Test Invalsi 2019: il ritratto di un Paese diviso a metà

Permangono le gravi disparità fra Nord e Sud

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Pubblicate le analisi statistiche condotte dall’Invalsi, riguardanti i test sostenuti dagli studenti di scuola primaria e secondaria. I dati confermano ancora una volta l’ampio divario fra Nord e Sud

Anche quest’anno, le analisi dei test Invalsi ( l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) restituiscono un’immagine dell’Italia su cui sarebbe bene riflettere. Lo scopo delle prove è quello di valutare le capacità acquisite dagli studenti in Italiano, Matematica ed Inglese. Per la prima volta hanno preso parte al test anche gli alunni maturandi (grado 13). Le altre classi coinvolte sono state i gradi 2, 5, 8, e 10 (rispettivamente seconda e quinta elementare, terza media e seconda superiore).

Le valutazioni per Italiano e Matematica sono suddivise in 5 livelli di abilità crescente, mentre per l’Inglese vanno da “pre-A1” per la scuola primaria a “B2” per la secondaria, e viene fatta distinzione fra la prova di listening e quella di reading. I risultati dei test Invalsi sono inoltre suddivisi sia per macro-aree geografiche (Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud, Sud e Isole) che per singole regioni.

I risultati: Italiano, Matematica e Inglese 

Nelle classi del grado 8 (terza media), la percentuale di studenti che in Italiano non raggiunge il livello 3 (considerato il livello minimo di conoscenza adeguata) è del 30% nel Nord Ovest, 28% nel Nord Est, 32% nel Centro, 40% e nel Sud e Isole è del 46% . Come prevedibile, la situazione peggiora per la Matematica, andando dal 32% degli studenti al di sotto del livello 3 nel Nord Est, al 56% nel Sud e Isole.

Al grado 13, i risultati migliorano un po’ al Nord, ma si aggravano ancora al Sud, dove circa uno studente su due non possiede sufficienti abilità in Italiano, mentre circa tre su cinque sono carenti in Matematica.

Per quanto riguarda l’Inglese, a livello nazionale la percentuale di studenti che raggiunge il livello B2 nel listening è pari al 35%, poco più di uno su tre, mentre scende fino al 15% nel Sud e Isole.

Status socio-economico-culturale vs abilità

Un altro dato interessante suggerito dalle analisi Invalsi è quello della correlazione fra l’indicatore ESCS (Economical Social Cultural Status), la scelta dell’istituto superiore (liceo, istituto tecnico o professionale), e i risultati conseguiti nei test. Ciò che risulta è che gli studenti con un elevato indice ESCS propendono più facilmente per la scelta di un liceo, mentre quelli provenienti da situazioni familiari più svantaggiate tendono a prediligere istituti tecnici e professionali. Similmente, gli studenti con basso indicatore ESCS costituiscono una buona fetta di coloro che conseguono bassi risultati nei test, e viceversa. In particolare, l’indicatore socio-economico medio di chi frequenta un liceo classico è di +0,52 (dove lo zero rappresenta la media italiana), mentre scende a -0,19 per chi frequenta un istituto tecnico, e infine a -0,57 per i professionali.

Gli immigrati

Quale è la situazione degli studenti immigrati di prima e seconda generazione, in Italia? Il dato positivo è che, nel corso della carriera scolastica, le distanze fra immigrati e nativi tendono a diminuire per quanto riguarda l’Italiano e la Matematica, pur permanendo un divario sostanziale fino alla Maturità. Al contrario, gli immigrati (specialmente quelli di seconda generazione) dimostrano abilità nella lingua Inglese nettamente superiori  rispetto a quelle dei loro compagni italiani.

Cosa ci dicono i risultati?

Lo scarto considerevole fra Nord e Sud del Paese mette in un luce ancora una volta la grave disomogeneità nell’efficacia del nostro sistema scolastico. In particolare, il Nord si dimostra virtuoso, registrando risultati non solo superiori alla media nazionale, ma anche a quella dei Paesi OCSE; al contrario, al Sud le medie viaggiano ben al di sotto di quella italiana. È inevitabile attribuire la responsabilità di tale disparità al grande disequilibrio nella distribuzione della ricchezza nel Paese, specialmente alla luce della forte correlazione fra un basso status socio-economico e scarsi risultati nei test.

Nonostante le polemiche e i boicottaggi che puntualmente accompagnano lo svolgimento delle prove Invalsi, è da segnalare che quest’anno la partecipazione complessiva è stata, per ogni grado, superiore al 90%, e ha raggiunto il 96% fra gli studenti dell’ultimo anno delle superiori (per i quali le prove non sono obbligatorie). Le critiche solitamente mosse ai test Invalsi riguardano la presunta inadeguatezza a fornire un quadro completo della preparazione dello studente, nonché il rischio che lo svolgimento delle prove venga inficiato dal fenomeno del cheating (ovvero, studenti meno preparati che copiano dagli studenti più bravi, a volte con la complicità degli insegnanti).

Alessandro Agugliaro

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