cambiato tutto, tanti dei sistemi da cui dipendiamo possono subire gravissime interferenze da questi fenomeni, dalle reti di distribuzione elettrica ai GPS.
Predire quando il nostro campo magnetico farà le bizze non è possibile, almeno non lo era finora, ora ricercatori dell’American Institute of Physics annunciano di aver trovato un modo per predire una tempesta magnetica con un breve anticipo dandone notizia su Chaos la rivista scientifica edita dall’istituzione.



Un concetto basilare va compreso per inquadrare la notizia (senza scendere nei particolari scientifici della tecnica utilizzata che naturalmente è molto complessa): il campo magnetico terrestre è un sistema che non è mai in equilibrio perché è continuamente investito dal vento solare, cioè il flusso di particelle molto energetiche che arrivano dalla nostra stella. Quando il vento solare si intensifica perché sul Sole è successo qualcosa di violento, tipo un brillamento solare (solar flare) allora il disturbo al campo magnetico terrestre diventa tanto forte che parliamo di di tempesta geomagnetica. Che cosa hanno fatto i ricercatori? Hanno analizzato i dati sulla fluttuazione del campo magnetico terrestre quando è investito da una gran quantità di particelle cariche, hanno creato diagrammi e immagini 2D e 3D, hanno preso in esame i dati registrati nel 2001 un paio di giorni prima di due grosse tempeste geomagnetiche provocate da due massicci brillamenti solari, tutto questo lavoro ha permesso loro di individuare dei pattern ricorrenti che permetterebbero di discriminare tra diverse fluttuazioni del campo magnetico terrestre con una precisione mai raggiunta prima, incrementando la possibilità di discernere quali annuncino l’arrivo di tempeste magnetiche e quali normali fluttuazioni nello stato di relativa quiescenza del campo magnetico terrestre.

Roberto Todini

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