Terrore e meraviglia: l’immaginario del genere gotico

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Cosa vuol dire “gotico”? Per rispondere, bisogna risalire a una considerazione di Giorgio Vasari (Arezzo, 1511 – Firenze, 1574), biografo di artisti:

 

            “Ècci un’altra specie di lavori che si chiamano tedeschi, i quali sono di ornamenti e di proporzione molto differenti dagli antichi e da’ moderni; né oggi s’usano per gli eccellenti, ma son fuggiti da loro come mostruosi e barbari […] avendo fatto nelle lor fabriche, che son tante ch’hanno ammorbato il mondo, le porte ornate di colonne sottili et attorte a uso di vite, le quali non possono aver forza a reggere il peso di che leggerezza si sia. […] Questa maniera fu trovata dai Gotti, che per aver ruinate le fabriche antiche, e morti gli architetti per le guerre, fecero dopo coloro che rimasero, le fabriche di questa maniera; le quali girarono le volte con quarti acuti…” (Giorgio Vasari, Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti, Roma 2010, Newton Compton, p. 56)

lewis il monaco
Un’illustrazione da “Il monaco” (1796) di M.G. Lewis.

Sorvoliamo sull’attendibilità storica di questa ricostruzione, per attestare questo: “gotico” deriva da “Goti”, con l’accezione di “barbari”, perché tale stile si discostava dagli ordini architettonici classici.

 

Nel 1765, quando Horace Walpole pubblicò la seconda edizione de Il castello di Otranto, la sottotitolò: A Gothic Story. Per far digerire al pubblico le inverosimiglianze immaginose del romanzo, aveva infatti deciso di presentarlo (inizialmente) come la traduzione di un testo napoletano del 1529. Giusto per tornare nel mondo del Vasari… quello in cui “gotico” indicava un Medioevo grottesco, spaventevole, ma (a suo modo) affascinante. Perché, se è vero che i lavori tedeschi sono ripugnanti per una mente classicheggiante, è altrettanto vero che hanno ammorbato il mondo: ovvero, hanno conquistato molti cuori.

 

 

 




Terrore e meraviglia sono dunque gli ingredienti che compongono il gotico e che saziano un inesauribile appetito dell’anima. A essi, è stata dedicata una mostra alla British Library di Londra (3 ottobre 2014 – 20 gennaio 2015). Il titolo di essa e del suo catalogo (London 2014, The British Library) è proprio: Terror and Wonder: The Gothic Imagination.

 

Le opere esibite mostrano il percorso dell’immaginario gotico nei secoli. I suoi inizi sono legati all’esigenza di lasciar libere fantasie e suggestioni. Era un bisogno di Walpole, amante di un Medioevo fantastico e idealizzato. Da estro personale, diverrà moda letteraria. Essa fu ispirata anche dalle rovine delle chiese medievali in Inghilterra, rimaste in disuso dopo lo scisma anglicano.

 

E di anticattolicesimo anglicano sono spesso pervasi i primi romanzi gotici: quegli spettrali resti di pietra sembrano concretizzare una “superstizione” spazzata via dalla Riforma. Eros represso e malato, crudeltà, irrazionalità: questi sono gli ingredienti di un cattolicesimo stereotipato in senso gotico- soprattutto, nel Monaco (1796) di  M.G. Lewis. Miracoli e demoni cattolici divenivano facilmente sinonimo di “Italia”: qui sono ambientati i romanzi di Ann Radcliffe (Holborn, 1764 – ivi, 1823).

 

Alla fine del XVIII sec., il genere comincia già a dare segni di stanchezza. Ne sono sintomi Northanger Abbey (1798-1817) di Jane Austen e il l’edificazione della residenza di Fonthill Abbey (1796-1822), voluta da William Beckford. Il primo è una parodia del romanzo gotico. La seconda avrebbe dovuto ricostruire una rovina medievale e fu un insuccesso, sia sul piano architettonico che economico. Insomma: serviva aria nuova.

 

L’età vittoriana (1837-1901) fu percepita come epoca di novità. L’attenzione degli autori si concentrava sul presente. Il passato aveva spazio solo nell’antiquariato e nella curiosità. Ecco nascere, però, un altro tipo di letteratura del mistero e del terrore, strettamente legata all’ambiente urbano.

 

Dalle fantasie medievaleggianti, si passò a delitti e miserie. Il “nuovo mondo” industrializzato era fatto anche di tremenda povertà e popolazioni urbane incontrollabili. Non parliamo poi degli innumerevoli morti, stipati in cimiteri inadeguati. Il tutto raccontato nell’economicissima letteratura di massa, resa possibile dalle avanzate tecniche di stampa e richiesta da un pubblico con scarsi mezzi. Come penny dreadful (= “horror a puntate da un penny”), nacque Varney, il Vampiro (1845-7), di J.M. Rymer e T.P. Prest. A loro è attribuito anche un altro famoso personaggio: lo scellerato barbiere Sweeney Todd.

 

Alla fine dell’età vittoriana, nacquero due pilastri del genere: Dracula (1897) di Bram Stoker e Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde (1886) di Robert Louis Stevenson. Così come altre opere dell’epoca, ruotano attorno allo sdoppiamento e alla scissione dell’io. Altra tematica da essi affrontata, cara ai vittoriani, era la degenerazione: la (vera o presunta) malattia della società.

 

La capacità del gotico di dare corpo ai fantasmi epocali lo fa sopravvivere anche nel XX sec., nel cinema e nella subcultura detta proprio goth. Nel XXI sec., spettri e mostri letterari sono fruibili su dispositivi digitali, anche interattivi: come The Haunted Book di Jeremy Dyson (2012). A sorprendere e terrorizzare è ora la “magia scientifica” delle tecnologie. Oltre a quella, antica e perenne, di entrare in contatto col rimosso e il temuto.

 

Erica Gazzoldi

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