Alzheimer: una potenziale terapia dagli Stati Uniti

Il trattamento sperimentale per l’Alzheimer, disponibile a New York da Maggio, mirerà ad infondere un gene protettivo nelle cellule celebrali di pazienti il cui DNA è a rischio

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NEW YORK – E’ quel che emerge da un articolo del The Times: presto negli Stati Uniti sarà disponibile una nuova potenziale terapia per combattere l’Alzheimer. In particolare, il trattamento introdurrà nel cervello un gene protettivo e dovrà essere testato sugli esseri umani per la prima volta.

La terapia coinvolge un gene noto come APOE, soprannominato “il gene che dimentica” ed è disponibile in tre versioni: APOE2, APOE3 e APOE4. Le persone che ereditano due versioni di APOE4- una dalla madre ed una dal padre- hanno tra le tre e le cinque volte maggiori probabilità di sviluppare l’Alzheimer. Quel che è interessante è che se erediti un APOE4 ed un APOE2, il rischio  aumentato scompare.

Dal punto di vista della terapia genica, la soluzione teorica è ovvia, ha dichiarato Ronald Crysai, della Weil Cornell Medicine

La soluzione starebbe nel convertire un cervello APOE4 in un cervello APOE2-APOE4. I geni APOE2 verranno inseriti in un virus benigno, che li trasporterà nei nuclei delle cellule cerebrali dei pazienti. I geni APOE2  raggiungeranno le cellule cerebrali ma non diventeranno naturalmente parte dei cromosomi in cui viene memorizzato in DNA. I ricercatori invece, sperano proprio che i nuovi geni rimangano nella cellula, producendo un tipo di proteina che trasporterà il colesterolo ed altri lipidi.  Sarà necessaria una sola iniezione nel midollo spinale del paziente e sarà una procedura ambulatoriale.

La speranza degli scienziati è che le persone con geni a rischio possano essere curate molto prima che i sintomi si sviluppino.

In America ci sono ben 5 milioni di persone che sono state colpite dall’Alzheimer, numeri impressionanti alla pari di quelli che si registrano nel resto del mondo. In Italia in particolare si censiscono circa 600.00 casi. Nonostante ciò, in nessuno Stato sono disponibili delle terapie concrete e purtroppo una migliore qualità di vita da poter assicurare ai malati è l’unico obiettivo che per ora si può veramente raggiungere.

 

Sarah Sautariello

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