Teologia della prosperità: perversa religione dell’oligarchia boliviana

by Alessia Fallocco | 24 Gennaio 2023 7:00 pm

Cristianesimo funzionale o teologia della prosperità. Dal travisamento del messaggio originario cristiano nasce un culto che presta il fianco al governo di pochi e allo sfruttamento di molti.  

“Fiducia in Dio”, è questo ciò che gli oligarchi boliviani ripetono di avere. Artefici del colpo di stato avvenuto nel 2019 e mai del tutto silenziati dal governo MAS-IPSP gli oligarchi giocano la carta della religione e tramano per riprendere il potere. Ma come potrebbe la religione cristiana prestare il fianco all’oligarchia? Non dovevano essere gli ultimi a divenire primi? Il filosofo Rafael Bautista analizza la complessa questione introducendo il concetto di teologia della prosperità.  

MAS-IPSP: movimento per il socialismo 

2005. In Bolivia il MAS-IPSP, frutto dell’unione di alcune organizzazioni popolari, vince le elezioni con ampia maggioranza e consenso. Un vero colpo per la razzista oligarchia boliviana che non ha mai smesso di tramare per riavere indietro i propri privilegi. E questo è vero soprattutto per gli oligarchi di Santa Cruz, uno dei nove distretti del Paese.  

Nel 2019 un primo colpo di stato ha mietuto quaranta vittime, numerosi feriti e visto dilagare la corruzione. Fernando Camacho, leader del Pro Santa Cruz Civic Committee, figura tra i cospiratori più convinti.  

Oligarchia in agguato 

Oggi, a distanza di anni e ormai già da quattro mesi, l’oligarchia è tornata a far sentire la sua voce e si paventa un nuovo colpo di stato. Pronti a rivendicare la centralità economica e politica del distretto di Santa Cruz, gli oligarchi non si fanno scrupoli a giocare la carta della religione come strumento di destabilizzazione dell’unità politica. Indicono raduni ai piedi di gigantesche statue di Gesù Cristo e il loro leader, il già citato Camacho, ora in carcere, non manca di mostrarsi in pubblico con un rosario e infarcire i suoi discorsi di espressioni come “fiducia in Dio”. Fiducia, si intende, nell’appoggio divino a questo nuovo colpo di stato, condotto alla maniera di una guerra santa contro il potere della maggioranza popolare.  

Com’è possibile che il cristianesimo, la religione degli “ultimi che saranno i primi” possa essere usato per giustificare un regime oligarchico? 

Travisare 

Una possibile risposta viene dalle riflessioni del filosofo boliviano Rafael Bautista il quale non solo analizza lucidamente la strategia sovversiva dell’oligarchia di santa Cruz ma la lega abilmente all’oppressione capitalista di più ampio respiro.  

Innanzitutto, sostiene Bautista, la religione di origine ebraico-semitica ha subito una profonda trasformazione nel suo messaggio originario. A seguito dell’incontro con il neoplatonismo e il manicheismo il credo degli “ultimi che saranno i primi” avrebbe conosciuto un’alterazione, sufficiente a farlo diventare la nuova ideologia alla base di un Impero in declino. Fulcro di questo nuovo messaggio cristiano è il concetto di peccato. Spogliata del suo contenuto rivoluzionario (se siamo tutti figli di Dio siamo tutti uguali davanti a Cesare) la religione cristiana ha prestato il fianco alla giustificazione civilizzatrice dell’impero e del progetto di dominio come salvezza proprio a causa del concetto di “peccato”.  

Secolarizzare 

La modernità ha poi secolarizzato tali termini ed espressioni teologiche facendo concepire il dominio come emancipazione e fornendo terreno fertile per l’insinuazione del capitalismo ovvero il dominio dell’uomo sulla natura attraverso il controllo sistematico di produzione e consumo.  

Il dominio è processo civilizzatore; necessario; assume sempre più i tratti di un’esigenza da estendere ai più disparati ambiti della vita. L’ideologia imperiale non lotta più per qualcosa (la salvezza degli ultimi) ma per tutto. Desidera tutto; vuole tutto: l’avidità ora “muove il sole e le altre stelle”.  

Ave capitalismo!  

Questa perversione del messaggio cristiano originario trasforma il capitalismo in nuova religione dove Dio è il capitale e l’ambito finanziario il suo Tempio. Il processo di accumulazione quotidiano è la preghiera attraverso la quale professiamo il nostro culto e la salvezza una benedizione tangibile: i soldi.  

È la teologia della prosperità. 

Teologia della prosperità: si salvi chi accumula! 

