Terapie per l’Alzheimer: altro buco nell’acqua

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Ecco le notizie che non vorremmo mai dare, purtroppo non si possono dare solo buone notizie, appena all’inizio di novembre avevo scritto un articolo a proposito di nuove speranze nelle terapie per l’Alzheimer suscitate da una nuova classe di farmaci e in particolare dalla sperimentazione sul Verubecestat.
Due giorni fa la casa farmaceutica Merck ha diffuso un comunicato in cui annunciava la sospensione della sperimentazione per la manifesta inefficacia del farmaco.cervello-alzheimer
La bocciatura da parte di un comitato indipendente
Non credo che fra i miei lettori ci sia qualche complottista, avrete capito che non trovate terreno fertile e che qui si parla di cose serie, ma ad ogni buon conto se state pensando: “che c’è dietro? perchè la Merck ora dice che non funziona? ci dobbiamo fidare?” economicamente sarebbe ridicolo perchè uscire sul mercato con una cura per l’Alzheimer, che tra l’altro sarebbe stata una terapia non un’unica pillolina che guariva dalla malattia, avrebbe letteralmente ricoperto d’oro la Merck e i suoi azionisti (ed infatti la prima reazione al comunicato è stato un -2% per le azioni della casa farmaceutica).
Inoltre la decisione è stata presa su raccomandazione di un comitato indipendente che monitorava la sperimentazione che senza mezzi termini ha dichiarato “che virtualmente non c’è una possibilità di ottenere un effetto clinico positivo” e ha raccomandato la sospensione della sperimentazione per futilità.
Verrà invece continuata la sperimentazione su pazienti con un grado ancora meno avanzato della malattia, in una fase definita prodromica (in medicina la definizione di prodromico è: manifestazione morbosa, senza carattere specifico, che precede l’insorgenza dei sintomi caratteristici di una malattia).
Certamente le azioni della Merck si riprenderanno prontamente (un -2% per un titolo grande significa che ci sono state molte vendite ma non è certo un tracollo) quelle che hanno subito un colpo molto più duro sono ancora una volta le speranze di pazienti e familiari che sono colpiti da questa terribile malattia neurodegenerativa.
Anche perchè le cattive notizie non vengono mai da sole:
Come spiegato nell’articolo pubblicato a novembre il Verubecestat fa parte di una classe di farmaci chiamati inibitori della beta-secretasi 1 (BACE1) , anche altre case farmaceutiche stanno ponendo grosse speranza in questi farmaci, soprattutto per trattare le fasi iniziali della malattia, perchè quando ormai ha preso piede e i danni sono fatti c’è ben poco da fare, ma anche alcune di queste altre sperimentazioni sono risultate essere delle mezze o totali delusioni.
La funzione essenziale dei comitati di monitoraggio indipendenti
Nei classici studi clinici in cieco il monitoraggio ha il compito primario di vigilare su possibili effetti avversi, ma anche quello di raccomandare la sospensione della sperimentazione, sia in casi come questo perchè è chiaro che il farmaco fallirà, sia nel caso opposto, quando i dati sono così buoni che pare una cosa anti-etica negare il medicinale al gruppo di controllo a cui viene somministrato il placebo.

Roberto Todini

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