La recente decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti ha riacceso il dibattito sull’identità di genere e sui diritti civili. Con sei voti favorevoli contro tre contrari, la Corte ha confermato la validità della legge del Tennessee che vieta l’assistenza medica di affermazione di genere per i minori transgender. Una scelta che riflette la crescente influenza conservatrice nell’organo giudiziario più alto del Paese, ma che ha anche generato divisioni interne alla stessa maggioranza di orientamento repubblicano.
Il caso Tennessee e le sue implicazioni legali nell’affermazione di genere
Al centro della controversia sulla pratica medica di affermazione di genere vi è una normativa statale approvata nel 2023 che proibisce l’uso di bloccanti della pubertà, trattamenti ormonali e interventi chirurgici per giovani con disforia di genere. Sebbene la parte relativa agli interventi chirurgici non fosse al centro del ricorso, la Corte ha ritenuto che la legge non violasse la clausola di eguale protezione della Costituzione.
Il giudice capo John Roberts ha ribadito che la Costituzione non è chiamata a risolvere dispute scientifiche o morali su trattamenti ancora in fase di evoluzione.
Tuttavia, la sentenza non è passata inosservata tra i giudici di orientamento progressista. Sonia Sotomayor, in un duro dissenso condiviso da Elena Kagan e Ketanji Brown Jackson, ha accusato la Corte di abbandonare i giovani transgender e le loro famiglie a decisioni politiche arbitrarie. Sotomayor ha sottolineato come il divieto colpisca direttamente una categoria specifica di cittadini e come questo costituisca una forma di discriminazione sessuale travestita da politica sanitaria.
Una nuova era legislativa per le identità di genere
Il caso di transfobia del Tennessee non è isolato. Almeno altri 26 stati hanno approvato misure simili, rendendo sempre più difficile per i minori transgender accedere a trattamenti di affermazione di genere. Alcuni stati, come la Pennsylvania, hanno già iniziato a limitare i servizi medici per i più giovani. Anche sul fronte federale, l’amministrazione Trump — tornata in carica dopo le ultime elezioni — ha ribadito il proprio intento di tagliare i fondi destinati all’assistenza sanitaria per le persone transgender sotto i 19 anni, proponendo come alternativa unicamente la terapia verbale.
Reazioni politiche e sociali
La reazione della politica sul divieto di affermazione di genere non si è fatta attendere. Il procuratore generale del Tennessee, Jonathan Skrmetti, ha celebrato la sentenza come una vittoria “in difesa dei bambini americani”. Ma le proteste sono arrivate anche dal fronte opposto. Mo Jenkins, donna transgender e attivista, ha commentato la sentenza con amarezza: “Siamo sempre stati qui e continueremo a esserci, con o senza il loro riconoscimento.”
Intanto, il Congresso si confronta con nuove sfide: l’elezione della democratica Sarah McBride, prima persona transgender alla Camera, ha già scatenato polemiche su temi simbolici come l’uso dei bagni.
La posizione delle istituzioni mediche
Nel mondo scientifico, l’American Academy of Pediatrics ha condannato la sentenza, riaffermando il proprio sostegno all’assistenza di affermazione di genere. Il presidente dell’ente, Susan Kressly, ha difeso la necessità di decisioni condivise tra famiglie e medici, libere da condizionamenti politici.
Cinque anni fa, la stessa Corte Suprema aveva riconosciuto che le persone LGBTQ+ erano protette dalla legge federale contro la discriminazione sessuale sul posto di lavoro, ma oggi i giudici sembrano fare marcia indietro su un altro fronte dei diritti civili.
Un elemento cruciale del dibattito giuridico è se le leggi contro le persone transgender debbano essere soggette a “scrutinio rigoroso” da parte dei tribunali, come avviene per le leggi che discriminano su base razziale o sessuale. In opinioni separate, tre giudici conservatori — Clarence Thomas, Samuel Alito e Amy Coney Barrett — hanno dichiarato che l’identità transgender non merita uno standard speciale di tutela costituzionale. Questa posizione limita l’applicabilità del precedente del 2020, quando la Corte stabilì che il “sesso” includeva anche l’identità di genere nelle discriminazioni lavorative.
Il ribaltamento della posizione federale
Un aspetto significativo della vicenda è rappresentato dal cambiamento di posizione dell’esecutivo federale. Inizialmente, sotto l’amministrazione Biden, il governo aveva impugnato la legge del Tennessee. Ma dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e la nomina del nuovo procuratore generale, l’amministrazione ha ritirato il proprio sostegno ai ricorrenti e ha appoggiato lo stato del Tennessee, ribaltando completamente la linea federale in materia.
La sentenza della Corte Suprema rappresenta un duro colpo per i diritti dei minori transgender negli Stati Uniti e segna un netto cambio di direzione nelle politiche federali e statali. Le conseguenze si faranno sentire non solo nei tribunali, ma anche nelle vite quotidiane di giovani e famiglie, medici e insegnanti, rendendo sempre più urgente un dibattito pubblico informato e umano su identità, diritti e dignità.
Il crollo dei diritti delle persone trans negli Stati Uniti
Negli ultimi anni, negli Stati Uniti si è registrata una pericolosa escalation di transfobia, alimentata da proposte legislative che mirano a limitare i diritti delle persone transgender. In numerosi stati repubblicani, sono stati introdotti provvedimenti che vietano l’accesso delle persone trans agli spazi pubblici coerenti con la loro identità di genere, come i bagni, o che proibiscono i trattamenti sanitari di affermazione di genere per i minori.
A questi si aggiungono restrizioni alla partecipazione delle atlete trans alle competizioni scolastiche e universitarie. Questa ondata normativa, che aumenta e legittima così la violenza omotransfobica di strada, è spesso accompagnata da una retorica politica che dipinge le persone transgender come una minaccia, contribuendo a creare un clima di ostilità che legittima discriminazioni e violenze.
L’aumento della transfobia ha ricadute gravi sulla vita delle persone transgender, soprattutto tra i più giovani. Secondo diverse organizzazioni per i diritti civili e la salute mentale, molti adolescenti trans affrontano livelli elevati di ansia, depressione e rischio suicidario a causa della crescente marginalizzazione e della violenza, sia verbale sia fisica. L’ostilità sociale si traduce anche in aggressioni fisiche, licenziamenti ingiustificati e mancanza di accesso ai servizi sanitari adeguati. Nonostante le proteste di attivisti, medici e famiglie, la disinformazione continua a diffondersi, alimentata da media conservatori e influencer politici, rendendo sempre più difficile vivere apertamente la propria identità di genere in sicurezza.
















