E’ TEMPO DI FUNGHI DICONO

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Nella mia vita ho visto i funghi solo su un banco al mercato o dentro un risotto o una fettuccina. Per capire dove nascono e come trovarli avrei fatto una ricerca approfondita su Google e tutto sarebbe risolto. Invece nella mia vita mi sono imposto di fare cose che non ho mai fatto per ampliare la mia visione del mondo, per questo ho accettato l’invito di un amico fungarolo. Visto che aveva piovuto e poi c’era stato il sole, il tasso di umidità e il periodo dell’anno erano quelli giusti, e altre cose che non ricordo e che non ho capito: è tempo di funghi dicono.

Sveglia alle 4.30 del mattino, non credevo nemmeno che la mia sveglia avesse nelle impostazioni un orario così. mi viene a prendermi raccomandando mi un abbigliamento consono. Maglietta comoda con cui di solito vado a dormire, pantalone lungo rigorosamente bucato sotto il cavallo per evitare che si rovinino quelli buoni e visto che non ho scarpe per fare attività che non siano camminare sull’asfalto di una città infilo i mocassini più rovinati che possiedo, contro ogni mio principio morale metto il calzino sotto. Dopo un ora di strada tutta curve siamo arrivati. La mia ignoranza mi portava a pensare erroneamente che i funghi si trovassero in una bella pianura costellata di alberi sotto i quali crescono come per magia questi frutti prelibati per sughi. Invece no alla mia sinistra vedo un bosco, quello sarà il nostro punto di raccolta. Il mocassino si rivela una cazzata visto che la pendenza aumenta ad ogni passo, non contento la vegetazione mi blocca il passaggio. Cerco di tenere il passo come meglio posso con il cestino in una mano e il bastone nell’altra. Dopo cinque minuti passo il cestino perché non riesco a scalare con entrambe le mani occupate, il viaggio mi sembra infinito, la mia pigrizia si fa sentire sulle gambe e il sudore aumenta vertiginosamente l’umidità del bosco che in teoria dovrebbe essere quella giusta. Per questi motivi perdo l’obbiettivo che mi porta su questi monti. L’amico fungarolo  sale come un capriolo e io continuo ad arrancare e per coprire il mio stato fisico mi fermo ad ogni albero e faccio finta di cercare qualcosa che non saprei mai riconoscere, per questo motivo mi era stato interdetto il fatto di raccogliere anche se il rischio di trovare qualcosa era bassissimo. Arrivati in cima al monte, che in realtà era una collinetta nonostante a me sembrasse l’Everest, il soprannominato amico mi comunica che forse non è il periodo giusto. La terra è troppo secca, e poi uno sproloquio che per la stanchezza non riesco a seguire. Il succo è che non troveremo nulla ma nonostante questa scoperta continuiamo a vagare per ore. Dopo un ruzzolone dovuto alle mie calzature, un male incredibile e una fatica immensa decidiamo che la nostra spedizione può considerarsi conclusa. Conclusa si ma a mani vuote, che delusone.

La tristezza diventa un sorriso di fronte al cappuccino e al cornetto. Dopo un giretto per il paesino finalmente riesco a trovare i funghi, questo è campo mio. Li trovo che nuotano in un sugo che andrà a condire una fettuccina, vicino ne trovo altri che saltano allegramente in una padella che andrà a insaporire una bella bistecca. Eccola la spedizione che volevo. Gambe riposate sotto un tavolo forchetta sfoderata in una mano, vino risate e compagnia. Cosi è tempo di funghi, dico.

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