Teresa d’Avila: mistica, scrittrice, ribelle e anticonformista

Questo settembre, la mostra di Marina Abramović “Estasi”, omaggio a Santa Teresa d’Avila, è arrivata a Napoli. Può sembrare strano che nell’arte del 2020 si parli ancora di santi, dopo la tanta fatica fatta nell’Ottocento per uscire dai dogmi tradizionali dell’arte.

Santa Teresa d’Avila, la protagonista della mostra, non è stata semplicemente una santa: è stata una donna anticonformista, il cui valore non si può relegare solo ad una sfera sacra.

Le origini di Teresa

Nacque ad Avila (Castiglia e León) nel 1515 come Teresa Sánchez de Cepeda Dávila y Ahumada. Di origini toledane ed ebree, sin da bambina dimostra un carattere ribelle e pieno di immaginazione, e già durante la sua infanzia è documentato un primo tentativo di fuga di Teresa da casa, insieme al fratello Rodrigo.

La vita di Teresa d’Avila, però, cambia definitivamente con le morti del fratello Giovanni prima e della madre poi.

Teresa d’Avila: la fuga ed il richiamo del monastero

Mandata dal padre in un monastero per completare la sua educazione, Teresa si trova di fronte a un bivio, indecisa fra la vita matrimoniale e quella monastica. Prende una decisione solo dopo l’addio dell’adoratissimo fratello Rodrigo per l’America: vuole entrare presso le carmelitane dell’Incarnazione di Avila. Ma il padre non è d’accordo: dice addirittura che Teresa si potrà ritirare in convento soltanto dopo la sua morte.

In seguito alla decisione del padre e al timore di vedere la propria libertà perduta in matrimonio, Teresa scappa di casa.

Il padre di Teresa si arrende alla vocazione della figlia, che finalmente può cominciare il noviziato. Colpita di nuovo, però, da una forte malattia, in breve Teresa si trova in fin di vita.

«Gli svenimenti aumentarono e mi si aggiunse un mal di cuore così violento che tutti coloro che mi sostenevano ne rimanevano spaventati».

Negli ultimi giorni sembra morta per davvero, al punto che le consorelle cominciano a scavare il sepolcro e i familiari testano se sia viva o meno facendole cadere della cera sugli occhi.

L’estasi di Santa Teresa d’Avila

Dopo quattro giorni ritorna improvvisamente alla vita, con la gola arsa dalla sete e forti dolori. Le ci vogliono tre anni per tornare in piena salute – cosa che lei attribuì sempre ad un miracolo di san Giuseppe, che per questo diventa il patrono dell’ordine.

Dopo la morte del padre cominciano i suoi stati di estasi, ciò che le cambiarono la vita. Noi oggi li conosciamo bene: al centro della maggior parte dell’arte barocca, l’Estasi di Santa Teresa divenne uno dei temi privilegiati dagli artisti. Come non ricordare la scultura abilmente scolpita dal Bernini, con Teresa trafitta dalla freccia dell’angelo, e quella sorta di sottintesa, blasfema sensualità?

«Un giorno mi apparve un angelo bello oltre ogni misura. Vidi nella sua mano una lunga lancia alla cui estremità sembrava esserci una punta di fuoco. Questa parve colpirmi più volte nel cuore, tanto da penetrare dentro di me. II dolore era così reale che gemetti più volte ad alta voce, però era tanto dolce che non potevo desiderare di esserne liberata. Nessuna gioia terrena può dare un simile appagamento. Quando l’angelo estrasse la sua lancia, rimasi con un grande amore per Dio.»

Così arriva la pesante accusa: possessione diabolica. Accusata di tali gravità, Teresa non viene lasciata mai sola e si parla persino di esorcizzarla.

«Io ero estremamente paurosa, tanto che alle volte non osavo star sola in una stanza neppure in pieno giorno: il mal di cuore a cui andavo soggetta aumentava per di più i miei timori. (…) Quelle persone infatti erano dotte e di vita incomparabilmente più santa della mia: perché non avrei dovuto credere alle loro parole?»

Teresa non demorde e continua a lavorare per il suo sogno: riformare l’ordine delle carmelitane. Nasce così, dopo le ostilità dei teologi e della popolazione, il primo monastero fondato da lei. Certo, fondato in segreto: ma viene alla fine riconosciuto, e ovviamente dedicato a San Giuseppe.

Processata dal tribunale monastico, ed infine minacciata militarmente dai soldati del governatore de Carvajal, Teresa d’Avila nonostante tutto riusce a portare a termine il suo ambizioso progetto: addirittura può anche fondare altri monasteri nella provincia di Castiglia.

Teresa d’Avila, scrittrice del Cinquecento

Realizzato il suo sogno, Teresa decide di dedicarsi alla scrittura: scrive la sua Autobiografia, poi il Cammino di perfezione, libro di formazione spirituale. La sua opera più importante resta Il castello interiore, un testo allegorico e didattico in cui sostiene che Dio è presente all’interno dell’anima di ognuno.
Il suo misticismo, onnipresente al centro delle sue opere, si basa sull’amicizia fra Dio e la sua creatura.
Una delle interpretazioni più affermate, di base psichiatrica, descrive il suo incontro divino come anche corporeo e sessuale. Cosa incredibile, pensando ad una donna del Cinquecento. Specialmente considerato che, dopo il Concilio di Trento, era vietato per le donne persino parlare in pubblico di religione!

Insomma, Santa Teresa d’Avila è stata una figura che non poteva non ispirare artisti come Marina Abramović e Gian Lorenzo Bernini. Scrittrice, mistica, riformatrice: e sempre libera.

Giulia Terralavoro

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