Terapie anti HIV: forse presto si potrà assumere una capsula a settimana

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Ottime notizie per tutti i sieropositivi sono arrivate da uno studio effettuato al MIT di Boston e pubblicato su Nature communications appena due giorni fa. Sappiamo che ancora non c’è una cura che faccia guarire dall’AIDS, ma sappiamo anche che le terapie anti HIV hanno fatto enormi passi avanti sia in termini di efficacia nel controllo del virus, che di minore tossicità (con lo spiacevole effetto collaterale di far calare la cautela delle persone nel non esporsi al virus), tuttavia la terapia deve essere assunta con assoluta regolarità, ogni “sgarro” si traduce nel virus che ricomincia a replicarsi. Uno dei problemi più grossi quindi è l’impegno di dover assumere tanti farmaci diversi giornalmente, da anni si sta lavorando nella direzione di diminuire il numero di pillole giornaliere da assumere.
Adesso dal MIT ci dicono che prossimamente i sieropositivi potrebbero trovarsi a dover assumere una sola capsula a settimana.
Come funziona la capsula settimanale
Forse il fatto che l’ho chiamata capsula vi avrà dato un indizio, si tratta in effetti di un contenitore nel quale vengono caricati i diversi farmaci che vengono rilasciati gradualmente, poi una volta che tutti i medicinali sono stati rilasciati il contenitore si sfalda e viene eliminato.




Non è la prima applicazione di questo sistema per somministrare una terapia, questi stessi ricercatori avevano creato la loro struttura polimerica per somministrare ivermectina ai malati di malaria.
La capsula ha la forma di una stella, nei sei bracci vengono posti i medicinali da rilasciare, poi vengono piegati, una volta ingerita i bracci si aprono, ma adattarla per le terapie anti HIV ha richiesto degli accorgimenti aggiuntivi, come abbiamo detto non si tratta di un unico farmaco ma di sostanze diverse che devono essere rilasciate con tempistiche diverse. I ricercatori hanno risolto il problema realizzando la struttura portante della stella con lo stesso polimero usato in precedenza, ma utilizzando polimeri differenti per i diversi bracci che dovevano rilasciare i medicinali in tempi diversi. I test sulle cavie (maiali) sono stati effettuati con tre farmaci diversi. In pratica dicono  i ricercatori è come se avessero messo i medicinali in una scatola con cassetti diversi per i giorni della settimana.
Ora il prossimo passo è sperimentare con altre malattie il cui trattamento potrebbe giovarsi di una somministrazione settimanale. L’accoglienza di eminenti ricercatori non coinvolti nello studio è stata cauta ma molto interessata, il succo dei commenti: se si rivelerà applicabile nella terapia sugli umani è qualcosa di molto interessante che vale la pena di approfondire, certamente uno strumento in più.

Fonte immagine: news.mit.edu

Roberto Todini

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