Essa non lascia spazio all’ “amore per il prossimo” professato dal cristianesimo originario né alla generosità. L’avidità e il processo di accumulazione non permettono una distribuzione democratica della ricchezza. La ricchezza è accumulazione, un fatto assolutamente privato e non può esistere se redistribuita democraticamente. Nessuno è ricco se tutti siamo ricchi. E se è vero che dalla ricchezza tangibile dipende la nostra salvezza allora l’individuo veramente libero non potrà che essere distaccato dagli altri.  

L’individuo libero non appartiene ad una comunità e non riconosce il concetto di bene comune. In questo consiste la sua emancipazione. La sua libertà individuale è volontà di potenza, manifestazione di dominio, appropriazione di ciò che è comune. L’individuo libero compete costantemente per appropriarsi e beneficiare del bene comune come fosse qualcosa di assolutamente privato.  

Teologia della prosperità o cristianesimo funzionale.  




Normalizzare la teologia della prosperità

In America Latina la sua diffusione è stata innanzitutto strategia dissuasiva nei confronti dello “spettro comunista”. Ad oggi, la politica sudamericana la ridisegna e la scaglia contro i processi democratici per destabilizzare l’unità politica.  

La competizione continua, infatti, atto necessario per raggiungere la piena salvezza individuale, spinge ad una vera e propria “guerra santa” contro coloro che minano lo status quo: i poveri. E in un continente dove i poveri sono prevalentemente indigeni, la “guerra santa” acquista i toni drammatici e razzisti di una vera e propria Conquista.  

In Bolivia e nel distretto di Santa Cruz soprattutto sono i media e le chiese, tuona Bautista, a farsi promotori di questa ideologia.  Moderni Ponzio Pilato mandano in croce soggettività e cultura del bene comune trasformando il senso comune in senso degli affari.  

Tant’è. In 14 anni di governo del MAS non si può dire ci sia stata una vera e propria rivoluzione culturale per quanto il Paese ne avesse bisogno.  

In almighty Dollar I trust

Chi innalza il nome di Dio e si fa beffa della legge che dice di rispettare è un empio. Ma un empio sano e paffuto. Non partecipa delle sofferenze umane e pertanto, complice la propaganda delle chiese e dei media, non viene percepito come reale nemico. È questa la dura realtà che il governo boliviano sta affrontando: i membri del parlamento detengono il governo ma NON il potere. Lo hanno avuto. Sono stati all’apice della legittimità con il 55% del consenso, depositari del trionfo popolare su golpisti e dittatori, ma non sono stati in grado di promuovere una rivoluzione democratico-culturale e prima ancora pedagogica.  

I membri della vecchia oligarchia hanno ancora voce nelle questioni politiche e continuano a portare avanti l’idea che il distretto di Santa Cruz “nutra” la Bolivia intera. Esso è certamente un centro economico importante ma certo la sua magnificazione è ingiustificata soprattutto alla luce dell’importanza che le regioni dell’Altopiano hanno rivestito nelle faccende storiche recenti. La Bolivia è nata come un Paese unitario: l’insistenza con cui l’oligarchia di Santa Cruz promuove una supremazia del distretto sul resto del territorio non è che sintomo di una volontà secessionista. Un secessionismo giustificato dalla teologia della prosperità.  

Come può la religione degli “ultimi che saranno i primi” prestare il fianco alle pretese di un’oligarchia razzista? Attraverso il travisamento del messaggio cristiano stesso.  

Teologia della prosperità: avrà mai fine? 

La teologia della prosperità ha modellato l’individuo distaccato dal resto del mondo; votato al culto dell’accumulazione continua; membro di una oligarchia di “ricchi salvi” destinata ad avere la meglio sui “poveri dannati”. Uno status quo difficile da contrastare poiché difficile è immaginare un’alternativa.  

Eppure, di alternative ce ne sono. Risiedono nelle voci di quanti l’oligarchia stessa cerca di mettere a tacere. Visioni alternative; una polifonia di ultime voci che potrebbero portare alla ribalta quei concetti ormai scomparsi di “amore per il prossimo” e “bene comune”.  

Spetta al governo portare avanti questo progetto. Spetta al governo prendere coscienza del problema e attuare finalmente quella rivoluzione pedagogica, culturale e democratica che porterà il popolo ad essere vero detentore del potere politico. 

Perché un governo che non promuove e tutela il potere popolare è un governo destinato a capitolare.  

 

Alessia Fallocco

Source URL: https://www.ultimavoce.it/teologia-della-prosperita-perversa-religione-dell-oligarchia-boliviana/